Quanto accaduto in Venezuela a partire dal 3 gennaio scorso, con la cattura e il rapimento del presidente Maduro da parte degli USA, e più in generale la lunga storia delle tensioni fra americani e venezuelani, mi ha riportato alla mente un libro importante, Confessioni di un sicario dell’economia, uscito nel 2004 e poi aggiornato nel 2016 con una seconda edizione, anche se in italiano è stata tradotta solo la prima. L’autore è John Perkins, che ha lavorato per importanti aziende americane e il cui compito era, come dice lui stesso presentandosi, quello di “dirottare il denaro dalla Banca Mondiale, dall’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) e da altre organizzazioni di aiuto estero, verso le casse di enormi multinazionali e nelle tasche di poche famiglie facoltose” (oggi diremmo dei grandi fondi di investimento e dell’elite finanziaria) . Perkins si definisce un “sicario dell’economia” (EHM – Economic Hit Man), uno di quelli che dovevano convincere i governanti di paesi in via di sviluppo a sostenere gli interessi corporativi e geopolitici degli Stati Uniti.
Il “Modus Operandi” di un sicario dell’economia, spiega Perkins, prevede 5 fasi:
1 – Previsioni gonfiate di crescita: redazione di rapporti che prevedono una crescita strabiliante del PIL di un paese se verranno realizzate grandi infrastrutture.
2 – Indebitamento massiccio: il paese contrae prestiti enormi con istituzioni come la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale.
3 – Ricircolo del denaro: condizione chiave dei prestiti è che i lavori vengano affidati a multinazionali americane, per cui i soldi non escono mai dagli USA.
4 – Trappola del debito: la crescita economica non si materializza, perché le previsioni erano false e il paese si ritrova quindi impossibilitato a pagare il debito.
5 – Controllo politico: a questo punto, gli Stati Uniti esigono il pagamento sotto altre forme: basi militari, voti favorevoli all’ONU, o l’accesso a prezzi stracciati a risorse naturali come il petrolio.
John Perkins
Nel caso in cui il leader avvicinato dai sicari avesse accettato le proposte americane, sarebbe stato anche premiato in vari modi, oltre a poter esercitare il suo potere.
Verrebbe da dire che in fondo si tratta di una truffa e che la decisione di aderirvi è comunque libera; se non fosse però che dietro i sicari dell’economia attendono, pronti ad entrare in gioco se i primi falliscono, gli “sciacalli”: questi sono agenti dei vari servizi segreti o mercenari incaricati di fomentare colpi di stato (le famose rivoluzioni colorate) o assassinare i leader che resistono. A questo proposito Perkins cita gli esempi di Jaime Roldós, presidente dell’ Ecuador e Omar Torrijos, presidente di Panama, due casi molto interessanti in quanto questi non erano comunisti e quindi non valeva per loro la classica giustificazione che gli USA utilizzavano, ovvero di esportare la democrazia.
Il punto centrale della sfida di Roldós alla corporatocrazia era il controllo delle risorse, ovvero l’affermazione dei seguenti principi:
- Sovranità Nazionale: Il petrolio appartiene al popolo, non alle multinazionali.
- Uso Sociale: I proventi devono finanziare istruzione e sanità per le classi povere.
- Rinegoziazione dei Contratti: Lo Stato deve avere una quota maggiore dei profitti e più controllo sulle trivellazioni.
Roldos morì lì in un terribile incidente aereo, il 24 maggio 1981.
Due mesi dopo la morte di Roldós, lo stesso destino toccò a Omar Torrijos; morì in un incidente aereo. Era il 31 luglio 1981. Anche lui allo stesso modo aveva osato sfidare la corporatocrazia.
Ma cosa succede quando anche gli “sciacalli” falliscono? Semplice, quello che è accaduto per esempio in Iraq, ovvero l’ultima risorsa è l’intervento militare diretto (la guerra).
Questo schema è lo strumento fondamentale attraverso cui gli USA hanno attuato quel neocolonialismo che gli ha permesso, sfruttando le risorse che appartenevano ad altri popoli e vivendo alle loro spalle, di realizzare l’”american way of life”, uno stile di vita insostenibile per il pianeta.
L’aspetto non dichiarato di ognuno di questi progetti era che servivano a creare grandi profitti per gli appaltatori e a rendere felici una manciata di famiglie ricche e influenti nei paesi beneficiari, assicurando al contempo la dipendenza finanziaria a lungo termine e quindi la lealtà politica dei governi di tutto il mondo. Più grande era il prestito, meglio era. Il fatto che l’onere del debito posto su un paese avrebbe privato i suoi cittadini più poveri di assistenza sanitaria, istruzione e altri servizi sociali per i decenni a venire non veniva preso in considerazione.
