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      • Guerra ai guerrafondai

      Guerra ai guerrafondai

      Chi sono i guerrafondai? Questa domanda presuppone che si tratti di persone fisiche, il che è solo una parte della verità. Certo che esistono guerrafondai in carne e ossa, persone che in quel che pensano, in quel che dicono e soprattutto in quel che fanno determinano le condizioni per far scoppiare una guerra, o almeno ci provano, e comunque danno il loro contributo in tal senso.

      Li troviamo tra i politici, tra i militari, tra gli agenti segreti, tra i giornalisti, ed alla fine, quando siamo prossimi al verificarsi dell’evento, anche tra la gente comune, quella parte di opinione pubblica che ha abboccato alla propaganda di guerra e trascina molti altri verso una sorta di consenso rassegnato al verificarsi della guerra. Un consenso massivo più che necessario ai vertici guerrafondai, per quanto passivo e non condiviso dai più, che si troveranno in guerra quasi senza saperlo, come accade sempre più spesso. Un tempo le cose andavano diversamente, ma anche le guerre erano molto diverse, come la storia ci racconta.

      L’impero anglo-americano è diventato maestro in quest’arte subdola del seminare e coltivare odio e discordia insanabile tra le genti che vuole controllare per interessi territoriali, commerciali o geostrategici che siano, dal momento che non possiede una forza propria sufficiente a controllare direttamente tutte le situazioni potenzialmente lesive dei propri interessi in ogni angolo di mondo.

      Il giochino sporco è piuttosto chiaro quando si tratta di popolazioni arretrate rispetto a noi, che hanno la sfortuna di abitare territori ricchi di materie prime o in posizioni geostrategiche rilevanti, inducendoci a pensare che a noi europei non capiterà mai, che siamo in grado di proteggerci intellettualmente per non cadere in queste volgari e vili trappole predatorie. Ma non è così oggi come probabilmente non lo è stato alla vigilia delle ultime 2 guerre mondiali, le cui vere cause ultime sono ancora discutibili.

      Certamente ogni guerra non è mai fine a sé stessa, ha sempre reali motivazioni di parte che i vertici guerrafondai ben conoscono e irresponsabilmente governano, con metodi spesso criminali. Quando però le guerre rischiano di esplodere da ambiti regionali ad una nuova guerra mondiale, ecco che anche i metodi appaiono, sempre, più che criminali, visti gli esiti catastrofici ed irreversibili previsti in questo caso.

      Sembra assurdo, impensabile, eppure ci troviamo di nuovo in queste condizioni, cioè in uno stato avanzato di preparazione ad una guerra mondiale. Il dato più evidente ed oggettivo è fornito dagli impressionanti stanziamenti già approvati per lo sviluppo dell’industria delle armi moderne, delle quali ogni blocco vorrebbe avere la supremazia, dicono a scopo di “deterrenza”, cioè la più grande sciocchezza che si possa ancora immaginare dopo averla già sperimentata negli anni della “guerra fredda” tra i blocchi ideologicamente contrapposti emersi dalla II guerra mondiale, l’ultima alla quale l’umanità è sopravvissuta solo grazie all’arretratezza delle tecnologie militari disponibili all’epoca, che ne ha limitato la portata devastatrice, nonostante ci fossero forti ragioni esistenziali per usarle senza limitazioni di alcun genere.

      Condizione questa più che certa anche nel caso di una nuova guerra mondiale tra disperati, ma questa volta senza limitazioni oggettive alla reciproca distruzione totale, il che è una certezza assoluta, indiscutibile. Da qui l’importanza vitale di riconoscere gli attuali guerrafondai per combatterli e renderli inoffensivi.

      I problemi in tal senso sono però enormi, come montagne da spostare, a cominciare dal fatto che gli attuali vertici guerrafondai sono gli stessi che detengono le redini dell’economia, tramite la gestione monetaria e finanziaria che conferisce loro il potere assoluto in tutti i campi della comunicazione, della politica, delle istituzioni pubbliche, talvolta “privatizzate” ad hoc, ecc. ecc.

      Tuttavia questa brutta faccenda cambia di prospettiva se guardiamo all’altra parte di verità, cioè al riconoscimento che il processo di preparazione alla guerra è soprattutto sistemico, ed i guerrafondai in carne ed ossa ne sono l’espressione vivente, che il sistema stesso produce di riflesso alle sue contraddizioni intrinseche. In tal senso anche i vertici guerrafondai, per malefici e mostruosi che siano, non sono più da considerare come causa ultima delle guerre, quanto piuttosto gli effetti, essi stessi, di sistemi che mostrano i propri limiti nel non poter risolvere i loro problemi interni senza il ricorso alla forza fisica tra di essi, scaricandola sui rispettivi parchi buoi d’appartenenza, che poi siamo noi. Ecco quindi che ai tradizionali blocchi politico-territoriali si sostituiscono i blocchi sistemici, trasversali ai primi.

