“Chi sono” può essere una domanda con o senza risposta, “chi siamo” anche, ma entrambe le allocuzioni acquistano significato se, e direi pure “solo se”, vengono accolte insieme, come un unico anelito alla conoscenza esistenziale di sé e del mondo attorno a sé, senza il quale il solo “sé” troverà ancor meno significato di quanto ci si possa sforzare di cercare.
Il vivere da consumatori in una società liberal consumistica allontana la propria coscienza da queste investigazioni esistenziali al punto tale da ingigantire un io presunto fino a dissolverlo, paradossalmente ma inevitabilmente, nel nichilismo che affligge la nostra cultura decadente.
Lo slogan implicito, e talvolta esplicito, delle pubblicità è “perché tu vali”, ripetuto ad nauseam come ogni menzogna che dev’essere inculcata come vera, pena il fallimento del sistema economico, quello fondato sul profitto, che pervade continuamente tutti gli altri aspetti del sistema in cui viviamo, nel quale trovare conforto contro il male e il vuoto che paventiamo esserci fuori da esso.
Un sistema razionale, nella sua inconsistenza di fondo, che vede nell’uso della ragione una fonte inesauribile di autodifesa e consolidamento. Almeno fino a quando non si sperimenta l’irrazionalità dell’amore, che risveglia la coscienza nella misura della profondità del sentimento provato. Il dono autentico, quello che si fa, o si riceve, col cuore puro, senza secondi fini e senza aspettarsi un ritorno automatico, è un ottimo esempio di esercizio dell’amore, in qualunque circostanza.
L’amore con i suoi gesti congruenti dissolve l’io e rafforza la coscienza, che è pur sempre mediata dalla propria individualità, ma proiettata nel mondo esterno ad essa, come chi osserva fino all’orizzonte visibile da un particolare punto di vista, mutevole col movimento che solo la propria vita può consentire.
Per questo non è concepibile la coscienza ultraterrena, dopo la morte o prima della nascita, che però è sorgente di fede e spiritualità declinata nelle più svariate forme storiche, per lo più autoritarie ma ora anche libere, soggettive e autonome, cioè originali nel senso proprio del termine. Nell’aldilà dalla vita terrena i punti di vista si fondono in un unicum, che rende la vista tramite gli occhi superata dalla vista assoluta, che vede la verità come finalmente unica e indiscutibile, aliena dalla ragione. O almeno questa è l’ipotesi più probabile per i credenti, in qualunque religione.
Ogni sistema fideistico deve avere una sua ragion d’essere, che trascende le necessità umane da cui è nato e che lo rendono incompatibile con le altre culture religiose, ognuna sedicente portatrice di verità assoluta.
In passato si era più immersi nella propria cultura particolare, come fosse l’unica possibile. Oggi con la globalizzazione commerciale si veicola anche la globalizzazione culturale, che rende evidenti i paradossi di cui sopra, giustificando ulteriormente un relativismo nichilista. Oppure, in alternativa, un’autentica libertà di pensiero fondata sulle proprie percezioni, sia fisiche che spirituali.
Questo raro fenomeno è sempre esistito, e malvisto dall’autorità costituita in quanto potenziale causa di ribellione al sistema, blindato ma pur sempre vulnerabile.
Oggi no, si comincia a intravedere nella libertà di pensiero l’alternativa necessaria a un sistema ormai marcito nelle proprie contraddizioni intrinseche, insanabili e fonte di malessere e orrori crescenti. Ma per cambiare un sistema occorre proporne un altro, ed ecco che questo diventa possibile a partire dalla fusione del “chi sono” col “chi siamo”, fino a maturare una comunione d’intenti naturale e spontanea, frutto di una coscienza che gli altri animali affidano piuttosto all’istinto, innato o acquisito dai genitori subito dopo la nascita.
L’amore incondizionato per il prossimo è la chiave per entrare nel mondo della spiritualità condivisa spontaneamente, come unica possibilità che la libertà offre a chi riesce a viverla autenticamente.
La diffusione di questa coscienza collettiva rende sempre meno necessarie le leggi imposte con la forza da una qualche autorità costituita, per sostituirle con leggi coscienziali condivise, come in gran parte già avviene un po’ ovunque, in un processo di maturazione che pur nella sua lentezza e nei suoi corsi e ricorsi procede verso la salvezza dall’autodistruzione incombente col progredire della scienza e della tecnologia.
Chiedersi “chi siamo” trascende il senso che si vuol dare alla propria vita con tutti i suoi personalismi. Ciò che vogliono tutti, dai loro punti di vista, diventa un brodo di coltura da cui estrarre un sapore essenziale, che non contiene più i singoli sapori come unici e limitati, e per questo appare nella sua vera realtà, che è una vita ben vissuta, fine a se stessa come quella dei fiori, delle piante e degli animali che popolano insieme a noi il Pianeta in una biosfera ecologicamente anche crudele, ma tendente alla perfezione, che solo l’umanità può favorire o distruggere, come ha fatto fino ad ora nell’era delle rivoluzioni industriali.
Sarebbe uno spreco enorme ed inutile terminare l’esperimento umano prima che trovi un suo posto virtuoso in un più vasto universo, ma la responsabilità necessaria per impedirlo è solo nostra.
E’ tempo di capire, è tempo di agire, con tutta l’umiltà e la forza necessarie a cambiare in meglio questo mondo di inutili quanto indicibili sofferenze. Non è una novità, è da millenni che qualcuno lo predica e indica la via. La novità è che non c’è più tempo per rinviare una reazione forte agli orrori palesati, che non si può più far finta di ignorare.
La vita è guerra, ma non esiste solo la guerra dell’odio contrapposto, esiste anche la guerra dell’amore incondizionato, l’unico vero amore che troverà spontaneamente la sua contrapposizione, senza pretese di ottenerla per forza.
Ci sono vari modi per avvicinarsi a questa condizione: la preghiera, la sofferenza, la ragione ben amministrata, ma soprattutto l’amore per i propri cari, il primo livello di un prossimo più vasto, che non ha limiti rispetto alle nostre scarse capacità, ma non per questo è irraggiungibile. E’ solo così che si può trovare risposta al “chi siamo”. E dalla certezza di questa risposta trovare la forza per cambiare noi stessi e il mondo.




