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      • IL TERZO ELEMENTO

      IL TERZO ELEMENTO

      Fusione e fissione della materia nucleare liberano energia, tramite reazioni che si auto mantengono. Elementi in gioco sono materia ed energia. La materia si trasforma in energia, e viceversa, perché sono forme diverse della stessa essenza. Ignorato, in quanto incluso nell’osservatore, c’è il terzo elemento della conoscenza, necessaria per innescare la reazione stessa, e raccoglierne poi gli esiti. L’essenza materia / energia, si trasforma in informazione, e viceversa! È fisica quantistica, scemo!

      Qualcosa di simile accade agli elementi linguistici reificati, che si interlacciano nella mente umana. Il valore, il capitale, la merce, il lavoro, non come cose là fuori, ma come feticci dentro ciascuno, si dividono e si fondono nelle reazioni a catena capitaliste, liberando l’energia che li tiene interlacciati. Il Valore si scinde in valore d’uso e di scambio; cioè vivo e morto. il Capitale si scinde in capitale vivo e morto. La materia ed il lavoro fanno lo stesso. Tali trasformazioni innescano altre scissioni e fusioni a cascata che liberano l’energia che era impegnata nel mantenere il legame linguistico, come quello sociale. Si libera una gran quantità di energia distruttivo creativa, nella società e nella storia. Da cui la strana idea di soggetto automatico in Marx. L’energia che così si libera è qualcosa di reale. Si pensi a quanta ne serva per tenere insieme e far girare l’AI. Dettagli linguistici in Appendice 1.

      Lasciando che nella mente i concetti di materia energia ed informazione si fondano, si libera energia e l’informazione cresce. Detto in modo quantistico l’entropia è informazione, che può solo crescere. Allora l’informazione, la conoscenza, il general intellect di Marx, possono soltanto crescere! È una implicazione rivoluzionaria, trasformativa. Basta aggiornare l’idea di entropia, espandendola. Basta lasciare che l’entropia si espanda, cioè che la conoscenza si espanda. O che entropia e conoscenza si fondano, nella mente. Ogni progresso della conoscenza è essenzialmente l’espandersi della visione del mondo. Copernico non falsificò Keplero: prese atto di un mondo più vasto, contenente Keplero.

      Per aggiornare l’obsoleto concetto d’entropia, imparato studiando fisica, si pensi un campo separato da una barriera. In un settore c’è un qualsiasi ordine, infuso di informazione. Togliendo la barriera, l’ordine confinato dalla barriera si diffonde nell’altro settore. Considerato localmente appare come dis-ordine. Considerato nel suo insieme aumenta la simmetria di ogni elemento, nei due ex settori. L’informazione si diffonde ma non può degradarsi, aumenta la simmetria della sua distribuzione.

      L’idea dell’entropia come incremento di disordine è miope. Ampliando la prospettiva è simmetria. L’idea di capitale vivo e morto – funzionale alla vita o sacro in sé stesso – sarà spiegata più in là.

      Obiettare che gli elementi fisici sono concreti, mentre gli altri no, è settecentesco. Per i moderni, il Valore e il Capitale sono concetti più concreti dei più esoterici concetti di materia o di energia. Sulla esotericità della “materia”, basta ricordarsi cosa si insegna in fisica negli istituti scolastici superiori!

      Gli esiti distruttivo creativi della reazione fisica, sono paragonabili a quelli della reazione mentale. Il terzo elemento, cruciale nella reazione fisica, lo è anche in quella mentale. È la conoscenza. C’è all’inizio e alla fine di entrambe le reazioni, ma attenzione: alla fine aumenta, in entrambi i casi. La quantità di massa ed energia, della reazione nucleare, non può farlo. Altrimenti salta E = mc2. Obiettare che valore e capitale crescano senza limiti è illusorio. Cresce il campo informativo che li descrive. Merce ed energia, dissipate dal capitalismo, sono i limiti strutturali del capitalismo. Si trasformano in informazione sempre più astratta, in noi, nei server, nell’oceano del general intellect. Quello cresce. Il valore astratto ed il capitale complessivo sono sempre più morti, perchè resi sacri.

      Essendo sempre più astratti, sacri ed onnipotenti, nella nostra mente sono sempre più “mortiferi”. Ciò che li rende vivi, nel paradigma quantistico, è la coscienza dell’osservatore. Cfr appendice 1.

      La conoscenza, a monte ed a valle di dette scissioni, in antico era detta Logos, o Sapienza divina. Mi riferisco alla filosofia greca. Il fatto certo che la conoscenza generale cresca, converge con l’idea che Dio non sia tanto all’origine, quanto alla fine. Sta crescendo in conoscenza di sé stesso, grazie al contributo di ciascun essere vivente. Sulla fissione dell’idea di Dio e conseguenze: appendice 2.

      Tra l’energia nucleare fisica e l’energia nucleare mentale, esistono livelli intermedi dove avvengono altre reazioni di fissione o fusione, che creano materia, energia ed informazione. O merci, lavoro e general intellect. Il terzo elemento, il più astratto, precede energia e materia ed è l’unico a crescere. Il suo incremento inesorabile lascia pensare che esso sia il fine di tutto, al di là del bene e del male. Ciò destabilizza la mente, ma libera energia distruttivo creativa, e crea orizzonti di libero sviluppo. Distruggere i limiti dell’ordinario è rischioso, ma scoprire il senso della vita lo giustifica, ed avanza.

