Poco importa la legge dell’entropia – occhi chiusi di fronte alla genetica, attestante che il DNA delle forme viventi, uomo compreso, è in palese impoverimento1 – orecchie da mercante riguardo alla storia della vita, in grandissima maggioranza intessuta da estinzioni di specie…la propaganda è riuscita nell’impresa di far passare la degradazione/ l’invecchiamento/ l’usura – con evidenza quotidiana interessanti ogni realtà animata e inanimata – nel loro esatto contrario; in sua maestà l’evoluzione.
Giù il cappello di fronte a tale impresa! Scienze della comunicazione e sociologia ne hanno da studiare e dibattere, anche se, a ben vedere, con numerosi decenni di falsità, mistificazioni e censure non è difficile raggiungere codesti livelli, senza vergogna sbandierati dalla divertente frase di Theodosius Dobzhansky (1900-1975): “Nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione”2…sempre sia lodata, aggiungo io.
Nel circo evoluzionista esiste però un tendone dove i giochi di prestigio sono particolarmente intrepidi; mi riferisco a quello proclamante come vera la teoria dell’abiogenesi, ovvero della vita nata dal caso, per fortunata aggregazione di composti organici.
Già nella seconda metà del XIX secolo, Louis Pasteur (1822-1895) dimostrò sperimentalmente l’impossibilità della generazione spontanea3, irritando molteplici personalità, infine confortate dal Grand Dictionnaire Universel du XIXe Siècle di Pierre Larousse, proclamante all’Universo-Mondo come ‘la generazione spontanea fosse una necessità filosofica, che non poteva dipendere da osservazioni ed esperimenti manifestamente impossibili’4.
Necessità filosofica? Certo, si scrive ‘evoluzionismo’ e si legge ‘ideologia mascherata da scienza’; non bisogna sorprendersi, è stato così sin dall’inizio ed ovviamente l’origine della vita è un capitolo troppo importante per non avvolgerlo fra le spire del caro sistema ideologico.
Detto, fatto; negli anni ’20 del ‘900 ad ideare la teoria abiogenetica furono due marxisti, l’inglese John Burdon Haldane (1892-1964) e il sovietico Alexandr Oparin (1894-1980), troppo indispettiti che una realtà sovrannaturale possa aver creato la vita.
Accettando la generale concezione, secondo la quale il primo organismo vivente era una cellula, notiamo come questa sia esponenzialmente più complessa di qualsiasi cosa costruita dall’uomo, navicelle spaziali e sofisticati computer compresi5. Una prova? Noi umani costruiamo, ripariamo, perfezioniamo questi e altri manufatti, mentre non possiamo fare lo stesso con le nostre cellule, in quanto non comprendiamo i profondi meccanismi del loro funzionamento, per questo non possiamo arrestare l’invecchiamento, vincere determinate malattie, evitare la morte.
John Sanford, uno dei maggiori genetisti viventi, è convinto che l’uomo non riuscirà mai a capire totalmente i meccanismi funzionali delle cellule. Una prospettiva magari opinabile, ma che ci induce a riflettere su quale universo di complessità stiamo discutendo.
Per comprendere la realtà della cellula, afferma il biologo molecolare Michael Denton, immaginiamo d’ingrandirla mille milioni di volte: “Quello che allora vedremmo sarebbe un oggetto dalla complessità e dalla capacità adattiva senza uguali. […] Troveremmo un mondo di tecnologia suprema e complessità disarmante”.
“Si può credere veramente”, continua lo studioso, “che dei processi casuali possano aver costruito una realtà, il cui elemento più piccolo – una proteina o un gene funzionanti – ha una complessità oltre le nostre capacità creative, una realtà che è la vera antitesi del caso, che supera in ogni senso qualsiasi cosa prodotta dall’intelligenza umana? Comparati con la genialità e la complessità del macchinario molecolare della vita, persino i nostri più avanzati artefatti appaiono goffi”6.
Il celebre chimico James Tour quasi ridicolizza gli scienziati che credono, o fanno finta di credere, alla formazione casuale di un organismo monocellulare:
“Se avessi a disposizione i migliori cento chimici di sintesi, i migliori cento biochimici, i migliori cento biologi evoluzionisti e i migliori cento di qualunque altra cosa tu voglia. Darei loro fondi illimitati, darei loro tutti i carboidrati, i lipidi, gli acidi nucleici, le proteine che vogliono, e gli darei persino l’ordine dell’assemblaggio, tutto il DNA, tutto l’RNA e tutte le informazioni. Tu chiedimi il codice che vuoi e io te lo darò. Ora prendi tutto e fammi solo una cellula, il più semplice degli organismi viventi, una cellula, falla per me”.
“Mi diranno”, continua il professore, “sei pazzo, non possiamo assemblare una di quelle!”. “Non possono, non possono!”7.
