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      • CEUTA, LA MELONI E I PATRIOTI DA OPERETTA

      CEUTA, LA MELONI E I PATRIOTI DA OPERETTA

      Diciamoci la verità: in Italia tutti sono rimasti soddisfatti di quanto accaduto a Ceuta. L’intera classe politica ha espresso godimento per la crisi umanitaria, in modo tale da gratificare le manie di propaganda. Dal Partito Democratico, passando per Fratelli d’Italia, fino ad arrivare a Futuro Nazionale di Vannacci.

      La “falsa sinistra” è contenta perché Sanchez e la Spagna stanno spiegando – seppur minimamente – cosa significhi esser per l’appunto di “sinistra”. Certo, essa è pur sempre una sinistra globalista e non internazionalista, ossia quel tipo di area progressista associata all’unione dei mercati e non del proletariato. Nonostante ciò, è comunque un esempio da seguire per quanto riguarda il mantenimento e la difesa della sovranità nazionale.

      La destra, invece, è compiaciuta per i soliti motivi. Se la parte PD-AVS segue il filone propagandistico dei porti aperti, la controparte FDI-Lega-FN è formata dai catenacciari dei mari e delle frontiere. Ovviamente parole di cartone, come il loro sovranismo. Se la Meloni, Salvini e Vannacci fossero davvero sovranisti (nei termini dell’indipendenza), non dovrebbero far altro che elogiare la gestione del governo spagnolo. Altro che sospensione del Trattato di Schengen. Se poi la Premier italiana voleva essere smentita per fare l’ennesima figura barbina, ci ha pensato benissimo Pedro Sanchez, rinfacciandole il numero dei 478.000 immigrati irregolari entrati in Italia nel quinquennio 2021-2026. La Spagna, nello stesso arco temporale, ha invece visto l’afflusso 234.760 irregolari.

      Ora due sono le opzioni: o Sanchez è un nazifascista di prima categoria, oppure qualcuno ha perso tempo a parlare di blocco navale e del globo terracqueo.

      Ma andando oltre i due schieramenti, cos’è successo a Ceuta?

      Anzitutto preme dire che Ceuta è una città autonoma spagnola situata nel Nord Africa, proprio di fronte allo Stretto di Gibilterra, posizionata lungo la costa settentrionale del Marocco. Nei giorni finali di luglio, l’enclave viene invasa da quasi 80.000 persone, provocando una crisi migratoria senza precedenti.

       

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      Nel quadro delle relazioni internazionali, da qualche anno a questa parte – precisamente dal 2022 – è in atto una vera e propria crisi diplomatica tra Madrid e Rabat a causa del riconoscimento spagnolo dell’autonomia del Sahara occidentale. In questo frangente iniziale anche l’Algeria era entrata in rotta, tagliando i flussi commerciali verso la penisola iberica.

      Sappiamo il ruolo di Algeri all’interno del Mediterraneo e nella geopolitica. L’esecutivo algerino, dopo la crisi russo-ucraina del 2022, è divenuto uno dei principali fornitori di gas dell’Italia. In realtà, l’Algeria gioca d’astuzia e sull’ingenuità degli italiani, visto che il gas che esporta è sempre quello russo ma con un prezzo rialzato.

      Proprio sulle questioni energetiche si è basata la riconciliazione diplomatica tra la Spagna e lo Stato confinante con il Marocco. Il 20 luglio 2026, si è siglato il maxi accordo in grado di sancire: l’aumento del 10% dei flussi di gas naturale verso la Spagna mediante il gasdotto Medgaz, l’implementazione del commercio del GNL e, infine, il consolidamento di Algeri come primo fornitore assoluto, in grado di ricoprire addirittura il 40% del fabbisogno mensile spagnolo.

      Dieci giorni dopo il patto storico, la “vendetta” è servita a Ceuta. Il governo di Rabat ha impresso pressioni sulla stragrande maggioranza degli emigranti, invogliandoli a oltrepassare il varco e determinare la crisi. Addirittura, molti giovani marocchini hanno riferito la totale noncuranza della polizia del loro Paese, consentendo così il passaggio della frontiera. Altri, affermano di essere stati ingannati poiché nessuno li aveva allertati dei rimpatri immediati previsti dalla Spagna.

      Al di là delle solite baraonde, la situazione a Ceuta è grave non solo per la crisi migratoria in sé e per sé, ma per la disputa evidente tra Spagna e Israele; di conseguenza tra Netanyahu e Sanchez.

      Accordi di Abramo: riconoscimento della sovranità marocchina nel Sahara occidentale e dei contatti formali con Tel Aviv. Si forma così, nel 2020, l’asse Marocco-USA-Israele.

      L’Algeria, invece, non ha mai riconosciuto le istituzioni israeliane, facendo del sostegno alla Palestina un proprio pilastro politico. Due Paesi filo-palestinesi che si coalizzano – per quanto ne dicano gli ambasciatori statunitensi pro Israele – sono un duro colpo da mandar giù.

      Perché?

      Perché i presupposti di alleanza sono gli stessi siglati con l’Accordo di Abramo, ma in caso antitetico. In questa maniera, il consolidamento di una parte ostile a Netanyahu e alle politiche di Tel Aviv diventa enorme.

      Essere contro un genocidio e le voglie espansionistiche israeliane comporta delle conseguenze gravi.

      Insomma, è un po’ come il mafioso che piazza la bomba dinanzi all’attività della persona che non vuole pagare il pizzo.

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