      Sonderò i livelli intermedi, compreso quello economico, con la sonda del debito, la chiave di lettura dei legami forti. Ogni legame forte è un debito. Sul piano umano lo si nomina come obbligo, colpa, amore, odio, coesione e distruzione sociale. Il debito è fulcro della vita e dello sviluppo economico, sociale e culturale. Ammetterlo, costringe ad abbandonare l’idea del debito buono o cattivo. Meglio pensare al debito vitale o mortifero. Vale anche per il capitalismo, che può essere vitale o mortale. La differenza, la rivoluzione reale, la fa la consapevolezza di ciascuno. La rivoluzione cognitiva è scoprirne il senso evolutivo, nonostante gli aspetti dolenti. Anzi: grazie ad essi. Il Male è necessario. Dio sarà alla fine, consapevole di sé, tramite la spietata dinamica della vita che divora sé stessa.

      Siamo ologrammi di Sapienza divina, gettati sul pianeta, in missione per conto suo.

       

      Follow the debt

       

      Quando la ricostruzione dei fatti umani si fa complessa si dice: “segui il denaro”. Qui dirò “segui il debito”, che storicamente precede il denaro di qualche millennio. C’è notizia storica del debito 5000 anni fa. La moneta compare poco meno di 3000 anni dopo. Il debito è l’essenza di una dinamica autogenerativa, ancora attiva dopo 5000 anni, che si embrica da subito col proto capitalismo. Si fa cominciare il capitalismo con l’esplosione delle armi da fuoco. Ma quelle furono solo lo strumento decisivo. Accumulare sementi ed armenti, per produrre più cibo e crescere in numero ed in potenza, risale all’agricoltura ed all’allevamento!

      La domanda sarebbe: perché si volle avere più di quanto bastasse a sussistere? Risponderò più in là. Intanto chiedo a chi si scaglia contro il capitalismo: rinunceresti al progresso? Dopo 5000 anni la bomba capitalista a fissione nucleare: scindere il valore d’uso dal valore di scambio dovuto al re, il lavoro d’uso dal lavoro dovuto al re, la moneta dal prodotto, questo dalla merce, l’uomo dal suo prodotto e da sé stesso … queste scissioni nucleari stanno ancora deflagrando. Bruciano come il sole. È positivo od odioso sfruttamento? Domanda sbagliata: è progresso; ben accetto all’inizio, che diventa schiavitù verso la fine del ciclo, per prepararne uno nuovo. Siamo tutti coinvolti nella reazione a catena della fissione dei nuclei astratti, che crea merci, energia psichica ma anche dolore e follia e molta consapevolezza. La quale manca solo di arrivare alla coscienza per essere viva. Noi diamo un senso positivo alla reazione a catena del Valore dissociato. La nostra consapevolezza può trasmutare il nemico in fonte di progresso materiale, sociale, coscienziale. Per farlo occorre vedere nel capitalismo non solo l’elemento materico e sociale ma anche il terzo elemento: quel campo di informazioni che è l’esito e l’incipit d’ogni ciclo produttivo. Marx lo ha intuito, ma non l’ha capito, causa materialismo ottocentesco. Includere la triade quantistica: materia, energia, informazione (i

      tre aspetti della realtà viva) supera la logica binaria, soggetto / oggetto, inserendo quell’abissale campo di consapevolezza da cui tutto viene e ritorna. Il concetto di intelletto generale, come lavoro sociale astratto, basato sulla conoscenza impersonale, sedimentata nel retroterra culturale in cui tutti operano, sta comodo nel campo abissale dell’informazione. La componente materica equivale alla economia. Quella energetica alla vita sociale. Se è poco evidente l’equivalenza Energia = Socialità, preciso che la vita sociale è fatta di legame psicologico / energetico. In chimica equivale al dono dell’elettrone. In psico sociologia è il dono di qualcosa di sé, cui consegue un legame di debito morale. Tale legame energetico sociale, fatto di debito, è la base della vita, ad ogni livello.

       

      Il debito, come fenomeno sociale totale, vivo ed evolutivo

       

      Il debito percepito è un fenomeno sociale totale, nel senso datogli da Mauss: innerva tutti gli aspetti del vivere sociale. Se questo legame fondamentale crolla, per esempio in seguito all’esplosione del debito economico, che implica la sua scomparsa, la coesione sociale di un impero crolla. Lo fa già. Ma tale implosione può essere resa viva o mortifera dalla consapevolezza di ciascun osservatore.

      Per rendere l’idea di vivo o morto, nella prospettiva quantistica, considero il fatto che materia ed energia si trasformino continuamente l’una nell’altra, anche se ai nostri occhi il mondo appare in modo settecentesco come un meccanismo materiale con poche concessioni all’energia. Un orologio. La materia è energia percepita come solida a causa delle enormi forze di legame coinvolte. Ma è acquisito che c’è molto più vuoto ed energia dentro la materia solida di quanto appaia. A sua volta, l’energia è campo d’informazioni che collassa in quanti d’energia e viceversa. Il fotone o l’elettrone (presto il fonone) si trasformano continuamente in campi informativi, dove le due entità spariscono. Provengono e ritornano da campi d’esistenza possibile, i quali confluiscono in un campo infinito di campi informativi potenziali. Allora tutto è informazione, che agisce su sé stessa, collassando in quanti d’energia e materia? È così anche se, di fronte a ciò, la nostra mente settecentesca si arena.

