Simultaneamente alle dichiarazioni di Kaja Kallas, che presa dalla sua russofobia accusa Putin di aiutare l’Iran a colpire gli obiettivi degli USA, dal punto di vista internazionale si profila un nuovo shock petrolifero. Il blocco energetico imposto da Teheran nello Stretto di Hormuz, mostra uno degli scopi per i quali è stata avviata l’ultima missione cronologica di “regime change”. Essa è destinata a continuare, nel caso in cui la coalizione occidentale (in particolar modo la Gran Bretagna) approverà l’operazione per sminare lo Stretto (e minare la sovranità iraniana).
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è la dimostrazione vivente della confusione politica che l’Occidente sta vivendo. Da una parte egli è preso a guerreggiare per coprire gli effetti dello scandalo Epstein, mentre dall’altra vuole dettare le condizioni dei negoziati, senza considerare l’indipendenza nazionale ed economica dell’Iran. Non solo, l’inquilino della Casa Bianca, ha esposto un repentino cambiamento di pensiero anche per quanto riguarda la NATO. Trump pubblicamente ha manifestato più volte l’intenzione di uscire dall’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. Tuttavia, per avere appoggio logistico costringe gli alleati – in virtù della loro adesione alla stessa NATO – a concedere basi militari agli statunitensi (il rifiuto della Spagna è paradigmatico) e a mandare i ministri della difesa a vendere armi ai partner mediorientali (la vicenda Crosetto).
La continuazione dei bombardamenti nel territorio iraniano, è determinata dalla perfetta corrispondenza tra l’imperialismo statunitense e la crociata sionista nei confronti del mondo arabo. La guerra esistenzialistica che Israele conduce contro la Palestina, l’Iran, il Libano e altri Paesi, deriva dallo scopo di voler imprimere l’egemonia atlantista e israeliana per controllare i territori e i maggiori settori economico-strategici.
Tutto ciò avviene grazie al meccanismo mediatico che tende costantemente ad esasperare i toni contro “i nemici dell’Occidente”. Questa è la stessa rete di condizionamento e di disinformazione che legittimò le operazioni di “pace” in Iraq e in Afghanistan. Attualmente, il pretesto usato per giustificare un’altra guerra non autorizzata è quello delle presunte “minacce” del programma nucleare iraniano, che da anni dovrebbe puntare il cosiddetto “non-Stato” di Israele, e dalla necessità di difendere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Sono due oggettività a smentire gli intenti di manipolazione delle masse: la prima è che a differenza dell’Iran, Israele non ha mai aderito al Trattato di non proliferazione nucleare (TNP), di conseguenza è abilitato a produrre armamenti atomici senza doverne confermare o negare il possesso.
La seconda è che Teheran, ha voluto mettere dei paletti all’Occidente, riappropriandosi delle proprie risorse, come fece l’Iraq in passato con le nazionalizzazioni.
E cosi, il regno occidentale si mostra per quello che è: un misero colosso di vuotezza (e di pedofili), fondato sulla miseria di chi pretende di plasmare il mondo secondo i propri desideri. L’Occidente non è una civiltà di valori, ma un teatro di violenza mascherata dal diritto. E ciò è l’elemento che ha decretato la nostra sconfitta.




