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      • Come stanno andando gli Stati Uniti in Iran?

      Come stanno andando gli Stati Uniti in Iran?

      In psicologia esiste un fenomeno chiamato effetto Dunning-Kruger.

      Si tratta essenzialmente di un paradosso secondo cui le persone con scarse capacità o conoscenze tendono a sopravvalutare le proprie competenze e il proprio giudizio: l’amministrazione Trump ne è la prova lampante.

      Da Trump a Vance, Rubio e Hegseth, l’intera leadership politica statunitense responsabile della guerra contro l’Iran è composta da un ignorante imbroglione arancione e dal suo entourage di incompetenti adulatori.

      Come descritto dall’effetto Dunning Kruger, questo gruppo di persone stupide e poco qualificate ha pensato di essere così intelligente da lanciare un attacco a sorpresa contro l’Iran e vincere facilmente; le cose però non sono andate come speravano.

      Prevedere l’esito di qualsiasi conflitto militare in corso è difficile, vista la nebbia della guerra e la propaganda e la manipolazione psicologica maligna incessanti. Di fatto sembra quindi ragionevole concludere che gli Stati Uniti e Israele (o USrael, in breve) non siano riusciti a raggiungere l’obiettivo primario della loro guerra: il cambio di regime.

      Trump e i suoi “pupari” ebrei hanno scommesso su un attacco a sorpresa che, sotto la copertura di finte trattative, avrebbe scatenato una rivolta interna per rovesciare il governo iraniano. In questo modo, avrebbero ottenuto una rapida vittoria (4-5 giorni, secondo la prima stima di Trump) ed evitato qualsiasi seria ritorsione.

      La realtà non è andata proprio come sperava il magnate immobiliare star dei reality show.

      Gli iraniani non si sono arresi: hanno reagito. Non si sono frammentati e ribellati contro il regime: si sono uniti e hanno fatto fronte comune. In breve, USrael ha appena dato un calcio a un nido di calabroni.

      I sostenitori di USrael stanno celebrando l’assassinio dell’Ayatollah Ali Khamenei e i bombardamenti su vasta scala delle città iraniane come segni di successo ma, tuttavia, gli osservatori più attenti si chiedono:

      • In che modo, con il pretesto dei negoziati, l’omicidio di un paziente oncologico di 86 anni ha diminuito le capacità dell’Iran e favorito gli obiettivi bellici di USrael?
      • Come sta procedendo la guerra per USrael dopo il “successo” del primo giorno?
      • Come sta funzionando per Israele e i lacchè del Golfo?
      • Gli iraniani si sono ribellati per rovesciare il governo o si sono uniti per cercare vendetta?
      • USrael può bombardare l’Iran fino a sottometterlo quando non è riuscito a farlo a Gaza?

      Certo, l’Iran sta subendo un duro colpo e, probabilmente, subirà perdite più pesanti di USrael e dei suoi vassalli nella regione. Tuttavia, il successo di una campagna militare non si misura in base al numero di bombe sganciate e al numero di persone uccise. Secondo tali criteri, gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del Vietnam.

      La vera vittoria si misura in base al raggiungimento degli obiettivi politici (la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi come diceva Clausewitz, che era uno che di guerra se ne intendeva, N.d.T.).

      In questo caso, l’obiettivo politico finale della guerra di USrael contro l’Iran è il cambio di regime. L’Iran vincerà fintanto che sopravviverà e sfiderà l’obiettivo bellico di USrael; in altre parole, l’Iran non deve vincere, deve solo non perdere.

      Man mano che la guerra si allarga fino a coinvolgere tutti gli Stati del Golfo, si sta trasformando in un conflitto prolungato. In conflitti di questo tipo, vincere non significa solo avere la capacità di infliggere dolore, ma anche avere la resistenza necessaria per assorbirlo. L’Iran sta dimostrando la sua capacità di assorbire gli attacchi mentre infligge la propria distruzione ai nemici.

      Passiamo ad alcune lezioni che il mondo può imparare dalla guerra. Nello specifico, cosa ha imparato finora la Cina e come può aiutare l’Iran a sopravvivere alla guerra esistenziale scatenata da USrael.

