Il denaro non dorme mai, ma scorre come una corrente tra i vari paesi. Le destinazioni in cui converge sono essenzialmente le seguenti:
Verso l’Europa, dove Svizzera e Regno Unito offrono servizi di gestione patrimoniale consolidati e riservati. Verso l’Asia, dove il Sud-Est asiatico, con Singapore al centro, è terreno fertile per i family office, mentre Giappone e Corea del Sud attraggono capitali regionali grazie alle loro economie mature. Sono tutti centri finanziari di fama mondiale.
E quando si parla di centri finanziari, non si può non menzionare gli Stati Uniti.
In quanto unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti dovrebbero essere un luogo che attrae la ricchezza globale senza paragoni.
Possiedono il mercato dei capitali più solido al mondo (Wall Street), le innovazioni tecnologiche più all’avanguardia (la Silicon Valley), le risorse educative di più alto livello e la soddisfazione spirituale che il “sogno americano” può offrire. Tuttavia, proprio l’ombra proiettata da questo “faro” scoraggia molti ricchi, in particolare i “nuovi ricchi” non occidentali.
Nella società americana esistono un razzismo profondamente radicato e barriere di classe sempre più consolidate, che rendono difficile per i nuovi ricchi integrarsi veramente nei circoli tradizionali della “vecchia ricchezza”.
Per fare un esempio, perché nessun cinese figura nella lista di Epstein?
Non è che si comportino in modo irreprensibile, ma semplicemente perché non li invitano a partecipare.
Anche se andassero a “Lolita Island”, non potrebbero certo andarci come ospiti.
Inoltre, l’incertezza politica causata dalla polarizzazione politica, insieme agli elevati costi della vita (come le spese mediche esorbitanti e le spese legali), creano un clima di rischio imprevedibile.
Ancora più spaventoso è un sistema fiscale e legale estremamente complesso e sempre più severo: la tassazione globale non lascia scampo. Questo è il paradiso degli avventurieri, ma è anche il luogo in cui vengono falciati più crudelmente i “piccoli investitori”.
Chi meglio di Zhao Changpeng, che ha fatto fortuna con le criptovalute, può parlarne?
Per mettersi al sicuro, Zhao Changpeng ha lasciato il posto di CEO di Binance (una delle più grandi società di scambio criptovalute al mondo, fondata in Cina nel 2017, ndt), ma gli Stati Uniti non lo hanno lasciato in pace, avviando una doppia persecuzione civile e penale: prima lo hanno portato negli Stati Uniti con un patteggiamento, poi hanno inventato nuove accuse per spremerlo ulteriormente. Alla fine Binance ha pagato una multa esorbitante di 4,3 miliardi di dollari, e nonostante ciò Zhao Changpeng ha comunque scontato 4 mesi di carcere.
Zhao Changpeng non è certo un uomo perbene, ma se nemmeno un personaggio così malvagio e astuto è riuscito a sfuggire al dominio giudiziario degli Stati Uniti, gli altri non dovrebbero nutrire alcuna illusione.
Questo senso di insicurezza spinge inevitabilmente il capitale a cercare nuovi e più “accoglienti” luoghi in cui rifugiarsi.
Sotto lo sguardo pieno di aspettative, il Medio Oriente, in particolare i paesi del Golfo come gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Qatar e l’Oman, negli ultimi dieci anni ha fatto un balzo in avanti.
Qui non solo si trovano paradisi fiscali esenti o a bassa imposizione (come gli Emirati Arabi Uniti, dove non esistono imposte sul reddito individuale e sulle plusvalenze), con un flusso di capitali libero e agevole, ma, grazie al frenetico sviluppo industriale, le opportunità di investimento sono ovunque: l’Arabia Saudita, mentre investe ingenti somme nella costruzione di nuove città, sostiene con forza l’industria dei videogiochi, con l’obiettivo di liberarsi dalla dipendenza dal petrolio; per non parlare di Dubai negli Emirati Arabi Uniti, che oltre al turismo e al settore immobiliare tradizionali, è attiva anche nel settore finanziario, nell’organizzazione di eventi internazionali e persino nella pianificazione dell’economia digitale e delle energie rinnovabili, affermandosi come una delle mete più ambite per gli investimenti globali.
Questo naturalmente attira un gran numero di persone facoltose. Il già citato Zhao Changpeng, originariamente di nazionalità canadese, ha ora ottenuto anche la cittadinanza degli Emirati Arabi Uniti e risiede lì da molti anni.
Durante il Capodanno cinese di quest’anno, sui social si sono viste spesso numerose star dello spettacolo in Medio Oriente: alcune sfoggiavano il proprio stile di vita con il Burj Al Arab sullo sfondo, altre facevano dirette per vendere prodotti acquistati all’estero.
Anche se i super ricchi non danno necessariamente peso alle poche risorse delle star, il vero obiettivo dei burattinai dietro le quinte è sfruttare la loro influenza per attirare un pubblico più ampio.
Così, un gran numero di nuovi ricchi del web e magnati del commercio estero, con la scusa di una vacanza, si sono riversati nei paesi del Golfo. A parole dicono di voler “rilassarsi”, ma in realtà hanno in mente solo di trasferire il proprio patrimonio: acquistano freneticamente case e beni a Dubai e Abu Dhabi, pianificando di preservare e aumentare il valore del proprio patrimonio, e persino di eludere le relative normative nazionali.
Tutto sembra andare per il meglio.
Ma in questo mondo non è mai bastato “fare bene la propria parte”: la torta della ricchezza è di dimensioni limitate, e se qualcuno ne prende una fetta più grande, inevitabilmente qualcun altro ne avrà una più piccola.
In quanto unico impero dominante, gli Stati Uniti non hanno mai guardato a mani vuote mentre altri si appropriavano delle loro risorse.
Il loro metodo è semplice: la guerra. Basta destabilizzare le altre regioni, rendendole invivibili, e la ricchezza non potrà che rifluire verso gli Stati Uniti.
Basta ripensarci per capire che dietro ogni guerra scatenata dagli Stati Uniti si nascondono profonde intenzioni economiche.
Il bombardamento della Jugoslavia aveva l’obiettivo di contrastare l’euro, appena nato all’epoca; l’invasione dell’Iraq è stata motivata dal risentimento verso Saddam Hussein per aver iniziato a fissare il prezzo del petrolio in euro; bisognava eliminare questo traditore per dare un monito agli altri; la guerra tra Russia e Ucraina dura da quattro anni, i prezzi dell’energia in Europa sono alle stelle, il capitale industriale sta fuggendo in massa e le fabbriche americane in rovina hanno finalmente trovato qualcuno disposto a rilevarle…
Oggi, approfittando dell’istigazione di Israele, si accende nuovamente la guerra in Medio Oriente, con l’ovvio scopo di lanciare un monito ai “grandi saggi”: volete scappare? Ma dove?
Sotto lo sguardo terrorizzato di tutti, gli Stati Uniti si stanno impegnando in un crudele intervento di “trasferimento di ricchezza” a livello globale.
Mentre i missili fischiano sopra le loro teste e si sente dire di tanto in tanto che un hotel di lusso è stato colpito da un drone e ha preso fuoco, i ricchi che si godevano la vita hanno finalmente perso la testa.
Dopo questa battaglia, l’illusione di prosperità del Medio Oriente è completamente svanita.
L’economia è allo sbando. Il mercato immobiliare locale è crollato dall’oggi al domani; le ville con vista sul mare, che prima erano state gonfiate a prezzi esorbitanti, ora possono essere vendute solo a prezzi stracciati.
Ma la cosa più grave è che lo Stretto di Hormuz è stato bloccato. Si tratta della via di passaggio obbligata per le esportazioni petrolifere del Medio Oriente: un quinto del petrolio mondiale passa da qui. Ora che la rotta è interrotta e il petrolio non può essere esportato, il pilastro economico dei paesi mediorientali è crollato, e nessuno può dire con certezza quanto durerà questa situazione.
L’intero Medio Oriente è in preda al panico.
Ciò che rende la situazione ancora più disperata è la mancanza di sicurezza.
In precedenza, i vari regni del Medio Oriente facevano a gara per accogliere le forze armate statunitensi come se fossero dei salvatori. Gli obiettivi erano due: in primo luogo, evitare di essere attaccati da Israele; in secondo luogo, evitare di essere attaccati dall’Iran.
Ma qual è il risultato? Israele attacca chi vuole e le forze armate statunitensi non lo fermano affatto; l’Iran attacca chi vuole e le forze armate statunitensi non riescono a fermarlo. Se mi attacchi quando le forze armate statunitensi sono assenti, e mi attacchi anche quando sono presenti, non è forse come dire che non servono a nulla?
La sicurezza comprata a caro prezzo si è rivelata una truffa ancora più perfida di quelle telefoniche.
La ricchezza del Medio Oriente è come un castello costruito sulla sabbia: per quanto sfarzoso possa essere, alla prima tempesta crollerà in un istante.
A prescindere dal futuro del Medio Oriente, l’urgenza per i ricchi è quella di fuggire in fretta dai fuochi di guerra, anche a costo di spendere cifre astronomiche.
Si dice che un biglietto aereo da Dubai alla Cina sia stato spinto fino a un milione. Anche se si fosse disposti a spendere così tanto, bisognerebbe comunque mettersi in fila per accaparrarselo, e riuscire a ottenerlo dipende solo dalla fortuna. In questo momento, il denaro non è più denaro: i beni materiali non sono certo più importanti della vita.
Una calamità improvvisa ha dato a quei presunti “figli prediletti” una lezione durissima:
Salvare la pelle è la ricchezza più preziosa!
Sebbene abbia risvegliato come desiderato i sogni dei ricchi, il conflitto innescato dagli Stati Uniti sta ormai sfuggendo al loro controllo.
L’Iran è pronto a giocare d’azzardo, bombardando tutte le basi militari americane nei dintorni. Anche gli ingenti investimenti delle aziende statunitensi in Medio Oriente sono diventati bersagli di rappresaglia, e la bolla del mercato azionario americano rischia di scoppiare.
Continuare a combattere o ritirarsi immediatamente: gli Stati Uniti si trovano in una situazione senza via d’uscita.
L’anno scorso, nel momento più teso dei negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti, il rappresentante cinese Li si recò a Washington per avvertire di persona la controparte che «chi gioca con il fuoco finirà per bruciarsi», ma la frase fu tradotta come «fuoco dell’inferno», facendo infuriare la signora Bessent, che perse il controllo.
La situazione attuale non fa altro che trasformare le parole dei cinesi in una fredda realtà:
Non dite che non vi avevamo avvertito!
Lo scopo della guerra, in ultima analisi, non può prescindere dall’economia, ma per raggiungere obiettivi economici non è necessario scatenare una guerra.
Mentre la ricchezza globale cerca una nuova direzione tra le fiamme della guerra e il panico, la strategia orientale procede silenziosa ma inesorabile.
La Cina ha silenziosamente costruito un modello a doppio centro di ricchezza “Hong Kong-Hainan”, dimostrando un’attrattiva unica.
Hong Kong, in quanto centro finanziario internazionale maturo, ha come vantaggi principali lo status di porto franco e il sistema di common law; con la libera circolazione dei capitali, funge da super-collegamento tra la Cina e il mondo.
Tuttavia, il suo spazio geografico è limitato e il costo della vita elevato, e la sua capacità di accoglienza si sta avvicinando a un punto di saturazione.
Hainan, invece, è stata investita di grandi aspettative per il futuro.
Una volta completata la trasformazione dell’intera isola in zona franca, sebbene non vi sia una completa liberalizzazione della conversione dei conti correnti, saranno attuate politiche speciali in materia di investimenti, commercio, consumi e movimenti di persone, con l’obiettivo di creare una zona speciale “all’interno del territorio ma al di fuori della dogana” in cui capitali, merci e dati possano circolare agevolmente.
Il suo obiettivo non è diventare un’altra Hong Kong, ma una piattaforma di gestione patrimoniale e di valorizzazione per la nuova era, dotata di uno spazio fisico più ampio, un ecosistema ecologico migliore e un sistema più aperto all’innovazione.
Con la mossa di Hainan, lo scacchiere della ricchezza asiatica sta cambiando silenziosamente:
il trasporto marittimo e la finanza di Singapore saranno gradualmente dirottati, e la loro posizione è destinata a declinare; il Medio Oriente, a causa dei continui conflitti, non offre sicurezza e quindi ha un valore pari a zero;
Giappone e Corea del Sud, limitati dal loro status di paesi satellite, non hanno molto spazio di sviluppo.
Il doppio centro “Hong Kong-Hainan”, invece, gode di un ambiente libero, è sostenuto da un vasto mercato e, grazie al forte sostegno dello Stato, possiede un vantaggio che nessun altro concorrente può eguagliare: la sicurezza.
Se gli Stati Uniti vogliono creare scompiglio, dovranno valutare attentamente le proprie forze.
In fin dei conti, sia che si tratti della gestione patrimoniale dei ricchi o delle aspirazioni di vita della gente comune, alla fine tutto ruota attorno alla parola “sicurezza”. Il mondo è in continuo mutamento, ma la situazione qui è particolarmente favorevole.
La sicurezza è la nostra ricchezza più preziosa e degna di essere custodita, nonché la nostra forza interiore che ci permette di affrontare con serenità ogni tempesta.




