Continuano a circolare voci secondo cui uno sbalordito Trump starebbe segretamente perdendo la pazienza, mentre la guerra con l’Iran si trascina e logora lentamente il colosso d’argilla che è l’esercito americano:

Secondo alcune fonti, i consiglieri di Trump temono ora che questa guerra stia “consumando la sua presidenza”:
Mentre la guerra in Iran entra nel suo quinto mese, Trump è sempre più frustrato dal fatto che il conflitto, che un tempo pensava si sarebbe concluso in poche settimane, si stia protraendo senza una fine in vista, secondo quanto riferito da funzionari dell’amministrazione e da altre persone vicine al presidente.
Alcuni consiglieri di Trump temono ora che la guerra – che ha provocato un aumento dei prezzi, un calo dei consensi e la morte di oltre una dozzina di militari statunitensi – stia consumando la sua presidenza e danneggiando le già scarse prospettive dei Repubblicani nelle prossime elezioni di medio termine.
La verità è che, consumando la sua presidenza, la guerra ha esattamente raggiunto il suo scopo. Uno dei motivi principali alla base di questa guerra era distogliere l’attenzione dallo scandalo Epstein, che minacciava, da solo, di distruggere la presidenza di Trump. In questo modo, coprendo il fuoco con una coperta, la guerra è riuscita a spegnerlo, ma la coperta ora minaccia a sua volta di soffocare il resto della carriera e dell’eredità politica di Trump.
L’articolo rileva che persino i principali collaboratori di Trump temono per la propria vita a causa delle informazioni della CIA, secondo cui l’Iran li starebbe prendendo di mira per eliminarli:
La guerra ha avuto un impatto personale sul presidente e su alcuni dei suoi più stretti collaboratori. Secondo fonti a conoscenza dei fatti, alcuni di loro sarebbero stati avvertiti dai servizi segreti che gli iraniani intendono ucciderli e avrebbero ricevuto l’ordine di interrompere l’utilizzo di servizi di trasporto privato.
La parte più rivelatrice dell’articolo è quella che svela la frustrazione di Trump per l’impossibilità di trattare con la leadership iraniana, poiché [il presidente] ritiene che, ogni volta che gli Stati Uniti fanno progressi nei negoziati, l’Iran ricorra agli attacchi:
Mentre la guerra si protrae, Trump è diventato meno fiducioso nella possibilità che Stati Uniti e Iran trovino una soluzione diplomatica al conflitto. Secondo fonti vicine alla vicenda, [il presidente] si è lamentato con i suoi consiglieri della difficoltà di individuare chi possa parlare a nome dei vertici del Paese e del fatto che, ogni volta che gli Stati Uniti ritengono di aver fatto progressi al tavolo delle trattative, l’Iran riprenda gli attacchi.
Questo, più di ogni altra cosa, testimonia la natura profondamente radicata dell’arroganza imperialista che ha preso il sopravvento nel cuore e nell’anima della politica estera americana. L’eccezionalismo sfacciato è diventato così pervasivo che Trump si basa semplicemente sul presupposto che gli accordi stipulati dagli Stati Uniti debbano essere rispettati dalla controparte. Gli Stati Uniti ne sono però esenti, non sono soggetti ad alcun criterio perché si dà per scontato che, in quanto potenza egemone globale, la loro posizione nei negoziati possa essere “flessibile”.
Si tratta probabilmente di un altro aspetto dell’onnipresente privilège exorbitant
.

Tutti sanno che sono stati gli Stati Uniti a violare e disattendere tutti gli accordi o, semplicemente, a ignorare clausole come l’inclusione di Israele e Libano, tra le altre cose.
Ieri è stato il primo giorno in cui gli Stati Uniti non sono riusciti ad attaccare l’Iran e c’è il timore che stiano semplicemente esaurendo le proprie risorse e non siano in grado di mantenere l’elevato ritmo degli attacchi quotidiani.