       

      Lezioni apprese

      • Non c’è limite alla bassezza degli Stati Uniti e degli ebrei.

      USrael ha lanciato un attacco subdolo sotto la copertura dei “negoziati” e durante il Ramadan, il mese sacro musulmano. Avevano portato lo stesso colpo basso lo scorso giugno. Si tratta di una ripetizione della tattica terroristica della “decapitazione” che USrael ha messo in atto numerose volte: con i negoziatori di Hamas e Hezbollah, con gli scienziati iraniani, con Maduro in Venezuela e con Ebrahim Raisi, l’ultimo presidente iraniano morto in un “incidente” in elicottero nel maggio 2024. È la stessa tattica che l’Ucraina, proxy di USrael, ha utilizzato ripetutamente contro i generali russi.

      Non molto tempo fa, le nazioni in guerra non scendevano così in basso. Anche nella Seconda Guerra Mondiale, il conflitto più sanguinoso della storia umana, non sono stati compiuti omicidi significativi di leader politici o militari su questa scala e con tale doppiezza.

      Tuttavia, lo Stato ebraico di Israele e il suo vassallo, gli Stati Uniti, che hanno dato il via a questo miserabile comportamento sin dai tempi della Guerra Fredda, hanno ora toccato un nuovo minimo storico. USrael sta anche attaccando indiscriminatamente i civili: scuole femminili, ospedali e caffè locali. Si tratta di una applicazione su larga scala della “dottrina Dahiya” di Israele, che prevede l’uso di una forza sproporzionata contro i civili per esercitare pressione sulla popolazione.

      Con grande disappunto di USrael, l’assassinio di Khamenei e il massacro di civili non solo non sono riusciti a fomentare una ribellione contro il regime, ma hanno contribuito a unire il Paese e a mobilitare l’Iran per una guerra totale.

      • I negoziati erano una farsa, pensata per guadagnare tempo e lanciare attacchi a sorpresa.

      Il capo “negoziatore” di Trump, Steven Witkoff, ha dichiarato alla Fox News che gli Stati Uniti hanno avanzato quattro richieste all’Iran durante i “negoziati”: denuclearizzazione completa, rinuncia a tutti i missili balistici, cessazione del sostegno agli alleati regionali e smantellamento della marina iraniana.

      Tali richieste massimaliste sono condizioni di capitolazione per il disarmo dell’Iran. Non sono pensate per raggiungere un compromesso, ma per guadagnare tempo e preparare gli attacchi.

      Steve Witkoff e Jared Kushner, “affettuosamente” soprannominati Shitkoff e Jarhead (per il primo non serve spiegazione, il secondo è “testa a barattolo”, N.d.T.) dal loro staff, sono i principali “negoziatori” statunitensi ed entrambi sono ebrei sionisti incalliti. Rappresentano sicuramente gli interessi degli Stati Uniti, piuttosto che quelli degli ebrei (😉 😉).

      Quando vedete chi Trump manda a guidare i negoziati dovreste capire che gli Stati Uniti non hanno alcun interesse sincero a negoziare.

      • La perfidia americana: come il suo predecessore imperiale, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti sono uno Stato canaglia disonesto di cui non ci si può fidare.

      Come la “Perfida Albione”, la diplomazia degli Stati Uniti ha dato prova di malafede e tradimento: in meno di un anno, con il pretesto dei negoziati, hanno lanciato due attacchi a sorpresa contro l’Iran.

      Come la perfida Gran Bretagna, gli Stati Uniti nascondono le loro insidiose politiche estere dietro una facciata moralistica e altisonante come “democrazia”, “diritti umani”, “stabilità regionale”, “ordine internazionale basato sulle regole” e “diritto di proteggere”. Usano questa propaganda dal suono nobile per incitare il popolo iraniano alla rivolta contro il proprio governo e i propri interessi. A USrael non potrebbe importare di meno della vita dei comuni iraniani.

      • Gli Stati Uniti sono una pedina degli ebrei. Non è la coda che muove il cane; Israele è la testa del cane.

