L’Italia è proprio un paese strano. Nel Belpaese, infatti, vedrete cose mai viste in altre parti dell’orbe terracqueo, a cominciare dagli storici che, forse per una testata data al muro, forse per una crisi d’identità, posano a tuttologi e cominciano a parlare di giustizia – non di certo con cognizione di causa, questo è ovvio. E sì, ci stiamo riferendo proprio al professor Barbero, idolo del popolo giovanile della sinistra, che recentemente ha pubblicato un video nel quale sosteneva le ragioni del “no” al referendum sulla separazione delle carriere.
Ora, un cittadino è libero di esprimere le proprie opinioni politiche, di sostenere l’una o l’altra fazione politica, di dire la propria su ogni questione di interesse pubblico.
Questo è pacifico, no? Il problema sorge quando si cominciano a dire delle baggianate a cui le persone normali credono come se fossero parabole del vangelo. Barbero potrà anche essere un competentissimo e stimatissimo storico, ma sicuramente non è un cultore della giure. Ma non temete, ci ha già pensato un suo scomodissimo correligionario, Augusto Barbera, ex presidente della Corte Costituzionale e deputato comunista e pidiessino nei decenni ’80-’90, a smontare ben bene le tesi dello storico torinese. Un promemoria per le prossime volte, caro professore: Sutor, ne ultra crepidam!
L’ORIGINALITÀ DI VANNACCI
Sicuramente, cari lettori, vi è giunta notizia della discesa in campo del generale Roberto Vannacci, ormai ex compagno – possiamo dirlo senza che qualche militante anticomunista del Carroccio si incazzi? – di Salvini.
Ve lo diciamo apertis verbis: in realtà ben poco ci interessa del suo dirompente ingresso nell’agone politico italiano e degli effetti che potrebbe provocare negli ambienti della destra; ma la (discutibile) scelta del simbolo con cui rappresentare la nuova organizzazione certamente suscita in noi, oltre che un certo divertimento, una piccola dose di stupore. Possibile che il “Generalissimo” renda in modo così palese la sua mancanza di originalità e inventiva? Era davvero necessario rubare colori e nome a quella stessa associazione che per prima lo ha invitato a presentare il suo libro “Il Mondo al contrario”, cioè Nazione Futura?
Domande che non avranno mai risposta. Anzi, la risposta in verità c’è, e la dà il diretto interessato in merito al ricorso fatto dai giubileiani: “Me ne frego”. Intanto però Francesco Giubilei, il numero uno della suddetta associazione, spara a palle incatenate contro Roberto Vannacci, traditore del suo elettorato, della Lega e di tutta la coalizione del centro-destra nazionale. In un suo reel caricato su Instagram, infatti, l’editore e giornalista nazional-futurino accusa il super-traditore di essere “un generale amico della sinistra”. Non contento, Giubilei seguita dicendo che “disertando la Lega e il centro-destra sta facendo un favore, in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, ad Elly Schlein e alla sinistra”. E ancora: “Per colpa di Vannacci rischiamo di trovarci la sinistra al governo il prossimo anno”. Catastrofismi e profezie giubileiani a parte, ci permettiamo di dare un consiglio spassionato e disinteressato al buon Robertino: colore per colore, nome per nome, forse era meglio iscriversi a Nazione Futura e gettare le fondamenta per un nuovo circolo, no?
Voglio dire, le idee sono più o meno simili, soprattutto quelle relative al simbolo. Tuttavia, crediamo sia ormai troppo tardi provare a riappacificare i duellanti, presi come sono a darsele di santa ragione a suon di diffide e motti dannunziani.
ASKATASUNA E I FATTI DI TORINO
Quella tenutasi qualche giorno fa a Torino compendia perfettamente ed efficacemente la fisionomia della tipica manifestazione della sinistra odierna: violenza, caos, incoerenza. Violenza, perché in qualsiasi manifestazione organizzata e pubblicizzata dalla sinistra radicale uno, due, dieci, venti poliziotti devono essere per forza di cose malmenati o mandati direttamente al nosocomio.
Caos, perché la Città della mole, con questi anarchici da strapazzo, non può stare tranquilla nemmeno un minuto, neanche nel fine settimana.
Incoerenza, perché questi ardimentosi combattenti al servizio della libertà e in guerra col regime fascista guidato dalla Ducessa Meloni e dai vari ras e gerarchi che la affiancano, sono anche in aperto conflitto con le nostre Forze dell’Ordine, considerate la guardia bianca del governo. Pensiamo, ad esempio, al caso del poliziotto preso a martellate da alcuni terroristi-black bloc.
Anche lui era una “guardia bianca” da eliminare, una sordida camicia nera da pestare, un nemico del popolo da annientare?
Non per dire, ma i figli del popolo – quelli legittimi, s’intende – non si trovano tra le file dei borghesucci radical-chic figli di papà che si rivoltano contro il centrodestra al potere. Ma nelle caserme, con buona pace degli apostoli della rivoluzione proletaria, ne troverete sicuramente, e anche molti.
Di Alessandro Gabriele Caparrucci
03.02.2026
Alessandro Gabriele Caparrucci. Nato a Gela nel 2007, frequenta il Liceo Classico della città. Appassionato di storia contemporanea, sociologia e filosofia politica, collabora a diverse riviste d’area contribuendo con articoli di argomento storico-politico. Poeta civile e autore di alcuni versi dedicati ai grandi eroi della storia patria, fa parte del collettivo artistico “Artverkaro”.