Prima di tornare alla questione da cui siamo partiti, il Venezuela, vediamo un altro esempio di estrema attualità. Nel 1951 si assiste alla prima di un film di cui oggi viene proposto il remake. In quell’anno infatti l’Iran si ribellò contro una compagnia petrolifera britannica che stava sfruttando le risorse naturali dell’Iran e il suo popolo. La compagnia era la precorritrice della British Petroleum, l’odierna BP. Il popolarissimo primo ministro iraniano democraticamente eletto (e Uomo dell’Anno di Time nel 1951), Mohammad Mossadegh, nazionalizzò tutti i beni petroliferi iraniani. Un’Inghilterra oltraggiata cercò l’aiuto della sua alleata della Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti. Tuttavia, entrambi i paesi temevano che una ritorsione militare avrebbe spinto l’Unione Sovietica a intervenire a favore dell’Iran. Invece di inviare i Marines quindi, Washington inviò come sciacallo l’agente della CIA Kermit Roosevelt (nipote di Theodore). Si comportò brillantemente, conquistando le persone attraverso tangenti e minacce. Poi le arruolò per organizzare una serie di rivolte di piazza e manifestazioni violente, che crearono l’impressione che Mossadegh fosse impopolare e inetto. Alla fine, Mossadegh cadde e trascorse il resto della sua vita agli arresti domiciliari. Il pro-americano Mohammad Reza Shah Pahlavi divenne il dittatore incontrastato.
C’era un problema però. Kermit Roosevelt era un dipendente della CIA. Se fosse stato catturato, le conseguenze sarebbero state terribili. La soluzione al problema di “Roosevelt come agente della CIA” fu che le agenzie di intelligence statunitensi – inclusa la NSA – avrebbero identificato i potenziali sicari dell’economia, che avrebbero poi potuto essere assunti da corporation internazionali. Questi non sarebbero mai stati pagati dal governo; avrebbero invece ricevuto il loro stipendio dal settore privato. Di conseguenza, il loro “lavoro sporco”, se scoperto, sarebbe stato attribuito all’avidità aziendale piuttosto che alla politica governativa.
La svolta neoliberista dei primi anni ’80 dava i suoi frutti. Negli anni ’80 e ’90, l’enfasi si spostò infatti dall’imprenditorialità alla deregulation. Milton Friedman, della scuola di Chicago, aveva vinto il Nobel sostenendo che l’unico obiettivo del business dovesse essere massimizzare i profitti, indipendentemente dai costi sociali e ambientali. Il dogma di Friedman venne promosso dai leader di ogni continente. Le preoccupazioni per il benessere sociale e l’ambiente passarono in secondo piano rispetto all’avidità. Organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale sposarono questa visione, promuovendo la privatizzazione di sistemi idrici, reti di comunicazione e infrastrutture elettriche.
Tornando ora al Venezuela, nelle elezioni del 1998 i poveri e gli emarginati del paese elessero Hugo Chávez come loro presidente con una vittoria schiacciante. Egli istituì immediatamente misure drastiche, prendendo il controllo dei tribunali e di altre istituzioni e sciogliendo il congresso venezuelano. Denunciò gli Stati Uniti per il loro “vergognoso imperialismo”, si scagliò con forza contro la globalizzazione e introdusse una legge sugli idrocarburi che ricordava, persino nel nome, quella che Jaime Roldós aveva introdotto in Ecuador poco prima che il suo aereo precipitasse.
Le entrate petrolifere durante i quarant’anni successivi permisero al Venezuela di evolversi da una delle nazioni più povere del mondo a una delle più ricche dell’America Latina. Tutte le statistiche vitali del paese migliorarono: assistenza sanitaria, istruzione, occupazione, longevità e tassi di sopravvivenza infantile. Le imprese prosperarono. Poco prima degli attacchi dell’11 settembre, Washington stava valutando le sue opzioni. Gli EHM avevano fallito; era giunto il momento di mandare gli “sciacalli”. La “fortuna” di questo paese fu che gli USA dovettero occuparsi prima dell’Iraq e non potevano agire su troppi fronti e per questo la resa dei conti con il Venezuela fu rimandata.
Ecco che oggi assistiamo quindi alla resa dei conti con il Venezuela e al remake di quanto fatto già in passato con l’Iran. Raramente il remake è migliore dell’originale, certo tutto dipende dalla regia. Vedremo e valuteremo i risultati presto sul grande schermo!