      Trump & Co. ha messo in atto l’ennesima “bait and switch” (adescamento e sostituzione). con l’ignaro elettorato americano. MAGA è sempre MIGA. A cinque giorni dall’inizio della guerra, gli Stati Uniti hanno già comunicato agli emirati del Golfo che non li proteggeranno e che solo per Israele vale la pena di spendere gli intercettori della difesa aerea statunitense. Così le basi militari che gli Stati arabi ospitano per gli americani sono un bersaglio perfetto per l’Iran: eventuali danni collaterali saranno a carico degli stessi arabi.

      Kissinger aveva ragione: essere nemici dell’America è pericoloso; essere suoi “amici” è fatale, tranne che per Israele e gli ebrei, ovviamente.

      I militari americani devono morire felicemente per Israele per realizzare la “seconda venuta”, come richiesto da Pete Hegseth.

      • La maggior parte dell’Occidente è un vassallo senza vergogna di USrael; la loro ipocrisia è diretta contro le vittime, non contro i responsabili.

      I fatti, com’era prevedibile, Germania, Francia, Regno Unito, NATO, UE, Australia e Canada hanno scelto ancora una volta di schierarsi con gli aggressori e incolpare le vittime. Proprio come hanno fatto con il genocidio israeliano a Gaza.

      In Occidente, solo la Spagna si è opposta a USrael, come ha fatto anche con Gaza. Un saluto alla Spagna, alla sua leadership e al suo grande popolo. Contrastate il sostegno dell’Occidente a USrael con le accuse di invasione “non provocata” dell’Ucraina da parte della Russia.

      La maggior parte dell’Occidente vuole essere un partner junior senza spina dorsale del boss mafioso nel c.d. “ordine internazionale basato sulle regole”. Vuole vivere in ginocchio mentre l’Iran è disposto a morire in piedi.

      L’indignazione dell’Occidente nei confronti degli Stati Uniti è riservata al momento in cui la pistola sarà puntata alla loro testa, come nel caso dell’acquisizione della Groenlandia. Naturalmente, anche tali offese vengono rapidamente dimenticate e perdonate.

      Il resto del mondo ora conosce la vera natura della bestia.

      • La classe dirigente occidentale ricorre alle guerre all’estero per distrarre il proprio pubblico disorientato e ignaro dagli scandali interni e dal governo corrotto. E funziona ogni volta.

      Dall’inizio della guerra, i dossier Epstein sono stati dimenticati. Nessuno parla delle uccisioni dell’ICE in Minnesota o della sentenza della Corte Suprema sui dazi illegali di Trump. È facile governare il gregge: basta mostrargli un nuovo brillocco.

      • Ma, soprattutto, la potenza militare di USrael è un miraggio.

      A parte il subdolo assassinio di Khamenei e il massacro criminale di quasi 200 studentesse, gli attacchi di USrael hanno ottenuto poche vittorie evidenti. Gli iraniani stanno reagendo con missili e droni; Israele e tutti i vassalli regionali sono stati colpiti; e gli iraniani hanno chiuso lo Stretto di Hormuz. Tre F-15E sono stati abbattuti la mattina del 2 marzo; gli Stati Uniti sostengono che siano stati abbattuti da “fuoco amico”, il che non credo renda la cosa meno imbarazzante.

      L’ultima volta che si è verificato un simile “fuoco amico” è stato nel dicembre 2024, quando nelle acque dello Yemen la USS Gettysburg ha abbattuto un F/A-18F Super Hornet, mentre la “migliore forza militare del mondo” combatteva contro gli Houthi in una battaglia senza vincitori né vinti. Tre jet da milioni di dollari abbattuti in una sola mattinata dal “fuoco amico” devono essere un record mondiale degno di una medaglia d’oro.

      La menzogna sembra meno plausibile per chi conosce il sistema di identificazione amico-nemico (IFF) utilizzato da tutte le forze armate del mondo.

      Un radar di allerta precoce aggiornato (UEWR) AN/FPS-132 del valore di 1,1 miliardi di dollari presso la base aerea di Al Udeid in Qatar è stato fatto saltare in aria da un drone suicida iraniano del valore di 10.000 dollari.

      Secondo al Jazeera, nella regione sono stati distrutti tre sistemi di difesa aerea Patriot e THAAD.

