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      • Riconsegniamole al Ministero!

      Riconsegniamole al Ministero!

      Mentre in America (e purtroppo, non solo in America) tiene banco la discussione sull’ICE ed i loro protocolli d’intervento e regole di ingaggio (che qui in Italia valutiamo senza tener conto delle leggi americane), le nostre forze dell’ordine italiane vengono umiliate, nell’indifferenza più totale…
       

      Nell’arco di pochi giorni, due episodi eclatanti da cui gli uomini e le donne in uniforme escono in ginocchio, letteralmente: a Ramallah, in Cisgiordania, due carabinieri vengono fermati, minacciati con un arma da fuoco, fatti inginocchiare, identificati e interrogati da un “colono Israeliano”… I nostri militari, regolarmente in servizio presso il Consolato di Gerusalemme, con tanto di passaporto e veicolo diplomatico al seguito, trattati senza alcun minimo segno di rispetto né della loro funzione né tanto meno del ruolo diplomatico, tutelato dal diritto internazionale! Beh, cosa ti aspetti da chi ha attaccato basi e militari ONU ed ha il Premier in carica colpito da mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale? Ringraziamo il cielo che non li abbiano giustiziati seduta stante! La reazione italiana è tutta in una “nota verbale” mandata dal Governo per il tramite dell’Ambasciatore presente in loco… Non sentite anche voi la paura del colono israeliano?

       

      A Rogoredo, Milano, due poliziotti in servizio antidroga, in abiti civili, sono intenti a sottoporre a controllo un plausibile spacciatore quando si avvicina loro un secondo spacciatore, pluripregiudicato ed irregolare. Gli agenti si identificano ed intimano l’ALT mentre il soggetto estrae una pistola e la punta contro gli agenti che, prontamente (e ci mancherebbe altro), reagiscono, sparando e uccidendo l’aggressore. Si scoprirà, solo dopo, che la pistola puntata contro gli agenti, una Beretta 92, era a salve… Cosa accade? Che anziché dare del coglione alla vittima, si indaga il poliziotto per omicidio volontario!

       

      “L’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità.”

      “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa“

       

      “Non è punibile il pubblico ufficiale che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona“

       

      Così recitano gli articoli 51, 52 e 53 del Codice Penale vigente. Alla luce degli eventi e delle norme, mi chiedo: perché il poliziotto è indagato? E, se proprio deve essere indagato, perché per omicidio volontario e non per eccesso di legittima difesa? Gli hanno puntato addosso una pistola a meno di 20 metri di distanza! Che doveva fare? Sottoporre all’aggressore un questionario dove chiede se l’arma è vera e se ha realmente intenzione di sparare? Doveva prima aspettare di essere sparato per poi, se ancora vivo, rispondere al fuoco? Eh, forse deve essere per questo che li mandano in pattuglia in coppia: perché così uno viene sparato e l’altro può rispondere al fuoco?!?

       

      A tutti coloro che commentano “però poteva sparare alle gambe”, poche considerazioni:

       

      1) gli arti sono un bersaglio mobile, sottile e difficile da colpire anche a 5mt, figuriamoci a 20mt e in luogo scarsamente illuminato (provare per credere).

      2) quando si deve ricorrere all’uso dell’arma, vuol dire che si è in imminente pericolo di vita ergo, si spara con un carico emotivo e di adrenalina non indifferente che rende difficoltoso il prendere la mira e fare fuoco entro 5secondi (le statistiche dicono che un colpo sparato oltre i 5 secondi dalla minaccia NON serve più poiché si è già colpiti)

      3) i danni permanenti che l’arto subirebbe sarebbero spesso irreparabili, finanche fatali se viene recisa la safena.

      4) le ossa delle gambe sono fra le più spesse del corpo umano e potrebbero deviare la pallottola che proseguirebbe chissà dove la propria corsa.

      5) si viene addestrati a sparare al centro del c.d. “barilozzo” ovvero al tronco (petto ed addome), dove i danni dell’eventuale proiettile sono inferiori che in altre parti del corpo. L’ogiva inoltre entra ed esce, proseguendo in linea retta e permettendo quindi una più immediata e facile valutazione della traiettoria finale della pallottola.

       

      Sul fatto che lo abbia preso in fronte, non mi esprimo poiché saranno le prove balistiche a definire il tutto. Segnalo solo che una deriva in alzo della mira, anche di pochi millimetri, manda il colpo in alto sul bersaglio anche di diverse decine di cm, aumentando l’altezza in proporzione alla distanza dal bersaglio.

       

       

       

       

      A 20 Mt, è plausibile che il colpo si sia alzato anche di 50-60 cm rispetto al punto “mirato”. Stento a credere che quel collega (così come la stragrande maggioranza degli agenti in servizio in reparti ordinari) abbia una capacità di tiro tale che, in quelle condizioni, gli permetta di piazzare un colpo in fronte: sarebbe uno Sniper e non in abiti civili a Rogoredo… Come vedete, tutte queste considerazioni necessitano tempo, discussioni, confronto e non stiamo considerando elementi altamente impattanti quali illuminazione, temperatura, stato dei luoghi e, soprattutto, stato emotivo ed emozionale al momento dello sparo! Quindi, come si fa a giudicare la persona a posteriori? Non servono forse a questo le regole di ingaggio?

      Se vengono rispettate, che cavolo si indaga a fare? “Eh ma c’è una vittima”… Si ma non certo vittima dell’agente! Pregiudicato ed irregolare, doveva essere altrove e non certo nel bosco a Rogoredo a minacciare gli agenti. Se fosse stato in carcere a scontare i reati commessi o rimpatriato, non ci finiva morto ammazzato! E se fosse stato onesto o intelligente, non sarebbe rimasto ucciso! Vittima? Sicuramente ma dello Stato e della Giustizia, inefficaci ed inefficienti, e di se stesso! Dovremmo fare vittima anche il poliziotto? Ma anche NO!

      Se le pistole di ordinanza non servono per difenderci e difendere ma solo per essere indagati, allora sono solo peso e responsabilità inutili! Quindi, da ex maresciallo dei Carabinieri con oltre 500 arresti all’attivo, innumerevoli inseguimenti e colluttazioni nonché ferite in servizio, faccio un appello ai colleghi: RICONSEGNATE LE ARMI! Senza una seria presa di posizione da parte del comparto sicurezza, sarete (e saremo) sempre più “in ginocchio”. Abbiate il coraggio di alzarvi!

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