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      • LA RELIGIONE NEL PROSSIMO FUTURO: FRA SPIRITUALITA’ E POTERE

      LA RELIGIONE NEL PROSSIMO FUTURO: FRA SPIRITUALITA’ E POTERE

      Siamo in tempi estremamente complessi in cui il mondo è diventato come un enorme condominio dove siamo tutti interconnessi. Nell’ultimo secolo sono avvenute trasformazioni epocali: dai mezzi di trasporto che, in poche ore, permettono di recarci da un continente all’altro, agli strumenti di comunicazione e media che ti raccontano, in tempo reale, tutto quello che succede in ogni angolo del pianeta. Questi meccanismi ci calano in una dimensione infinitamente più ampia e ci rendono partecipi della realtà in cui si muove l’intera umanità. Economia e geopolitica hanno completato l’opera di “fusione” della vita dei Popoli di tutto il mondo.

      Il nostro tentativo, nel presente articolo, sarà quello di analizzare le componenti, anche e soprattutto dal punto di vista sociale e antropologico, che stanno delineando la globalizzazione in atto, un processo inarrestabile che necessita improrogabilmente  di una nuova “governance” che ne favorisca l’evoluzione e lo sviluppo in termini positivi per la vita dei suoi abitanti, perché è bene sottolineare che l’unico interesse e dovere supremo che tutti dovremmo perseguire è quello relativo al benessere, al rispetto e alla dignità della persona umana.

      I temi che determinano, in modo primario, le linee costitutive del processo globalizzante potremmo riassumerle in tre ambiti principali, in ordine decrescente per il loro impatto sulla società: economico, politico, etico. E’ facilmente comprensibile come, per la sua pervasività, l’interesse economico rappresenti il primo motore delle relazioni, sia nazionali che internazionali. Il modello economico liberista, che si è imposto in modo totalizzante negli ultimi decenni, dagli anni ’80 in poi, ha modificato pesantemente l’assetto globale con una poco edificante ricaduta su economia, politica e rapporti sociali. Il dogma liberista della competizione ha creato una nuova forma mentis che cambia il rapporto relazionale fra i soggetti di una comunità, dove l’altro diventa una controparte, un avversario da superare. All’idea di cooperazione e solidarietà, si sostituisce il mantra della competitività che porta inevitabilmente al conflitto, a una lotta continua dove a vincere è sempre il più forte. Un’economia globalizzata, praticamente senza regole, ha creato un universo di oligopoli governati da un settore finanziario onnipotente e transnazionale, al disopra dei governi e degli Stati, e che utilizza la sua immensa forza solo ed esclusivamente nell’interesse dei suoi “figli e figliastri”, infischiandosene bellamente dei diritti e dei bisogni della gente comune. La massimizzazione del profitto, il potere e il successo sono gli unici obiettivi di questo mondo alienato e disumanizzato della finanza.

      Le istituzioni internazionali, ostaggio delle grandi multinazionali che le finanziano, non rappresentano la benchè minima garanzia di tutela per le popolazioni del pianeta. Basta citare solo alcune delle loro sigle, OMS, ONU, FMI, ecc., perchè ci ritorni alla mente il loro vero ruolo, null’altro che l’espressione di un servilismo pressochè totale nei confronti dei potentati finanziari apolidi e sovrannazionali.