      Le portaerei e le altre navi da guerra statunitensi sono state attaccate e hanno dovuto ritirarsi di centinaia di miglia per rimanere fuori dalla portata dei missili iraniani. L’Iran ha schierato missili balistici con bombe a grappolo per attaccare obiettivi israeliani. Hezbollah ha lanciato diversi razzi su Israele.

      I video sui social media mostrano chiaramente che la maggior parte dei missili e dei droni iraniani sta superando le difese aeree e colpendo obiettivi a Tel Aviv, Dubai, Doha e Bahrein. I famosi sistemi Iron Dome, Patriot, David’s Sling e THAAD hanno fallito in modo piuttosto spettacolare. Forse stanno esaurendo gli intercettori e conservando le munizioni per obiettivi più importanti.

      La maggior parte delle basi statunitensi nella regione è ora chiusa e i soldati americani si sono ritirati per nascondersi altrove. Sono state colpite le ambasciate statunitensi, le stazioni della CIA, le strutture militari e governative israeliane e gli hotel che ospitano il personale statunitense e israeliano. Inoltre, il rapporto costi-benefici è terribile per USrael: stanno lanciando 2 o 3 intercettori che costano tra i 2 e i 4 milioni di dollari ciascuno per abbattere un singolo missile o drone iraniano che costa meno del 5 o 10% di ciascun intercettore.

      Se si confronta la potenza di fuoco iraniana con il suo budget militare, la battaglia finora è semplicemente sbilanciata a favore dell’Iran. Il bilancio militare dell’Iran per il 2025 è di 7,9 miliardi di dollari, meno della metà di quello di Singapore (17 miliardi), mentre Israele spende 47 miliardi di dollari all’anno oltre agli aiuti statunitensi. La spesa militare dell’Arabia Saudita è di 80 miliardi di dollari e quella degli Stati Uniti supera i 900 miliardi. Quasi tutti gli Stati arabi del Golfo spendono più dell’Iran.

      Tuttavia, l’Iran non solo ha resistito ai colpi di USrael, ma ha anche affrontato l’intera regione.

      La potenza militare di USrael semplicemente non è riuscita a sferrare un colpo decisivo a un avversario più debole; al contrario, l’Iran sta reagendo con forza.

      Sebbene sia troppo presto per dire quale delle due parti prevarrà, è chiaro che questa guerra durerà più di 4 o 5 giorni. L’altro ieri, Trump ha cambiato la sua tempistica a 4 o 5 settimane. Ieri ha poi negato con rabbia che USrael stia esaurendo le munizioni, sostenendo che gli Stati Uniti hanno le armi per “combattere per sempre”. Ora sta diventando una nuova guerra “per sempre”?

      C’è un vecchio proverbio cinese che si adatta perfettamente a queste occasioni: 此地无银三百两 (non guardare, qui non c’è argento sepolto).

       

      Implicazioni per la Cina e come sosterrà l’Iran

      Ho scritto della prospettiva della Cina sul conflitto mediorientale lo scorso giugno, quando l’Iran è stato attaccato nella guerra dei 12 giorni.

      La posizione di Pechino rimane sostanzialmente la stessa, anche se questa volta la Cina ha una maggiore necessità di aiutare l’Iran a resistere a USrael e a sconfiggere il loro obiettivo bellico. La differenza principale è che la guerra dei 12 giorni riguardava principalmente le capacità nucleari dell’Iran, mentre l’obiettivo dell’attuale aggressione di USrael è il cambio di regime.

      L’Iran è un nodo critico nell’ordine mondiale multipolare immaginato dalla Cina. Si trova inoltre in una regione geostrategica fondamentale da cui il mondo dipende per la sicurezza energetica. La posizione di Pechino sulla guerra sembra consolidarsi attorno a diversi pilastri, sulla base di una revisione delle dichiarazioni ufficiali, delle analisi dei think tank e dei commenti sui social media.

      In primo luogo, la Cina offrirà un sostegno diplomatico ed economico continuo all’Iran. Circa il 20% dell’economia iraniana dipende dal commercio con la Cina, che aiuta anche l’Iran ad aggirare le sanzioni e le restrizioni sul dollaro imposte dall’Occidente.

      In secondo luogo, la Cina sta approfondendo la condivisione di informazioni di intelligence e fornendo tecnologie critiche all’Iran.

