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      • EDUCARE PER SERVIRE

      EDUCARE PER SERVIRE

      Il ministero dell’istruzione è un po’ come una casa stregata: il successore è sempre peggiore del suo predecessore. Dalla Gelmini alla Giannini. Dalla Fedeli, a Lucia Azzolina, passando per Patrizio Bianchi, fino ad arrivare a Valditara. Ministri che si diversificano per governi e per appartenenza politica a livello partitocratico, ma con un punto in comune: distruggere il sistema di istruzione italiano. 

      La Riforma Gelmini (Governo Berlusconi IV) ha consentito il taglio di ben otto miliardi di euro, alla precarizzazione del personale con l’introduzione dei contratti e alla decurtazione di 130.000 funzionari. Le università italiane da luoghi del sapere, divennero delle aziende, nelle quali i rettori fungono da veri e propri amministratori delegati posti al vertice dei consigli di amministrazione.  

      Stefania Giannini, tesserata al Partito Democratico e ministra dell’istruzione all’interno del governo Renzi, ha promosso la riforma dello sfruttamento, conosciuta come “Buona Scuola”. È fattuale che tale provvedimento politico oltre a essere in vigore tuttora, è sviluppato sull’alienazione lavorativa studentesca (perfino minorile), la quale viene mostrata agli occhi dell’opinione pubblica come un progetto di alternanza scuola-lavoro (piccolo gioco di neolingua orwelliana). 

      La ministra Fedeli (Governo Gentiloni) e il ministro Patrizio Bianchi (Governo Draghi), sono i due fautori della complicazione del percorso per intraprendere la carriera di insegnante. Tra un numero di crediti minimi, pratiche burocratiche superflue – accompagnate dai liturgici ritardi del Ministero – la precarizzazione dei docenti (avviata dalla Gelmini) ha visto un apice assoluto. 

      Lucia Azzolina (governo giallo-rosso) è la persona del diversivo. Ella ha spostato il centro dei dibattiti dalle criticità nelle scuole (sia a livello educazionale che strutturale) ai celebri banchi a rotelle. In un momento storico in cui, più che mai era importante perseguire i tratti di un pensiero critico all’interno del tessuto scolastico, Giuseppe Conte e la sua ministra di fiducia hanno attuato un provvedimento paradigma dello spreco. 

      Il costante peggioramento, chiaramente, ingloba anche il ministro in carica, Giuseppe Valditara. Quest’ultimo, nella piena conformità del Ministero, attuando le nuove linee guida, nelle ultime ore ha profilato un’ennesima nuova scuola dove si persegue la linea retorica dell’agenda padronale 2030, della vuotezza dei convegni sulla legalità e, infine, sulle frasi fatte dei finti dibattiti proposti nelle varie ricorrenze annuali (giornata contro la Violenza sulle donne, 27 Gennaio, Giorno del Ricordo, ecc…)  

      Proprio in virtù di ciò, una commissione ministeriale presieduta da Loredana Perla ha ridimensionato alcuni programmi come quello di Storia della Filosofia, limitando soprattutto le figure di alcuni intellettuali. Dato che la nostra società è integralmente imperniata sulla concatenazione degli eventi, le attuali direttive del Governo Meloni non rifuggono da questo schema. 

      Di conseguenza, la strategia rientra in un quadro estremamente più ampio, a tal punto da non concentrarsi in un discorso puramente liceale. Oggi si è partiti con Marx e Spinoza. Domani, passo dopo passo, toccherà agli altri cultori del sospetto (Nietzsche e Freud), a Platone, a Machiavelli, a Hegel, a Heidegger e all’intera Scuola di Francoforte. Il fine ultimo – in piena fase di attuazione – è proprio quello di indottrinare lo studente, mutando la considerazione di esso da essere umano a una macchina da introdurre nella catena di montaggio sociale. 

      In breve, si tenta progressivamente di emulare il modello USA: creare un approccio competitivo educazionale derivato dalla totale cancel culture.

      Per questi motivi, il ragionamento pasoliniano sull’abolizione della scuola dell’obbligo, basato sulla speculazione filosofica nietzschiana, è pienamente attendibile. All’epoca poteva apparire come una provocazione corsara, ma ai giorni nostri nulla è più attuale dell’interpretazione del poeta bolognese; anzi, essa può essere estesa alle istituzioni universitarie.

      La fase  dell’istruzione – dell’obbligo e non – è quel primo passo iniziatico al moralismo e a un’educazione borghese e neoliberista in cui a prevalere è il puro spirito dogmatico. 

      Il mondo dell’istruzione cosa forma? Qual è lo scopo primario della scuola e dell’università? Inserire nella società delle persone in grado di esercitare il libero pensiero con la propria volontà oppure, al contrario, creare più generazioni di sottomessi? 

      La tragedia non risiede solamente nei decreti, nelle riforme e nelle linee guida tramandate da ministro in ministro. Lo scandalo vero e proprio è racchiuso in noi studenti che osserviamo passivamente la demolizione, rimanendo vincolati al pensiero di una scuola democratica, per poi finire – un giorno – ad amare le nostre stesse catene. 

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