Questo è stato confermato dalla CBS, che ha citato anonimi funzionari della difesa, secondo cui gli Stati Uniti, semplicemente, non possono continuare a consumare risorse a questo ritmo:

I funzionari statunitensi, che hanno parlato con CBS News a condizione di anonimato data la delicatezza dell’argomento, hanno affermato che gli Stati Uniti non possono sostenere il ritmo con cui hanno impiegato munizioni di precisione dall’inizio della campagna contro l’Iran.
Ricordate quando si levavano grida di scherno sul “calo” dei lanci di missili balistici da parte dell’Iran, mentre Hegseth e soci si vantavano del fatto che gli Stati Uniti continuavano ad effettuare centinaia di sortite al giorno nei primi giorni di guerra? A quanto pare, il colosso di argilla si è ormai veramente impantanato, perché il pallone della “macchina bellica” statunitense si è sgonfiato fino ad esalare un flebile rantolo.
Il Telegraph si è spinto ancora oltre:

Leggete qui di seguito le incredibili indiscrezioni:
Ma, all’interno dell’amministrazione, si stanno diffondendo voci secondo cui il Pentagono starebbe nascondendo una carenza di missili intercettori, necessari per riprendere la guerra. Si ipotizza inoltre che la Casa Bianca si rifiuti di riconoscere l’entità di tale carenza.
Condividere “cattive notizie, o notizie realistiche, non sembra mai fare il bene di nessuno”, ha detto una fonte interna al Telegraph. Un’altra fonte ha affermato che una “cultura del silenzio” sta causando problemi a Pete Hegseth, il segretario alla Difesa statunitense.
Come riportato dalla CBS, gli Stati Uniti sono stati costretti ad utilizzare sempre più bombe plananti JDAM, con una gittata molto più limitata, perché hanno esaurito la maggior parte dei loro missili da crociera avanzati JASSM e Tomahawk:

Questo espone i vettori dei sistemi JDAM a rischi crescenti, poiché devono avvicinarsi ai loro obiettivi, per non parlare del fatto che queste munizioni devono essere lanciate da un’altitudine estremamente elevata per garantire la distanza di planata, il che li espone ulteriormente al pericolo di essere individuati dai radar iraniani e abbattuti.
L’effetto a catena è che l’Iran è quindi in grado di spostare le risorse più importanti maggiormente in profondità nel Paese, dove le armi di precisione a lungo raggio statunitensi non possono più arrivare con regolarità. La conseguenza finale è che gli Stati Uniti stanno lentamente sprofondando in un dilemma del tutto insostenibile, in cui le loro migliori risorse sono esposte agli attacchi iraniani, mentre quelle iraniane sono al sicuro dagli attacchi statunitensi.
Un esempio concreto:
https://x.com/LayBay_ish/status/2080241825466515598
Sta diventando sempre più evidente il fatto che gli Stati Uniti stanno colpendo obiettivi di scarsa o nulla importanza per dare l’impressione di forza e iniziativa, mentre, in realtà, l’apparato militare iraniano non subisce quasi più alcuna perdita di efficacia:

L’Iran, d’altro canto, continua a distruggere sistematicamente le risorse più critiche degli Stati Uniti nella regione e nell’ultima settimana ha colpito numerosi importanti radar a lungo raggio e diverse basi militari:
https://x.com/Pataramesh/status/2079858514101420479
Le immagini satellitari mostrano la completa distruzione da parte dei missili iraniani di un hangar contenente munizioni per le unità delle forze speciali dell’esercito statunitense presso la base aerea King Faisal in Giordania.


La capacità dell’Iran di riprendersi dalle proprie presunte perdite continua a sconvolgere l’establishment occidentale:

Dall’articolo:
Secondo funzionari israeliani e occidentali e dalle analisi di immagini satellitari, l’Iran ha ricostruito rapidamente le infrastrutture danneggiate durante la campagna di bombardamenti statunitensi e israeliani degli ultimi mesi: basi missilistiche annidate nelle profondità delle montagne, ponti, porti e impianti di produzione.
I progressi più rapidi del previsto preoccupano alcuni funzionari israeliani.
Ciò contribuisce a spiegare la continua resistenza dell’Iran, nonostante una campagna aerea che ha visto oltre 20.000 attacchi al culmine della guerra e che prosegue lungo la costa iraniana nel tentativo di spezzare il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz.
A titolo di breve digressione, si noti ancora una volta il famigerato “ritardo nella scoperta” dei media mainstream: praticamente tutto ciò che noi analisti indipendenti avevamo riportato per mesi finisce invariabilmente per essere considerato “notizia dell’ultima ora” quando lo sforzo di mantenere la struttura informativa della propaganda inizia a prevalere sulla sua utilità.
Praticamente fin dal primo giorno di questa guerra, avevamo detto che:
1. Gli Stati Uniti non stavano colpendo alcun obiettivo militare di rilievo, poiché l’Iran aveva disperso tutte le sue risorse in preparazione della guerra.
2. L’Iran stava ricostruendo con incredibile rapidità tutte le infrastrutture civili colpite dagli Stati Uniti.
3. Le scorte statunitensi di munizioni di precisione non sarebbero bastate fino al concretizzarsi della tanto auspicata “vittoria”.
Ora, a distanza di mesi, tutto quanto sopra viene ammesso, seppur a malincuore, quasi una sorta di sconvolgente rivelazione.