      Aziende cinesi come MizarVision hanno fornito e pubblicato immagini satellitari ad alta definizione dello schieramento militare statunitense in Medio Oriente.

      Pechino ha fornito all’Iran il sistema di navigazione e guida Beidou, che ha migliorato notevolmente la precisione degli attacchi missilistici iraniani, poiché gli Stati Uniti non possono disattivare o disturbare i segnali Beidou come fanno con il sistema GPS.

      L’intelligence spaziale è un nodo critico nelle guerre ad alta tecnologia e fuori dalla portata della maggior parte dei paesi. Tale supporto può migliorare in modo significativo la letalità degli attacchi iraniani.

      La Cina ha accelerato la fornitura di parti e componenti per la produzione di missili e droni iraniani, compreso il carburante per la propulsione dei missili balistici iraniani.

      La Cina sta inoltre fornendo tecnologia di sorveglianza basata sull’intelligenza artificiale per aiutare le forze di sicurezza iraniane a identificare e catturare spie e infiltrati all’interno dell’Iran.

      Nonostante la tradizionale posizione di Pechino di non fornire armi cinetiche ai paesi in guerra (compresa la Russia), sta accelerando la cooperazione militare con l’Iran e probabilmente trasferirà armi sia difensive che offensive in futuro.

      In terzo luogo, gli Stati Uniti sono davvero una “tigre di carta”. Sono fisicamente incapaci di combattere una guerra prolungata con grandi perdite, nonostante la loro posizione. Il complesso militare-industriale statunitense soffre dello stesso problema del resto dell’economia finanziarizzata. Non è ottimizzato per fornire armi su larga scala e a costi tali da vincere le guerre. È ottimizzato per la massimizzazione dei profitti.

      Il MIC è guidato dall’efficienza “just-in-time” e dalla capacità di picco zero al fine di ottenere il massimo rendimento del capitale, piuttosto che raggiungere la resilienza per conflitti su larga scala. Solo cinque giorni di conflitto ad alta intensità con l’Iran hanno messo in luce le sue vulnerabilità.

      Gli Stati Uniti sono semplicemente incapaci di sostenere una guerra di logoramento con la Cina, con la sua inesauribile capacità industriale (definita “sovraccapacità” dall’Occidente) e la sua resilienza nazionale. Data la sua forza in continua espansione rispetto agli Stati Uniti, la Cina può permettersi di giocare sul lungo periodo e di attendere con pazienza strategica l’inevitabile declino e implosione del potere statunitense.

      In quarto luogo, Pechino è profondamente consapevole della necessità di agire con cautela nel navigare nel pantano della politica mediorientale.

      La guerra ha dimostrato che i monarchi del Golfo sono ancora in gran parte vassalli degli Stati Uniti e di Israele. Secondo il Washington Post, Mohammed bin Salman stava esercitando forti pressioni su Trump affinché attaccasse l’Iran. Questo nonostante il riavvicinamento mediato da Pechino tra l’Iran e l’Arabia Saudita nel 2023. È chiaro che non ci si può fidare degli sceicchi.

      Erdoğan, presidente della Turchia, è un serpente a due teste che ha pubblicamente condannato il genocidio di Israele a Gaza, fornendo al contempo a Israele il suo petrolio, fonte di sostentamento vitale. Ha pugnalato alle spalle la Russia con una perfida collusione con gli ebrei in Siria per rovesciare Bashar Assad.

      Una volta che il petrolio e il gas saranno esauriti o diventeranno irrilevanti a seguito della rivoluzione dell’energia verde guidata dalla Cina, il Medio Oriente tornerà ad essere la terra dei cammelli.

      Per ora, la Cina sta gestendo la propria vulnerabilità energetica attraverso lo stoccaggio strategico e la diversificazione delle sue forniture dal Medio Oriente a paesi come Russia, Brasile e Angola.

      In quinto luogo, la guerra in Iran sta dimostrando che le basi militari statunitensi nel Golfo Persico non sono risorse strategiche, ma passività e bersagli facili.