      La politica stessa dei governi nazionali, ad oggi, è quasi completamente sotto il controllo degli stessi poteri; con l’ormai famoso meccanismo delle “porte girevoli”, il mondo finanziario riesce a inserire nei posti di governo i propri uomini, servi obbedienti privi di qualsiasi principio etico, così come, in modo tentacolare, riesce ad alimentare l’infinita pletora di corruttele, a tutti i livelli, della piramide istituzionale che parte dai vertici e si ramifica in modo capillare fino ai ruoli più bassi; ne sono praticamente coinvolti soggetti di tutte le categorie. Difficile normalizzare un sistema politico in modo da renderlo più giusto e trasparente senza cambiarne la struttura di fondo creando, al contempo, un senso di responsabilità diffuso senza il quale nessun meccanismo politico o burocratico può funzionare in modo ottimale. Responsabilità ed etica andrebbero perseguite tramite solidi modelli sociali e culturali che oggi, grazie anche al neoliberismo, si dimostrano sostanzialmente inadeguati a sviluppare in modo civile la moderna società umana. L’assenza sostanziale di una morale e, quando presenti, valori e tradizioni religiose caratterizzate da forti differenze, spesso in contrapposizione fra loro, rendono quasi impossibile una visione etica comune. Per comprendere la natura di questo vuoto esistenziale dobbiamo rivolgerci con spirito critico verso le religioni e il concetto stesso di religione come espressione del sacro, della verità assoluta, del volere divino che, in realtà, ci viene imposto da uomini che si arrogano il ruolo di detentori di una verità costruita nel tempo su prove incerte, non dimostrabili e di molteplici e dubbie interpretazioni. Le grandi culture monoteistiche propongono, da secoli, norme e leggi che dovrebbero essere espressione del volere di Dio ma si dimostrano incapaci di rappresentare un modello etico, veramente funzionale allo sviluppo di individui e comunità virtuose. Con esse nasce e si consolida il concetto di dogma: la parola di Dio non si discute e chi la divulga acquisisce il diritto di obbedienza cieca da parte del popolo. E’ grazie a questo messaggio che, nella storia, la religione è diventata uno dei più forti strumenti di potere con la volontà di soffocare qualsiasi forma di dissenso stigmatizzandolo, soprattutto nei secoli passati, come eresia.

      Il problema è che ogni religione ha le sue verità, i suoi riti, i suoi valori che creano, di fatto, barriere insormontabili che non permettono una pacifica e rispettosa convivenza tra le differenti civiltà. Il Dio unico si sarebbe manifestato in diverse realtà tutte in contrapposizione fra loro: questo è il grande paradosso della storia, ed è proprio questo che annulla, secondo il principio di contraddizione, tutte le teorie dogmatiche che rimangono, di fatto, indimostrabili.

      L’ eventuale rapporto con una Realtà Trascendente non può che svilupparsi in ambito spirituale, di percezione, di sentimento; è il sentimento che ci spinge ad agire ed è lì che dovrebbe manifestarsi l’energia vitale che plasma il nostro essere, bisogna riuscire ad accoglierla ed entrare in sintonia con la sua vera natura.

      Le religioni, oggi, inculcano il senso di colpa, ci opprimono sotto la nostra condizione di esseri limitati, di peccatori, di infedeli, di non eletti o non predestinati. Le religioni incutono terrore e paura verso un Dio vendicativo e giudice impietoso delle nostre colpe e questo opprime il nostro spirito interiore in una cappa di sofferenza e alienazione, quando non di palese rifiuto e/o indifferenza. Tutto ciò, oltre ad offendere la dignità degli esseri umani, creati dalla natura imperfetti e quindi non pienamente responsabili della loro condizione, offendono l’immagine di un Dio definito da tutte le religioni “Clemente e Misericordioso” e “infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa”. E per fortuna!!! Anche qui ci troviamo davanti ad un altro paradosso, offensivo per la logica della ragione e del buonsenso: un Dio dell’amore che manda punizioni eterne a chi non rispetta la sua legge. Questa concetto è inaccettabile e illogico, soprattutto perché non ci è dato sapere, con certezza, quale sia quella giusta.

      Forse, è questo “caos etico” che ha impedito all’umanità di evolversi oltre un livello poco più che primitivo. Questo terrorismo religioso ha creato terreno fertile per fondamentalismi che hanno comportato livelli di alienazione inimmaginabili; un esempio su tutti è rappresentato dal terribile genocidio che coinvolge la Palestina per mano del “popolo eletto” (ma eletto da chi?). Per non parlare delle crociate, dell’inquisizione, del genocidio dei Popoli del Sud America per opera dei conquistadores cristiani. È cronaca di questi giorni la persecuzione delle comunità cristiane in Nigeria ad opera di fondamentalisti islamici. Purtroppo, dobbiamo riconoscere che le religioni, nella storia, hanno sempre diviso la comunità umana quando avrebbero dovuto favorire l’opposto: unire tutti nella ricerca di un Dio comune che, come giustamente viene espresso nel Vangelo di Giovanni, “nessuno ha mai visto” e quindi……!!