Allora l’esperimento di Miller-Urey (1953), capace di formare, da un cosiddetto brodo primordiale, alcuni amminoacidi necessari alla formazione delle proteine? E’ solamente un ennesimo astro facente parte dell’immensa costellazione delle mistificazioni evoluzioniste; è vero infatti che successivamente vennero compiuti altri esperimenti, in parte, per i sostenitori dell’abiogenesi, persino più soddisfacenti di quello, tuttavia stiamo sempre scrivendo della formazione di qualche briciola di mattone sparsa sul terreno, oltretutto circondate da composti altamente ‘corrosivi’8, sempre originati dai medesimi brodi primordiali, fatto quasi sempre taciuto dai manuali più diffusi.
Infatti, a ben vedere, nemmeno la prima proteina può formarsi casualmente, in quanto, per solo sperare in tale evento, è necessaria l’azione di altre proteine. Realtà ammessa dal medesimo co-confondatore dell’abiogenesi, il marxista Alexandr Oparin, qui dimostrante un’onestà intellettuale nemmeno sfiorata da molteplici odierni divulgatori, educati al verbo del pluralismo e della democrazia: “E’ assolutamente improbabile che nelle soluzioni primitive dei composti organici, dove si svolgeva un grande numero di reazioni chimiche, si formasse casualmente la globina di bue, per esempio, o qualsivoglia altra proteina. Sarebbe come se una cassa di caratteri tipografici, buttata all’aria, si ricomponesse da sola in una raccolta completa delle opere di Shakespeare“9.
Miriadi di caratteri tipografici che casualmente si dispongono a formare tutte le opere di Shakespeare, ben ordinate e leggibili…ecco cosa insegnano manuali, riviste, documentari e altri luna park della divulgazione scientifica.
“Poiché la scienza non ha la più pallida idea di come le proteine sono venute in esistenza” – afferma il celebre fisico Hubert Yockey (1916-2016) – “sarebbe solo un atto di onestà ammettere questo sia nei confronti degli studenti, sia nei confronti degli organismi che finanziano la ricerca, nonché di fronte a tutto il pubblico”10.
Dunque non abbiamo idea di come si sia formato il primo mattone, ma siamo sicuri della casuale costruzione di un intero grattacielo, con tanto di centro commerciale adeguatamente rifornito, cinema, palestre, piscina, appartamenti completamente arredati, raffinati soprammobili, peluche per i più piccini.
Quante ragionate falsità abbiamo dovuto sopportare e ancora sopportiamo! Persino il buon senso vogliono rubarci, in modo da ricomporre la nostra mente a loro immagine e somiglianza.
E da qual misterioso mattone, sempre grazie a sua immensità l’evoluzione, si sarebbe originato non solo il grattacielo, ma anche un intero pianeta di tecnologiche città, cioè miliardi di specie batteriche, fungine, vegetali, animali. Un assurdo al quale recentemente persino alcuni filo-darwinisti tentano di smarcarsi, tanto che l’ultra evoluzionista Nature ha recentemente ammesso che “lo scenario ingenuo, secondo il quale un gruppo di organismi hanno ricevuto i loro geni da un semplice antenato comune, sta cadendo a pezzi”11.
Il biologo Alessandro Giorgetti, nella sua carriera responsabile di numerose ricerche nazionali e internazionali, nel volume L’alba sulla Terra termina la sezione più strettamente legata all’origine della vita condividendo tale affermazione: “La comparsa spontanea di un organismo unicellulare da una casuale combinazione di composti chimici è probabile quanto il montaggio di un Boeing 747 a opera di un tornado che attraversi un deposito di rottami”12.
Per non appesantire il testo, rimandando i lettori maggiormente interessati alla successiva nota, nella quale viene sfatato il mito dell’acqua come elemento determinante per l’origine della vita13.
Ora semplicemente concludo sottolineando quanto sia assurda una teoria scientifica che sostanzialmente rimandi alla casualità per spiegare un evento; la scienza si afferma proprio per eliminare l’imprevisto, il caso, essendo quest’ultimo non solo l’antitesi della scienza ma anche dell’idea di scienza, tanto è vero che quanto più le discipline scientifiche tendono alla ‘purezza’ tanto più i meccanismi che descrivono sono certi, meno dipendenti da questo o quell’evento accidentale14. Esempi eccelsi sono la Fisica Meccanica e l’Aritmetica; ad esempio quale matematico si affida al caso per risolvere un’espressione?
Invece per la formazione del fenomeno più straordinario e complesso dell’universo, la vita, cosa fanno lor signori? Si appellano, in ultima istanza, alla casualità. Che sia lei, adeguatamente protetta dal mistero di un lontanissimo passato, a vincere sulla dignità della scienza, sia lei, nessun altro, l’ultimo e fondamentale giudice a decidere il se, il quando e il come.
Piuttosto di una seppur minima concezione religiosa, si preferisce l’assurdo, l’anti-scienza, l’anti-logica, dirigersi contro il più elementare buon senso.
Effettivamente – affermavano un’autorità della Fisica come Fred Hoyle (al quale è dedicata una statua all’università di Cambridge) e Chandra Wickramasinghe (ex direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e di Astronomia dell’Università di Cambridge) – la volontà con la quale si vuole escludere l’intervento di un’Intelligenza superiore è da ricercarsi in ambito psicologico15.