      Se l’Iran riesce a prevalere sulle difese di queste basi con i suoi missili e i suoi droni, la Cina può colpire le basi statunitensi nella Prima Catena Insulare con bombardamenti molto più massicci. La dottrina della difesa aerea statunitense è semplicemente insostenibile dal punto di vista tecnico e finanziario contro attacchi a saturazione ad alta velocità.

      Gli Stati che ospitano basi militari statunitensi, tra cui Giappone, Corea del Sud e Filippine, sono bersagli con un mirino dipinto sulla schiena. Affronteranno lo stesso destino degli Stati del Golfo che ospitano basi americane.

      Infine, Pechino è pienamente consapevole della perfidia americana. Gli Stati Uniti sono uno Stato canaglia che non merita fiducia. Lanciando una guerra non provocata contro l’Iran, gli Stati Uniti agiscono come un intruso che crede di poter alterare radicalmente la traiettoria culturale e politica di una civiltà vecchia di 5.000 anni attraverso l’uso della forza aerea. E hanno lanciato la guerra con il pretesto dei “negoziati”: un comportamento da Stato “barbaro”.

      Chiaramente, gli Stati Uniti sono disposti a destabilizzare un’intera regione per perseguire il loro dominio egemonico. È uno Stato che crede che il potere sia un sostituto della legittimità. Le azioni degli Stati Uniti servono da chiaro avvertimento alle potenze piccole e medie che, se il diritto internazionale può essere sospeso per rimuovere la leadership di una nazione importante come l’Iran (il paese più popoloso del Medio Oriente), la sovranità di nessuna nazione è veramente sicura.

      Al di là degli Stati Uniti, l’Occidente collettivo è un attore ipercritico e in malafede. Sostenendo la guerra illegale di USrael contro l’Iran e condannando al contempo la guerra della Russia in Ucraina come “non provocata”, l’Occidente ha rivelato il suo brutto doppio standard e la sua totale vassallaggio agli Stati Uniti e a Israele.

      C’è un antico proverbio cinese che recita: “国虽大,好战必亡;天下虽安,忘战必危.” Che si traduce come: “Sebbene uno Stato possa essere grande, se ama la guerra, perirà; sebbene il mondo possa essere in pace, se si dimentica della guerra, si correrà pericolo.”

      In Occidente, frasi simili includono “Chi di spada ferisce, di spada perisce” e “Chi semina vento, raccoglie tempesta”.

      Il bellicismo degli Stati Uniti finirà per ritorcersi contro di loro.

      Pechino comprende che le guerre sono facili da iniziare, ma difficili da fermare. È lieta di vedere gli Stati Uniti cadere ancora una volta nella trappola che essi stessi hanno creato. Esercitando una pazienza strategica, Pechino sta aspettando l’inevitabile implosione di Washington.

      Ciò a cui stiamo assistendo oggi

      All’apice del suo potere globale, gli interventi militari statunitensi degli ultimi due decenni sono costati trilioni di dollari e causato milioni di vittime civili. Questi interventi hanno fallito completamente nel raggiungere i loro obiettivi geopolitici e hanno significativamente indebolito la forza e la legittimità degli Stati Uniti.

      Ora che gli Stati Uniti sono già in uno stato di debolezza, questi interventi passati impallidiscono in confronto al probabile nuovo disastro che attende gli Stati Uniti, dato che l’Iran è molto più potente dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia o della Siria.

      Come avverte il proverbio, anche la nazione più potente, se strategicamente sovraestesa, va incontro all’esaurimento delle risorse e al declino nazionale. Il regime di Trump, come quelli dei suoi predecessori, non ha capito che la superiorità militare non equivale al successo strategico.

      Con l’operazione Epic Fury, gli Stati Uniti hanno abbandonato ogni pretesa di un “ordine basato sulle regole”. Ora agiscono apertamente come egemoni, usando la forza per rimodellare una vecchia civiltà, per conto degli ebrei sionisti. Il fatto che l’Iran abbia immediatamente reagito colpendo gli asset statunitensi e israeliani in tutto il Golfo suggerisce che lo Stato iraniano non crollerà, anche con la morte della sua leadership.

      Quello a cui stiamo assistendo è che una civiltà di 5.000 anni, anche se ferita e destabilizzata, è più resistente di uno Stato intruso che fa affidamento sulla “farsa” del dominio militare temporaneo.

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