      Forse, e molto probabilmente, la storia delle religioni si è costruita sul loro uso come strumento di potere. Questo non ha permesso di curare, anzi, ha letteralmente soffocato il naturale sviluppo di una spiritualità, il cui germe è in ognuno di noi, ed è assolutamente indispensabile che fiorisca per una reale evoluzione etica dell’essere umano. Se Dio esiste, noi possiamo comunicare o entrare in contatto con la sua energia vitale e vivificante solo attraverso una dimensione spirituale. In questo rapporto dinamico fra Dio e Creatura, troviamo un meraviglioso riferimento nei Vangeli dove, al contrario del terrorismo delle religioni, viene proposto un percorso di apertura e di avvicinamento al Trascendente che appare particolarmente attraente e rappresenta, a parere di chi scrive, l’unico percorso sperimentabile, in questa vita, che possa darle un senso e una sua sacralità.

      Per orientarci in questo cammino esperienziale ci aiuta l’esegesi moderna facendoci comprendere il senso del messaggio evangelico, espressione del bene più profondo e totalizzante, un messaggio di vero e insuperabile amore. Alcuni concetti, fra i più significativi, ci comunicano che l’amore di Dio non va meritato, ma solo accolto, in quanto Dio è “l’amore che crea”, incondizionato, perfetto, eterno, qualunque sia la condizione della sua creatura. Dio non è attratto dai nostri meriti, ma dai nostri bisogni; un buon Padre sarà sicuramente più vicino al figlio bisognoso di aiuto che al figlio perfetto; la parabola del Figliuol prodigo ce lo ricorda in modo magistrale. Il suo amore non deve essere meritato ma solo accolto perché è sempre e incondizionatamente disponibile. Se Dio smettesse, anche solo per un momento di amarci, non sarebbe più il Dio dell’amore né della Creazione.

      Non sappiamo se la bellezza infinita di questo messaggio sia reale o no, sicuramente possiamo ritenere che non esiste una proposta di un Dio più affascinante e amabile di questa, imparagonabile agli altri “dei” terrificanti della Bibbia, dove il “dio degli eserciti” manifesta tutta la sua violenza e il suo terrore rendendo la sua figura assolutamente inconciliabile con il Dio di Amore del Nuovo Testamento.

      Solo questa presa di coscienza ci può orientare verso una nuova forma di civiltà dove il bene della persona, senza nessuna distinzione, venga prima di ogni altro ideale, poiché il bene del singolo è il bene della comunità; chiunque non si conforma a questo ideale supremo, può essere considerato un nemico dell’umanità.

      Anche in questa proposta etica, i Vangeli ci raccontano che, per entrare in sintonia con Dio, bisogna manifestare la sua stessa natura di bene verso gli altri; questo ci permetterebbe di “entrare nella stessa sostanza del Padre” che è Amore e che ci conduce verso la “sua” Condizione Divina, ovvero l’essenza stessa della Vita Eterna. Proposta meravigliosa, di una bellezza ineguagliabile, che, se fosse vera, trascinerebbe la persona verso un processo esistenziale virtuoso e assolutamente appagante; i Santi ne rappresentano, forse, una possibile testimonianza. L’etica, per avere la forza di incidere, deve avere una sua energia vitale capace di agire sull’essere umano; questo implica che a monte ci sia una sorgente che la crea e che in molti chiamano Logos. A un Dio del Bene non c’è alternativa, rimane la logica utilitaristica, egoistica, settaria e, quindi, egoica che non permette nessun tipo di comunione, condivisione, fratellanza. Rimane solo l’interesse personale con il desiderio unico di migliorare materialmente e soddisfare il più possibile la propria insignificante vita che ha un inizio, un breve attimo di consapevolezza, e poi la morte. Il nulla prima e dopo e, in mezzo, la necessità di superare la sofferenza, il dolore e la solitudine, la moneta più comune di questa strana esistenza. Quale attrattiva può avere una vita così concepita; che tipo di senso gli si può attribuire? Non rimane da sperimentare che l’ipotesi di Dio, ma un Dio che dia valore alla nostra esistenza, un Dio da scoprire ma, soprattutto, che si faccia scoprire. E’ per questo che solo attraverso la spiritualità, forse, possiamo entrare in un rapporto empatico e vivificante con un ipotetico Dio, e non può che essere un rapporto d’amore dove l’Umanità intera, come un unico corpo, deve avere la possibilità di accedervi e di entrarvi in sintonia. L’etica non può esistere senza Dio, avrebbe una natura necessariamente relativista, priva di un’energia propria. Ma i valori etici del bene, dell’amore e dell’altruismo esistono e dovrebbero rappresentare proprio la manifestazione di quel Principio Ordinatore che solo una Mente Divina avrebbe potuto concepire. “Dio nessuno l’ha mai visto”, ci ricorda Giovani nel suo Vangelo, quindi l’unica possibilità di percepire la sua presenza sarebbe tramite quei segni di bene, anche e soprattutto interiori, che possono essere la più evidente manifestazione del suo amore. Il resto è barbarie, crudeltà, violenza, conflitto, non senso; la natura di tutto ciò non si può attribuire al “male”, ma più realisticamente, alla “follia” perché nel male non c’è nulla di logico, né di conveniente.