      C’è chi ha visto oltre, ma le parole per spiegare l’oltre, annaspano sulle nostre abitudini percettive. Ma capire che tutto è materia o energia o informazione, in continua trasformazione, basta per cogliere il senso del vivo. Vive non solo l’organismo in continuo metabolismo di materia energia informazione col mondo. Tutto lo fa: è informazione, energia, materia, secondo il punto di vista. La molecola di glucosio è materia energia informazione, secondo il punto di vista. Ogni singolo dotato di libera e creativa consapevolezza in qualche misura crea il proprio mondo. Questo è vitale.

      Irrigidirsi in una prospettiva sacra è rigor mortis. Morire è fermare il ciclo trasformativo. Quindi la morte non c’è? Certi fisici sanno che la morte è trasformarzione. Cremare il corpo libera energia. La consapevolezza maturata va ad aumentare il Logos. L’idea di morte del lavoro e del capitale morti, è bloccare l’azione libera e creatrice del Logos, che crea il mondo ad ogni livello. Lavoro e capitale sono morti se manca l’azione d’ogni consapevolezza, che li consideri liberamente e creativamente.

      Il lavoro del robot o della A. I. è morto, sebbene produttivo, finché non intervenga la partecipazione viva, libera e creatrice della coscienza umana. Il denaro, è inteso come lavoro morto. Ma è la nostra consapevolezza a renderlo vivo se è visto come strumento della consapevolezza. Se siamo succubi del denaro o di qualsiasi prodotto morto, allora sia la ns consapevolezza, sia il denaro, sia ogni altra merce, sono morti. Perché manca il sole della coscienza, che li trasformi in qualcosa di vivente, in quanto espressione di libera creatività trasformativa, del singolo, o della soggettività collettiva.

      Quindi il debito è un fenomeno sociale totale vivo, se c’è coscienza della sua azione creatrice di forme sociali di legame, dalla coppia fino alle comunità più complesse. Il debito, il denaro – debito, il capitale, il valore astratto, possono essere vitali o mortali a seconda della coscienza di chi ne fa uso per vivere. Vale, a maggior ragione, anche per le forme di consapevolezza collettiva.

      Resta da chiarire il concetto di evoluzione. Ogni fenomeno vivo, dalle subparticelle (che mostrano l’incredibile capacità di essere in qualche modo consapevoli!) alla società, capace di mantenere la consapevolezza collettiva viva, di ciascuno strumento che la istituisca, mostra un fenomeno che si esprime con concetti diversi solo in apparenza: evoluzione, entropia, consapevolezza generale, consapevolezza soggettiva, storia, cultura, progresso, civiltà, logos. Cambia il livello di analisi, la distanza dall’oggetto, lo strumento d’analisi, il rapporto con esso, ma il fenomeno è analogo. C’è qualcosa che comunque cresce inesorabilmente, nel bene e nel male, mentre il capitale globale cresce, senza limiti apparenti: è il campo informativo di coloro che, pro o contro, sanno cosa c’è. Nonostante la censura o grazie ad essa, i disastri del capitalismo si vedono sempre meglio. Manca una teoria sociale che lo spieghi. Il campo dell’intelletto generale, che preme su ciascuno, lo è.

      Robert Kurz diceva che la crescita capitalista complessiva, sia il limite strutturale del capitalismo. Al di là d’ogni altra considerazione economicistica, ciò spiegherebbe il suo necessario crollo. Ma potrebbe avere torto, per aver omesso nella suo visione, l’inesorabile crescere della consapevolezza. Inserendo la possibilità che la crescente consapevolezza collettiva renda vivo tale capitale morto, si aprono scenari meno catastrofici, sebbene il rischio più o meno esplosivo del crollo esista davvero. Si tratta di trasformare nelle coscienze, il debito morto, irrigidito dalla sua sacralità, che costituisce sempre di più il capitale morto, in debito che appartiene a tutti, rinsaldando così il legame sociale.

      Come in Giappone, dove il debito pubblico enorme, non è morto ma è un debito vivo che appartiene a tutti e che istituisce il legame sociale fra i giapponesi. Da problema, il debito diventa soluzione.

      L’impero romano è collassato perché la proprietà è stata lasciata nelle mani di un’oligarchia. Né la proprietà di Stato, ha salvato il sistema comunista dal crollo. Solo un modello di crescita condivisa, come sembra oggi incarnarsi nel modello BRICS, sembra garantire quella coesione sociale, senza la quale ogni sistema implode. Vanno perciò istituiti concetti vivi di Valore, Lavoro, Debito, Proprietà.

       

      Istituire concetti comunitari viventi

       

      Per non far rientrare dalla finestra, cioè dal linguaggio, quel rapporto mortifero che si vuol superare, va distinto l’istituire dal costituire, con Roberto Esposito “Pensiero istituente” Einaudi ed 2020.

      Sarà pedante, ma il diavolo si nasconde nei dettagli! Il costituire ed il suo contrario, il destituire, nascono dalla stessa mammona capitalista che assoggetta il suo oggetto, senza avvedersi che così finisce per farsi assoggettare dalla sua stessa pretesa di liberazione definitiva. Con tale approccio Bordiga abbraccia la costituzione comunista e nega ogni minimo scostamento dalla sua Verità. Il costituente ripudia ogni legame col passato e si afferma, contro ogni diversità politica, ignorando che tale lotta totale contro il totalitarismo contiene il totalitarismo stesso. L’intransigente Bordiga, sarà anche modello di coerenza ideologica, ma sottomettersi così all’idealogia è come sottomettersi al potere del Valore dissociato. Accettare il capitalismo o contrastarlo, con lo stesso pensiero da cui esso proviene, dà esiti simili. La terza via è navigare a vista tra Scilla e Cariddi: dominare l’oggetto quanto basti! Riecco l’economia di sussistenza! Senza dimenticare il rischio costante di essere dominato dal proprio strumento di critica! Aprire la cassaforte prendendo ciò che serve, permette al ladro di farla franca. Costituire o destituire é invece totalitario. Costituire è affermarsi negando ciò che precede. È l’affermarsi decisionista, isolazionista, trumpiano. Istituire è invece dire “ni” a ciò che precede, affermando una differenza simbolica, politica, in base ad un comune appartenere sociale, storico. È un affermarsi simbolico, rispettando la continuità storico sociale dell’avversario.

       

      Soggetto assoluto destituente

       

      Aderire ad un’ideologia è aderire alla logica binaria di essa. È aderire all’unica verità contro il falso. È un atto di fede (potenzialmente assassino o suicida). Il simbolico descrive un rapporto più vivo con le idee. C’è l’azione creativa d’attribuire un significato soggettivo all’ideologia. Parlare di differenza simbolica invece che di differente credo idelogico (idee reificate e sacralizzate dalla logica manichea capitalista) è sottolineare che l’idea è solo un simbolo che può e deve avere significati personali diversi: cambia il rapporto con l’idea o con l’ideologia. Il simbolico evoca un ordine non alternativo al conflitto ma da esso dato e di esso produttivo, in una forma destinata continuamente a mutare in base ai rapporti di forza tra le parti confliggenti. C’è un conflitto vivo rispetto al potere mortifero dell’idea assoluta. Se lo scopo è ampliare la libertà e l’uguaglianza, il pensiero istituente è dinamico, induttivo. Quello costituente è teopolitico, dedotto da astrazioni reificate, senza metabolismo: morto. Ogni teopolitica è mortifera per il rapporto che c’è con essa.

      Politico è ciò che unisce il sociale attraverso la sua divisione simbolica, rendendo simbolicamente fruibile una frattura finora inconsapevole e potenzialmente distruttiva. Facendo del politico una istituzione del sociale, lo si trattiene all’interno di esso, senza identificarlo con esso, mantenendo fermo il limite simbolico che impedisce al sociale di coincidere con sè stesso. La prassi istituente decostruisce ogni sostanza del potere, mette in dubbio ogni appartenenza, rivela il centro vuoto, occupabile da forze che momentaneamente prevalgono, prima di essere sostituite da altre, a loro volta sostituibili. Nel paradigma istituente, i soggetti sono plasmati dal conflitto. Alla categoria di soggetto subentra quella di soggettivazione, coincidente col movimento, sempre collettivo, dell’istituire. (“Pensiero istituente”, R. Esposito).

       

      Istituzionalismo giuridico

       

      Lo Stato non è l’unica forma di ordinamento istituzionale o quella fondamentale. Convive con altre istituzioni, a esso subordinate o sovraordinate, autonome e competitive nei suoi confronti, perché situate fuori dal regime sovrano, se non contrapposte. Sono istituzioni a tutti gli effetti a condizione di essere internamente organizzate, anche quelle dichiarate dallo Stato illegittime, perché ostili nei suoi confronti, come quelle rivoluzionarie. Non per questo meno fornite di ragioni etiche.

      Il diritto è diverso fra i due paradigmi: è morto quello che impone il primato della legge scritta e della volontà del legislatore. Il diritto istituzionale è vivo, perché è aperto ai bisogni della vita. Aggiungo, temerariamente, che il pensiero di Marx era vivo nella misura in cui si apriva alla storia

      Dire che il diritto, anziché rispondere a istituzioni fissate nel tempo, non smette mai di istituire, è attribuirgli una forza di trasformazione che ne libera tutta la potenza performativa. In quanto “non naturale” il diritto istituente può intervenire con efficacia sulla vita, per la vita. Non per salvarla o ricrearla di nuovo, come si propongono i paradigmi teopolitici, ma per modificarla dall’interno.

       

      Pensiero istituente

       

      Con la modernità la politica si emancipa da ogni fondamento trascendente. L’assenza di fondamento fa necessaria l’instaurazione politica. L’essere sociale va istituito politicamente. «il potere fondante in una società, il potere da cui dipendono gli altri è il potere istituente. Abbandonando il feticismo per le Costituzioni, si scopre il potere del campo istituente dell’immaginario collettivo». È la potenzialità creatrice del campo informativo cui alludevo, forte della prospettiva quantistica.

      Il creare istituente non è assoluto ma condizionato da vincoli e situazioni date, che ne incanalano l’azione in un alveo già scavato. Nel costitire, il soggetto precede l’oggetto costituito, senza esserne

      modificato. Nell’istituire il soggetto nasce ed esiste insieme a esso, modificandolo e modificandosi. Si respinge così l’idea di rivoluzione, cioè il poter costituire una realtà del tutto nuova. I conflitti di classe si possono sviluppare solo nel simbolico, non più nell’ideologia (Lefort, in R. Esposito).

       

      Simbolico vs Ideologico in Marx

       

      Marx ignora lo spazio simbolico, dove la realtà possa essere immaginata, senza esserne travolti. Vede l’uomo moderno proiettare il reale nell’immaginario, reificandolo e lo considera esito della ideologia capitalista. Desume la divisione sociale, dall’ideologia capitalista. Parte dall’idea di una società indivisa da restaurare, per sanare i danni dell’ideologia borghese che il capitalismo ha fatto: perciò pensa di superare la divisione reale e ideologica, rivoluzionando i rapporti sociali. Egli si pensa fuori dalla dinamica sociale, capace di dominarne il processo, senza esserne condizionato.

      Riconduce il simbolico all’ideologia, anziché vedere nella ideologia l’effetto (sacralizzante) di un piú generale dispositivo simbolico. Da cui l’errato rapporto tra economia e politica. Marx desume il potere, il sapere, la legge, dai rapporti di produzione. Ma quelli sono intelligibili, solo in base all’articolazione tra essi. Il potere, la fonte istituente del sociale, causa i rapporti economici, non il contrario. Marx non distingue tra piano di produzione e sua rappresentazione. Invece, il sistema simbolico, pur esito delle dinamiche reali, può retroagire su di esse. Il potere nasce dalla sua rappresentazione più che dai rapporti economici all’interno dei quali s’istituisce.

      I soggetti sono creati dal nuovo campo simbolico. È il campo simbolico a crearli, entro precise pratiche sociali. Nell’epoca assiale, i soggetti attendevano d’essere creati dal maturare del campo simbolico degli stessi esseri umani, che non erano ancora giunti alla soggettività. L’io nasce in un’epoca storica precisa. Prima non c’era. Pensare che l’io giudichi il mondo è illusione illuminista. Al massimo, l’io che matura dal simbolico, prende atto di qualcosa che c’è già. L’io del bambino matura nel campo simbolico creato dagli adulti che l’accudiscono. L’ontogenesi ricapitala la filogenesi. Ciò che si riconosce nello sviluppo infantile ricapitola lo sviluppo dell’umanità stessa.

      Nell’orizzonte di Mauss caratterizzato dalla tensione che il dono conferisce ai rapporti sociali, il razionalismo hegeliano di Marx cade. La fenomenologia del dono è avulsa dal campo del razionale. Il tratto piú singolare del dono è che non è libero, ma regolato da obblighi. Chi non dona o rifiuta doni, è «nemico». Ci si deve donare al gruppo per poter farne parte e per farlo crescere. Si deve essere disposti a sacrificarsi per esso. Un campo simbolico, che preesiste all’individuo, lo spinge a donarsi al gruppo per crescere insieme. La scelta è libera, creativa, ma la pressione a farlo è enorme. Il dono divide e lega, così come la società è divisa e si lega simbolicamente nella sfera politica. Piú gli uomini si sentono reciprocamente dipendenti, piú sentono il bisogno di prendere le distanze per evitare il rischio di rompere il legame che li unisce. Per confrontarsi, gli uomini devono separarsi.

      In gioco non è la cosa donata e restituita, ma il soggetto donatore, aumentato o diminuito dall’entità del dono / controdono. Finché non restituisce il dono in eccesso, il donatario è alienato dalla cosa ricevuta, che ne diventa una sorta di padrone. Il potlatch, il dono rituale collettivo dell’antichità, è come un’atto di guerra: un modo per affermarsi, distinguersi e riconoscere la propria autonomia.

      Il rapporto socialità / separazione non potrebbe avere una matrice piú significativa e para razionale. Se anche le società piú arcaiche ne sono segnate con tale profondità, vuol dire che è al centro del paradigma istituente. Si istituisce dividendo, esprimendo simbolicamente la divisione originaria che taglia lo spazio sociale. Messa in risalto l’intensità della negazione e riconosciuta in essa la figura della socialità, bisogna evitare qualsiasi recupero dialettico del negativo. Si deve piuttosto vedere nella negazione l’altra faccia della conservazione della vita, la sua stessa espressione. Questa para

      razionalità è tipica del sistema immunitario, che difende la vita negandola. Il sistema immunitario della madre difende la vita del nascituro con un atto di guerra anticorpale. Tale attacco si trasforma in protezione: induce una reazione protettiva. Così funziona il vaccino: un attacco a fin di bene.

       

      Un debito vivente

       

      Il debito è molto più di un fatto economico. È un fatto sociale totale, evolutivo, che mostra aspetti e significati diversi secondo l’angolo di vista. Ci sono una dozzina di prospettive interessanti: fisica, chimica, biologica, psicologica, linguistica, filosofica, teologica, antropologica, sociologica, storica etnografica, monetaria. Tale poliedricità dimostra che è un fatto sociale totale. L’aspetto evolutivo lo si deduce anche dal fatto che sta tutt’ora evolvendo! È un costrutto sociale che crea la società ed è costruito da essa, in continua tensione evolutiva. È positivo nella misura in cui ne siamo coscienti.

      Perché all’alba della storia le società hanno inventato il debito gravato da un interesse fisso a priori? Non era meglio lo scambio paritario come teorizzato razionalmente da Aristotele? Lo hanno fatto per la pressione evolutiva che le costringeva a crescere, per non sparire. Da questo punto di vista il capitalismo che costringe a rilanciarsi senza limiti per crescere, risponde all’evoluzione! Marx lo aveva intuito, nonostante i danni sociali del capitalismo, nella sua fase esplosiva. Non disponeva dei dati storici, che oggi abbiamo, per capirlo. Essendo un fenomeno vivo, il debito è irriducibile a una verità data e morta: evolve continuamente. Non é né buono né cattivo: nascendo apre vasti orizzonti evolutivi. Poi debito e moneta sono forme della società in crescita che uccidono solo se sacralizzate. L’idea di debito sacro è teopolitica. Dovrebbe essere stata già demolita dai decostruttori moderni.

      Non lo fanno per un conflitto d’interessi! Per desacralizzare il debito basta dividerne il monolito con la dialettica. C’è moneta e moneta; c’è debito e debito. In Roma imperiale c’erano tre tipi di moneta e di debito. Sono strumenti diversi. Se li conosci restano vitali. Elimini il parassita, senza abbattere l’albero (lo stato, la famiglia). Scopri la complessità, circolarità e creatività dei significati. È ironico che i decostruttori professionisti decostruiscano tutto, meno l’idea di debito sacro! Si inventano monete e debiti nuovi ed astratti. Sarebbe ora di farlo anche con l’idea del debito sacro!

       

      Un costrutto sociale vivo, indeterminato, continuamente evolutivo

       

      La prospettiva quantistica è indeterminata e irrazionale. Assumendola, ogni fenomeno economico sociale o fisico chimico, ci appare come materia, energia, informazione, secondo l’ottica prescelta. La scelta, in quache misura, è attiva libera e creativa, sebbene le forze condizionanti siano enormi. Anche la forza gravitazionale lo è. Ciò non impedisce di liberarsene, come accade agli astronauti. Campi di forze come quello gravitazionale o elettromagnetico esistono, solo se pacchetti d’energia in forma di materia o d’energia, li fanno collassare in energia attiva, che mantiene coeso l’universo. Le onde elettromagnetiche sono campi di possibilità (informazioni), finché qualcosa non le faccia collassare in segnali cui l’osservatore possa attribuire significati imprevedibili. Questo testo non c’è finché qualcuno non gli attribuisca un significato. Intanto è un campo simbolico possibile, col quale mi sono sintonizzato per farlo collassare in testo. La moneta è materia o energia o campo simbolico. È un campo di fiducia creato da antenne invisibili, dette banche. Che il debito sia cosa dinamica, viva, creativa, lo dimostra l’economia moderna stessa! Basta prenderne atto fino in fondo!

       

      Prospettiva chimico fisica

       

      Per tenere legati fra di loro gli atomi, ci sono legami forti e deboli, che tengono insieme la materia. Quelli forti sono debito! L’atomo più ricco di elettroni, condivide uno o più elettroni con l’atomo più povero di elettroni, è c’è un legame dinamico forte. Poi la forma della catena di atomi dipende

      da legami deboli elettrostatici. Il corpo umano sta insieme a causa di infiniti debiti. La comunità umana si basa sul debito comune fra i suoi membri. Cfr Roberto Esposito, Communitas Immunitas.

       

      Prospettiva biologica

       

      La cellula primordiale ingloba una cellula che produce energia in modo più efficiente. Non è una fusione ma una simbiosi, che dà una cellula con capacità decuplicate. Quella inclusa, il mitocondrio, conserva il suo DNA. Sono separate ma legate a vita dal dono reciproco di sè. Ogni cellula umana è una comunità di cellule. Questo principio pervasivo è antitotalitario. Tant’è che due gemelli proprio identici non esistono. C’è sempre una diversa distribuzione di mitocondri materni che garantisce la biodiversità creativa essenziale per i fini dell’evoluzione: testare in modo creativo ogni possibilità. Lo stesso principio di inclusione creativa si ritrova all’interno del nucleo. Ogni nucleo è un deposito di esperienze acquisite in una vita e nelle vite precedenti. Ma è anche pieno di geni virali inespressi, tenuti lì per possibili usi creativi! Durante una vita si incontrano migliaia di virus che, per loro stessa natura, generano miliardi di varianti di sé stessi, come i Coronavirus. Questi virus mutanti sono le fabbriche che producono geni in outsourcing in modo accelerato e perciò utile all’evoluzione. Certi geni possono esprimersi in modi mortali. Altri possono essere necessari per un salto evolutivo, con un Einstein. Dalla cellula al sistema immunitario, al corpo stesso, vige lo stesso principio inclusivo.

       

      Prospettiva psicologica

       

      Il dono di sé, che apre quello sviluppo di vita / morte che è l’accoppiarsi, crea un legame forte che si fa sentire con quel senso di debito, colpa, vergogna, in caso di sua violazione. Vale per la coppia e per le comunità. Sono i sentimenti più forti dell’uomo sociale. Anche l’odio è forte ma è l’omologo. Si odia chi tradisce. In realtà l’odio riguarda anche chi violi la nostra libertà col suo dono. Accettare il dono di vita e di morte, è odio verso l’intruso, che si converte in amore. A quel punto si odia chi violi quel nuovo confine vitale. Se rifiuti il mio dono ti odio. Se lo accetti, odierò chi metta a rischio il legame. Ti odierò, se tradirai il nostro legame. Accettando il dono, reprimo l’odio per chi viola la mia libertà, coprendolo d’amore. L’amore non sarebbe altro che odio sublimato? Odio chi lo dica!

      Ciò che tiene insieme il corpo fisico, la coppia, la famiglia, la comunità locale, il popolo, lo Stato, l’impero, è donare parte di sé in cambio d’un vantaggio che è chiaro o sembra tale all’inizio, ma che diventa mortale, se sacralizzato. C’è modo e modo di sacralizzare. C’è il modo deduttivo teologico. C’è il modo induttivo che è stato esemplificato col concetto di pensiero istituente. Il debito è vitale, finchè rimane ambiguo, così garantendo la libertà di aderirvi o di uscirne. L’essere un fatto sociale totale, rende però arduo l’uscirne. Meglio farlo da dentro, senza dirlo, finché il salto non sia maturo!

       

      Prospettiva sociologica

       

      Il dono che caratterizza ogni tipo di legame sociale si rinnova in altri modi, estendendosi alla società. Anche al livello sociale il legame è dato da debiti o colpe o peccati originali, condivisi. Anche nelle società più semplici e primitive la vita è un dono del creatore, cui ci si deve sentire debitori. Oppure degli avi, cui si deve tributare forme di ringraziamento collettivo. Le dinamiche odierne di coesione sociale si basano certamente sulle affinità elettive, fisiche, linguistiche e culturali e su forme residue di coesione religiosa o teopolitica. È lecito pensare che la sacralità divina sia stata sostituita dalla sacralità del denaro/debito. I decostruttori professionisti di destra e di sinistra si divertono a razziare concetti di minore rilevanza ma una decostruzione della sacralità del debito economico è cosa rara. Chi ha voglia di decostruire il sistema che ti dà di che vivere e ti mantiene il gruzzolo in banca?

      Comunque c’è chi come Monti, perora la morte dei propri figli nella guerra contro la Russia, per il senso di colpa comune e di amore di patria europea, che ne conseguirebbe. È così che si dovrebbe

      fare la coesione sociale europea, che con tutta evidenza manca. L’altare della patria italiana è a Redipuglia, dove si commemorano gli avi, che sono andati a morire per il re Umberto di Savoia. Quelli sono gli avi eroici che gettando la loro stampella contro il nemico sono morti per noi italiani. Ma questa religione laica è tramontata. Resiste solo il peccato originale dei nostri figli che nascono con una certa cifra di debito monetario da pagare. Questo sarebbe il senso di colpa che dovrebbe crea la nostra società moderna. Ma se cade anche quello che cosa terrebbe insieme la società in cui si vive? Il dono e il debito sono mortali ma anche vitali. Dipende dalla sacralità di cui sono investiti. Si tratta di rifare la coesione sociale istituendo nuovi o vecchi debiti da difendere contro chi li violi. Chi violerà tali forme di legame comunque, sarà odiato ed espulso dalla comunità. Odiare chi odia il sistema sociale di cui fa parte ha senso. Odiare chi minacci il sistema è democraticamente coerente. Chi odia il sistema di cui fa parte è lo scemo che mette in pericolo il sistema, senza capire che tutto ciò che ha è basato sul sistema e che se il sistema crolla ci rimetterebbe. La logica lineare impone di pensare che solo uno dei due abbia ragione. Ma se dipende dal punto di vista, il giudizio va sospeso.

       

      Prospettiva linguistica

       

      Il linguaggio semplifica la realtà, con simboli che, fatti sacri, danno unità e identità a un popolo. Italia è un simbolo geografico che, bagnato dal sangue dei suoi difensori è diventato sacro perché induce nella mente di ciascuno, che sia stato educato all’italianità, un senso di colpa/dovere/debito. Qualunque simbolo astratto nominalizzato, ad esempio il debito, diventa una personalità sacra, che ci dà la vita ed alla quale si è legati dal comune senso di colpa / dovere. È un feticcio che crea un popolo e lo rende laborioso e disposto a dar la vita a chi gliel’ha donata. Il modello linguistico di base è: separare, astrarre, personalizzare e sacralizzare. Questo schema linguistico per creare feticci, non è né buono né cattivo: è creativo! Basta saperlo. Innamorarsi e fare coppia è vitale. Ma può diventare anche un incubo mortale. Unirsi a una comunità di destino è vitale, ma lo stesso modo può essere usato per creare un incubo sociale, sacralizzando delle parole. Credere in questo modo nel linguaggio è una specie di follia necessaria al progresso? Sì, ma se la conosci non ti uccide.