      Sembra di parlare di cose grosse, troppo difficili da comprendere a fondo per la gente comune come me, e sicuramente è così. Tuttavia alcune questioni basilari si possono capire, e quindi governare, anche intervenendo a livello individuale, perché siamo noi la parte largamente maggioritaria del sistema stesso, nella nostra complessità individuale che si fonde con quella di tutti gli altri, ma con molti elementi comuni, visto che siamo tutti esseri umani sostanzialmente uguali biologicamente e spiritualmente, che non hanno nulla da perdere al di fuori della propria vita reale. Ecco che allora il ragionamento si sposta su cosa siamo, cosa vogliamo, che ci facciamo in questo mondo, nel quale siamo nati all’interno di un sistema piuttosto che di un altro.

      A questo punto diventa più facile riconoscere il nostro ruolo nei confronti della guerra, nelle cause che la determinano e nella possibilità di combatterle, a partire dalle nostre abitudini quotidiane, dalle nostre ambizioni, dalla nostra coscienza che ci dice a chiare lettere che questa pulsione umana va cancellata definitivamente, dopo millenni di storia nei quali l’abbiamo sia prodotta che subita. Il che non significa perdonare e amnistiare i guerrafondai in carne ed ossa, ma combatterli togliendogli l’alimento di cui si nutrono, nei cui ingredienti troviamo molte delle nostre esigenze umane mal interpretate.

      Solo un egocentrismo esasperato ci impedisce di riconoscere quello che oggi è lecito e quello che non lo è, considerando che navighiamo tutti sulla stessa barca che solca gli spazi del sistema solare all’interno della via lattea, la nostra galassia tra miliardi di altre nell’universo.

      Certamente un punto di vista corretto presuppone la sostanziale uguaglianza tra noi esseri umani, viste anche le numerose affinità biologiche con altre specie ed il nostro ingombrante inserimento nella biosfera che ci ospita. Anche solo queste ovvietà implicano un sentito ripudio del razzismo in ogni sua forma, per farlo sparire per sempre, il che ancora oggi non sarebbe un risultato da poco nella lotta contro le guerre e le ingiustizie sociali in corso.

      D’altra parte ogni anno nel mondo vengono uccisi molti miliardi di polli in tenera età, eppure solo un’esigua minoranza di vegani si scandalizza davanti ad un piatto di cotolette di pollo. Semmai è il modo in cui vengono allevati i polli che dovrebbe porci una questione morale.

      Umani a parte, nei mari quantità smisurate di pesciolini ed altre piccole creature allo stato selvaggio vengono continuamente divorati vivi da pesci più grossi. Questa è la natura e dobbiamo farcene una ragione.

      Di esempi se ne possono fare innumerevoli altri, ma il senso è già chiaro: non è vano buonismo contro natura dichiarare guerra alle guerre tra umani in ogni loro forma, è semplice buon senso di chi si rende conto di cosa significhi al presente e sempre peggio nel futuro, del quale abbiamo responsabilità primaria rispetto non solo a noi stessi ma soprattutto verso i posteri, per consentire loro, per quanto è nelle nostre pur limitate possibilità, come minimo la stessa esistenza che ci è stata donata, preferibilmente in un ambiente sano e pulito come la natura stessa tende a creare quando è possibile, senza l’assurda pretesa di essere dei privilegiati assoluti in questo mondo, per diritto di nascita o per qualsivoglia altro futile motivo insostenibile.

      La schiavitù e la rovina dei popoli per mano di un manipolo di pazzi criminali in cerca di onnipotenza non sarebbe possibile senza una qualche forma di complicità autolesionista, che va riconosciuta per poter veramente cambiare un sistema suicidario, basato sul profitto.

      Ad esempio anziché sopportare passivamente una pubblicità asfissiante che promuove un consumismo individualistico stupidamente esasperato sarebbe il caso di ricordare attivamente, in questi giorni di crisi sistemica, l’antico monito “conosci te stesso”, fonte di saggezza e di salvezza dai pericoli mortali dei progressi tecnologici, che è invece possibile sfruttare a fin di bene, che non può che essere bene comune. Questo richiede un lavoro enorme di perfezionamento coscienziale, vero campo di battaglia interiore oggi più che mai necessario e preliminare alle sacrosante battaglie contro i corrotti.

      Se l’aver colto il frutto dell’albero della conoscenza è il nostro peccato originale, allora ha un senso dedicare la nostra intera esistenza a meritarci la redenzione da tale pesante eredità, con tutto il coraggio che questo comporta e che possiamo trovare nel profondo di noi stessi, qualunque sia il nostro limitato orizzonte intellettuale. La mente infatti può mentire, lo spirito no, ma queste due facoltà dobbiamo coltivarle insieme per ritrovare il senso della nostra vita, che un senso ce l’ha, a dispetto degli stolti che blaterano il contrario. Questa è la nostra vera guerra, bella e possibile, ai guerrafondai d’ogni livello.

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