      In questo tentativo di riprendere le redini dell’evoluzione dobbiamo ripensare alla nostra formazione, alla nostra educazione, fin da piccoli; è in quel periodo della vita, infatti, che si creano le basi di una personalità orientata al bene e alla giustizia e anche in questo, istituzioni pubbliche e istituzioni religiose avrebbero un ruolo determinante che però necessita di un radicale cambiamento di rotta verso quell’etica universale senza la quale non si può sperare in una futura società civile. Il nostro mondo è ancora ad un livello primordiale dove non si ha nessuna consapevolezza del vivere ma ci si lascia trasportare da modelli e tradizioni consolidate nei secoli, senza una vera presa di coscienza da parte dell’uomo di come si debba affrontare la propria esistenza.

      Nella storia abbiamo sempre visto il potere di pochi condizionare e opprimere le masse, impedendogli di crescere e togliendo loro ogni possibilità di comprensione razionale della realtà, rendendole così incapaci di reagire o privandole, addirittura, degli stimoli necessari per farlo: lo schiavo perfetto è quello che non sa di esserlo e subisce la sua prigionia, fisica e mentale, come una situazione normale e naturale. Nella nostra epoca, con i potenti mezzi messi a disposizione della tecnologia, attraverso media e istituzioni asservite al potere corruttore, siamo arrivati a subire livelli di alienazione inimmaginabili fino a pochi decenni fa. I condizionamenti di massa stanno creando effetti coercitivi, anche e soprattutto nelle nuove generazioni, in quanto nate e cresciute nell’era della digitalizzazione, del virtuale, meccanismi che allontanano sempre di più da quella dimensione “analogica” e relazionale che dovrebbe essere la prerogativa caratterizzante della nostra natura di essere umani.

      Per diventare padroni della nostra esistenza, dobbiamo superare questo preponderante avanzamento della scienza e della tecnologia (identità digitale, transumanesimo) che, se non governato da menti lucide, può portare all’autodistruzione della civiltà, così come noi la conosciamo. Questo salto quantico lo possiamo raggiungere solo elevando la nostra natura di umani a livelli superiori di sensibilità verso l’etica che, se supportata da possibili “forze spirituali”, ci può trasformare in “esseri di luce” capaci di operare e vivere il bene. In questa sfida dobbiamo essere supportati da istituzioni pubbliche e religiose che abbiano ben chiaro l’obiettivo, l’unico obiettivo della loro missione: “La piena realizzazione della persona umana”, come ci ricorda in modo superbo la nostra amata Costituzione.

      Esiste però un modo per uscire da questa preistoria, da questa condizione umiliante di esseri inconsapevoli, vittime di condizionamenti indotti dalla parte corrotta dell’umanità, quella dei potenti: orientare le nostre scelte e la nostra vita in generale a ciò che è buono e giusto. E’ una proposta rivoluzionaria e con esiti incerti, ma non c’è alternativa: se vogliamo la “migliore” esistenza per noi, dobbiamo orientarci verso ciò che è bene, ciò che fa bene, a tutti; quando una cosa è buona e giusta, lo è per tutti. E’ necessario sperimentare un percorso governato dal principio supremo dell’armonia: qualsiasi cosa facciamo deve essere un bene anche per gli altri. Se questa regola aurea fosse reale, pensate a un mondo in cui, se tutti quelli con cui interagiamo, si adoperassero anche loro per il nostro bene; cosa potremmo desiderare di più? Un sogno incredibile che, se si avverasse, trasformerebbe il mondo in un paradiso in terra. Perché non provare.

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