“Hanno ricostituito le loro scorte”, ha affermato. “Hanno capacità di industrializzazione e ricostruzione davvero notevoli.”
No, davvero? È un Paese di 90 milioni di abitanti, per l’amor del cielo, con, almeno secondo una fonte, il quarto QI più alto di qualsiasi nazione sulla Terra .
I media continuano a segnalare il persistente fallimento degli Stati Uniti nell’impedire all’Iran di controllare Hormuz:
https://x.com/HFI_Research/status/2080157780397408766
Il Financial Times descrive come due navi abbiano tentato di infiltrarsi nelle acque territoriali dell’Oman, presumibilmente sotto la “brillante” guida di funzionari statunitensi. Ma anche sotto la protezione della formidabile forza aerea americana che le scortava e le difendeva, le navi sono state illuminate come un albero di Natale da missili iraniani:
Rimanendo vicino alla costa omanita, le navi Kavomaleas e Acheloos hanno tentato la traversata domenica sera, le uniche due navi a farlo, secondo fonti a conoscenza della situazione.
Nonostante il rafforzamento del supporto aereo statunitense e giorni di intensi attacchi contro obiettivi militari lungo la costa, entrambe sono state colpite e danneggiate da missili iraniani.
“Colpire le navi della Dynacom ha cambiato le carte in tavola, e anche gli armatori disposti a correre rischi avranno bisogno di qualcosa di più dei titoli di giornale sulla pace per tornare a operare”, ha affermato Amrita Sen, fondatrice della società di consulenza Energy Aspects.
Nel frattempo, l’economia statunitense si sta dissanguando:
https://x.com/charliebilello/status/2081061723662962966
Certo, 311 milioni di barili di riserva sono ancora tanti, ma corrispondono al consumo del Paese per soli 15 giorni circa.
Ora il New York Times riporta che Trump ha, per il momento, deciso di non lanciare un’operazione “molto più ampia” contro l’Iran.

La ragione addotta è ovvia:
Tra le preoccupazioni vi è quella che un’intensificazione delle ostilità possa esaurire pericolosamente le già ridotte scorte di munizioni per la difesa aerea in Medio Oriente.
Ironia della sorte, nell’articolo sopra citato vengono riportate le dichiarazioni di alcuni funzionari secondo cui i bombardamenti di Trump sull’Iran starebbero in realtà contribuendo a rafforzare il cosiddetto “regime” iraniano:
Il funzionario ha affermato che gli attacchi avrebbero l’effetto opposto a quello desiderato, mantenendo l’Iran coeso e consentendo ai leader iraniani di concentrare l’attenzione su una minaccia esterna.
Con lo Yemen che ora sembra sul punto di entrare in guerra, le scorte di missili di difesa aerea statunitensi potrebbero crollare a livelli catastrofici, visto che gli Stati Uniti dovrebbero rifornire tutti i Paesi della regione per respingere sia gli attacchi di Ansar Allah che quelli iraniani.
A integrazione del precedente articolo a pagamento, che trattava dello stupore occidentale per l’evoluzione della potenza di fuoco iraniana, presentiamo un articolo del Wall Street Journal su uno dei missili di maggior successo dell’Iran, il Kheibar Shekan:

Nel pezzo si spiega come le tattiche in continua evoluzione dell’Iran abbiano tenuto gli Stati Uniti sulla difensiva, impedendo loro di fronteggiare l’offensiva:
Il missile Kheibar Shekan è il cavallo di battaglia dell’arsenale di Teheran: un’arma economica, mobile e precisa con una gittata di almeno 900 miglia. Recentemente, è stato utilizzati dall’Iran in attacchi complessi, dimostrandosi un avversario adattabile per gli Stati Uniti.
Da quando i combattimenti sono ripresi questo mese, l’Iran ha lanciato missili Kheibar Shekan contro le basi americane, hanno affermato funzionari statunitensi. Stanno usando una combinazione di diverse traiettorie di volo, manovre e velocità per cercare di confondere le difese statunitensi, hanno aggiunto.
Proprio come il missile Emad di cui abbiamo parlato nell’articolo a pagamento, scrivono che anche il Kheibar può essere equipaggiato con un MaRV dotato di propulsione propria, e quindi può mantenere la capacità di puntamento e di guida durante l’arco terminale finale:
Secondo analisti e funzionari, in alcune varianti del missile, la sezione anteriore, quella che contiene la testata esplosiva e si stacca durante la fase terminale del volo, è dotata di un piccolo motore che le consente di correggere la traiettoria mentre si avvicina al bersaglio a una velocità di 6.000 miglia orarie.
Confermano inoltre indirettamente una delle “fughe di notizie” dell’articolo a pagamento. Ricordate questo, che si dice sia stato scritto da un soldato americano con informazioni riservate in una delle basi statunitensi:

Ora prendete in considerazione questo passaggio di conferma tratto dall’articolo del Wall Street Journal:
I missili balistici viaggiano nell’alta atmosfera o nello spazio prima di ricadere verso un bersaglio, ma non tutti sono in grado di manovrare. Gli analisti militari che hanno studiato il Kheibar Shekan affermano che può variare la sua traiettoria più di altri missili balistici, nel tentativo di renderne più difficile l’individuazione e la distruzione.

A giudicare da quanto detto sopra, sembra che i missili iraniani siano più intelligenti di quanto credessero gli Stati Uniti.
Poco dopo il nostro articolo, altri media occidentali hanno pubblicato informazioni a conferma di quanto affermato, indicando che l’Iran ha colpito con tale precisione strutture segrete della CIA da indurre gli esperti a concludere che la Russia fosse responsabile [dell’individuazione] degli obiettivi.

Un promemoria interno di un’agenzia di intelligence occidentale, secondo un funzionario della regione che ha accesso al documento, ha concluso che la Russia aveva probabilmente avuto un ruolo nel prendere di mira le strutture regionali della CIA. Il funzionario ha parlato del promemoria a condizione che la sua identità non venisse rivelata.
L’attacco alla stazione della CIA a Riyadh, in particolare, sarebbe stato condotto utilizzando varianti del drone Shahed “potenziate” dalla Russia, la cui precisione ha lasciato senza parole i funzionari.
Secondo quanto riferito, uno dei velivoli ha aperto una breccia in un punto vulnerabile della facciata esterna dell’ambasciata, mentre il secondo, dopo aver attraversato l’apertura, è esploso all’interno.
Uno dei miglioramenti è stata la fornitura di moduli in grado di utilizzare il sistema satellitare russo, i Kometa-M CRPA, di cui abbiamo già parlato diverse volte:
I due funzionari occidentali presenti nella regione hanno affermato che la Russia ha aiutato l’Iran a migliorare la capacità dei suoi droni Shahed di raggiungere gli obiettivi e gli analisti sospettano che l’Iran abbia utilizzato queste versioni nell’attacco a Riyadh.
Secondo un’altra fonte, la Russia avrebbe aiutato Teheran a migliorare la precisione dei suoi Shahed-136 fornendo un modulo di navigazione satellitare, il Kometa-M, che, secondo gli esperti, sarebbe molto più preciso e difficile da disturbare rispetto a quello prodotto dall’Iran.
Beh, se si tratta degli ultimi modelli Kometa-M, il motivo per cui sono molto più precisi e più difficili da mandare in crash è che integrano fino a 16 o più moduli di questo tipo su un’unica scheda, mentre i modelli precedenti ne avevano solo 2 o 4.
Affermano che molte delle stazioni della CIA colpite erano “segreti gelosamente custoditi”, il che presumibilmente implica che solo la Russia avrebbe potuto rivelarne le coordinate:
Le strutture della CIA all’estero includono gli uffici principali dell’agenzia nei singoli Paesi, che, tradizionalmente, si trovano all’interno delle ambasciate e sono chiamati stazioni. Inoltre, la CIA gestisce uffici, rifugi sicuri, centri logistici e siti coinvolti in attività di sorveglianza o altre operazioni.
L’ubicazione di questi siti è un segreto gelosamente custodito.
Le fonti si sono rifiutate di rivelare il numero esatto o l’ubicazione delle strutture della CIA colpite dai droni iraniani. Una fonte ha indicato un numero compreso tra “più di uno e meno di una dozzina”. Una seconda fonte ha affermato che diverse strutture sono state colpite
.

O forse l’Occidente ha nuovamente sottovalutato le capacità di intelligence interne dell’Iran.
Dopotutto, secondo l’ultima farneticazione di Trump, la nazione “sconfitta” sarebbe ormai ridotta ad una satrapia disfunzionale governata da un “dittatore gay”:




