Un interessante articolo appena pubblicato sul nostro sito, “Il denaro sonante, motore dimenticato del progresso” (1), ci invita a un’approfondita analisi sui due aspetti che rappresentano i pilastri dell’economia: lavoro e denaro.
Come premessa dobbiamo definire il concetto di ricchezza. Ne esistono due tipi: ricchezza reale e ricchezza finanziaria. Per “ricchezza reale” intendiamo i beni e servizi che utilizziamo per le nostre esigenze di vita e che vengono creati con il nostro lavoro. Da qui capiamo subito l’importanza del lavoro umano senza il quale non si potrebbe costruire e produrre nulla e la necessità, quindi, di favorirlo, valorizzarlo e rispettarlo, in tutte le sue forme. La “ricchezza finanziaria” è rappresentata dalla moneta che nasce come strumento di scambio di beni e servizi……per sostituire il baratto, in sostanza, un’unità di conto che misura il valore dei beni e del lavoro con cui vengono prodotti. La ricchezza finanziaria viene rappresentata, oltre che dalla moneta, dai metalli preziosi, in particolare l’oro, al quale, per convenzione, viene assegnato un valore monetario. La conclusione decisiva che apre ad una filosofia economica senza alternative è che se non c’è ricchezza reale, la ricchezza finanziaria viene azzerata, semplicemente scompare, si dissolve, compreso il valore dell’oro. Diverso è il rapporto fra moneta fiat, la moneta moderna, ovvero senza nessun valore sottostante, e l’oro in termini di riserva di valore: oggi vista la volatilità dei mercati finanziari, all’oro viene attribuito un valore stabile che si ricapitalizza in conseguenza delle naturali svalutazioni delle varie monete nazionali e diventa, quindi, un’importante alternativa di investimento per i propri risparmi.
Nell’articolo sopracitato vengono delineati alcuni paradigmi fondamentali per l’autore: la crescita e la stabilità dei prezzi, nel secolo scorso, è stata garantita da un controllo (scarsità) della moneta unita, grazie al cambio fisso del Gold Standard, ai grandi finanziamenti privati e all’innovazione tecnologica che ha ridotto i prezzi di beni e servizi. In questa visione, meritano una particolare considerazione due aspetti fondamentali: quantità di moneta necessaria per il buon funzionamento dell’economia e il ruolo dello Stato che, con il suo cosiddetto “debito pubblico”, può influenzare i cicli economici.
Partiamo dalla moneta; quest’ultima, quando fosse agganciata all’oro, subirebbe una naturale limitazione alla sua emissione. Questo rapporto renderebbe quindi impossibile regolamentare i flussi monetari ideali per far funzionare l’economia in quanto sarebbero collegati alle riserve auree dello stato e non alla quantità di beni disponibili. Tutti conosciamo l’importanza della relazione fra domanda e offerta le quali, fra di loro, devono evolversi in modo proporzionale: l’obiettivo ottimale è quello di sviluppare una produzione in modo tale da creare un’offerta che sviluppi il suo massimo potenziale e una domanda che possa accedere all’acquisto dei beni prodotti, oltre che, naturalmente, a quelli necessari importati. Questo processo estremamente complesso e articolato necessita assolutamente di un soggetto regolatore che compensi le continue variazioni del mercato. Riteniamo, oggi, una insostenibile utopia l’idea che il mercato, libero da lacci e lacciuoli (leggasi: senza regole) si possa autoregolare. L’ormai obsoleto concetto del “laissez faire” abbiamo visto che è servito solo a creare un mercato globale di oligopoli che stanno letteralmente annientando le economie nazionali devastando l’universo di piccole e micro imprese/attività che hanno, da sempre, costituito il vero tessuto produttivo capace di valorizzare, in modo capillare e insostituibile, le economie dei territori.
In questa ottica, diventa necessario chiarire la natura e la funzione della moneta, nello specifico, della moneta fiat, come strumento dello Stato che deve esserne il monopolista ed unico emettitore senza limiti. Lo Stato ha due strumenti per governare e sostenere l’economia: politica fiscale e politica monetaria; entrambe devono essere coordinate da un unico soggetto, lo Stato appunto, in quanto è fondamentale poter variare l’immissione della moneta nel circuito economico, anche attraverso la pressione fiscale, al fine di favorire lo sviluppo economico e controllare/governare eventuali processi inflattivi. L’inflazione, lo “spauracchio” di liberisti e libertari, può e deve essere governata solo dallo Stato poichè gli “animal spirits”, che governano i mercati finanziari, poco hanno a che fare con l’intelligenza, la razionalità e l’etica. Adam Smith l’ha definita la “mano invisibile” che regola il mercato. Nessuno l’ha mai vista; non sarà invisibile perchè non esiste? E’ lo Stato che, attraverso le leve fiscali e monetarie, può regolare i flussi di denaro nell’economia compensando la continua variabilità dei cicli economici. Per questa funzione imprescindibile, oltre che la sovranità monetaria, è indispensabile che lo Stato non abbia limiti nella creazione del denaro se non quelli oggettivi dell’economia reale. Creare la piena occupazione, fornire servizi pubblici ottimali, a cominciare dalla sanità pubblica, dalla scuola, dalle pensioni ecc., non deve essere limitato da carenza di moneta. E’importante ricordare che la Spese Pubblica è PIL, quando aumenta, diminuisce il rapporto Debito/PIL, il più importante parametro per valutare l’andamento dell’economia. La più recente scuola economica MMT (Modern Money Theory), che propone una sintesi delle teorie dei migliori economisti della storia, evidenzia il processo virtuoso che permette di sviluppare economia e occupazione in modo ottimale: la moneta aggiuntiva che lo Stato immette nel circuito economico attraverso i deficit di bilancio deve trasformarsi in lavoro o contribuire ad aumentare la domanda portandola in equilibrio con un eventuale abbondanza dell’offerta; qualora questo equilibrio venga raggiunto, allora diventa necessario il pareggio di bilancio per evitare il conseguente aumento dei prezzi.
Tutto questo evidenzia l’importanza del ruolo regolatore dello Stato che lungi dall’essere un tiranno che tassa i suoi cittadini, deve solo governare i cicli economici nel loro esclusivo interesse. Uno stato dotato di una propria valuta nazionale con la quale può approvvigionarsi senza limiti finanziari, non ha bisogno delle tasse per garantire una ottimale spesa pubblica ma usa le tasse per regolare l’inflazione drenando l’eccesso di liquidità nel circuito economico e redistribuendo in modo più equo la ricchezza. Qualsiasi altro risultato che allontani uno Stato da questi obiettivi ne certifica i suoi limiti e la sua incapacità. Sono esclusi da questi processi virtuosi i Paesi dell’eurozona che hanno abdicato alla propria sovranità monetaria e politica e sono vittime delle assurde e ingiustificate regole dei trattati europei che ci stanno costringendo, da oltre un ventennio, a politiche di austerità che stanno letteralmente distruggendo in modo strutturale la nostra economia.
Un’ ultima osservazione sulla menzione, nell’articolo citato, dell’uso del Bitcoin come una forma innovativa di moneta decentralizzata indipendente dall’oppressiva burocrazia statale.
Il Bitcoin, lungi dall’essere una moneta con un solido sottostante, è un prodotto essenzialmente speculativo e, per questa sua natura, non predisposto all’uso come moneta per gli scambi di beni e servizi, in quanto il suo valore cambia giornalmente. Per questo hanno inventato le Stablecoin, criptovalute più stabili come valore ma non si capisce che alternativa rappresentino alla classica moneta statale. (2)
Ricordiamo, inoltre, come sia importante la quantità di moneta in circolazione in quanto un suo eccesso comporterebbe un aumento dell’inflazione, una sua scarsità, miseria e recessione. La moneta che utilizziamo per gli scambi deve essere necessariamente una moneta a corso legale controllata dallo Stato; le molteplici monete private che si stanno affacciando sul panorama mondiale non offrono più opportunità ma solo più rischi.