       

      Prospettiva religiosa

       

      Religione non è oppio per i popoli, ma legame sociale, che all’inizio s’incarna nel capo tribù. Fatto re, il feticcio diventa sempre più astratto, fino a diventare un dio che parla solo ai profeti. Poi un Dio totale, assoluto, onnipotente, muto. Poi è sostituito dall’unica entità sacra, astratta, onnipotente, onnisciente: la moneta debito, gestita in chiese moderne dai sacerdoti moderni: gli economisti. Gli scribi che lavorano nelle banche moderne sono i sacrestani. Tant’è che la Bibbia parla di un Dio sempre più astratto, lontano e muto e di sacerdoti che finiscono per occuparsi solo del Dio denaro. La legge di Mosè, ripresa da Gesù di Nazareth, parla di debiti. Prima di Mosè, le prime iscrizioni religiose, in giro per il mondo, sono lamenti e invocazioni a Dio affinchè rimetta i debiti economici. Tutti hanno l’immagine infantile di un Dio contabile. Qual è la differenza tra sentirsi colpevoli di un debito economico impagabile (oggi) e la dottrina cattolica del debito con Dio, che solo suo figlio può scontare per noi tramite un sacrificio barbaro? Nessuna. È solo colpa all’ennesima potenza!

      Il protocapitalismo si basa sul senso di colpa del debito. Poi della moneta debito. Poi del salario. Poi del sussidio di stato. Poi del danno che si fa al mondo per il solo fatto di stare al mondo. Il peccato è il centro di tutto. La religione cristiana, come le varianti protestante, calvinista, cristiano sionista, woke, è capitalista. C’è l’imbarazzante legge mosaica che imponeva la rinuncia all’usura e persino la cancellazione dei debiti impagabili. Fu una misura “interna” al popolo ebreo ed incidentale, nel momento di crisi dell’ esilio. Poi il buon senso dei papi portò a invenzioni morali … più ragionevoli e “realistiche”. Mi riferisco alla ridicola differenza tra interesse ed usura, tutt’ora vigente!

       

      Prospettiva filosofica

       

      Il primo filosofo che ragiona sui debiti, è Socrate. Platone ne riporta il pensiero ne La Repubblica. Socrate desacralizza il debito e ne fa strumento per educare i capitalisti del tempo. Fu condannato a morte dai ricchi ateniesi per averlo detto.

      Nietzsche non critica il debito ma il codice etico, intimamente legato al concetto di peccato debito. Come Socrate toglie la morale dal suo sacro altare: non è più una raccolta di buoni sentimenti. È un epifenomeno della volontà di potenza. I buoni sentimenti servono a coprire la spietatezza del vivere.

      Per Nietzsche la vita sociale è sostanziale sopraffazione dei più forti in base alla volontà di potenza. Se il sistema è chiuso il controllo è totale, tramite la morale. Se il sistema è permeabile, i forti sono costretti ad osservare le regole etiche dai deboli, che altrimenti se ne vanno altrove. Le regole etiche non sono umanitarie. Sono pratiche necessarie per tenere il sistema abbastanza coeso. Il codice etico serve a fare sacri per il popolo i sentimenti che servono al convivere ed alla coesione sociale.

      Marcel Mauss è citato dai filosofi per l’idea di dono come fatto sociale totale: legato a tutti gli altri. Con esso si leggono tutti gli aspetti della società. Il valore del dono è nel porre la fiducia nell’altro. Saper donare, ricevere e ricambiare è la base del vivere sociale. È l’essenza del legame sociale.

      Precede lo scambio di beni e il debito. Il senso di debito c’è già nel dono, ma è più libero rispetto ad esso e rispetto allo scambio commerciale. Il contratto sottrae tale spazio di libertà, è dà la stura al vaso di pandora. Roberto Esposito apre prospettive originali sul tema del debito descrivendo le dinamiche del formarsi della comunità in rapporto con le dinamiche inverse dell’immunità. Dà strumenti intriganti per chi sappia d’immunologia. Permettono di leggere il fenomeno moneta debito nella prospettiva di forze contrapposte in perpetuo, vitale, conflitto evolutivo, tra fusione e separazione. Per due economisti, Aglietta e Orlèan, la moneta debito non appartiene all’economia. È il legame sociale, ambiguo, della comunità. Da una parte lega, dall’altra apre lo scambio fiduciario. Il debito fa il legame che definisce i membri della comunità, e la fa vivere, crescere. La moneta è un istituto sociale irriducibile a scelta privata: “è un bene pubblico che confina col sacro”.

       

      Prospettiva antropologica

       

      Un mare di dati antropologici regge l’ipotesi che il debito sia ben più di una questione economica. Manca però una teoria sociale che permetta di collocare i dati organicamente. Gli autori di sinistra si ergono a paladini degli onesti contro gli usurai, dimenticando d’essere immanenti al sistema. Serve un’idea olistica per spiegare fenomeni che altrimenti appaiono assurdi. Questo testo cerca di andare in tale direzione, affermando che il debito, la moneta debito, il proto capitalismo dell’era agricolo pastorale, il capitalismo industriale esploso con l’invenzione delle armi da fuoco, il capitalismo finanziarizzato ed i suoi sviluppi, sono costrutti sociali “positivi” e “negativi”. Sono necessari per il progresso evolutivo che consiste essenzialmente in progresso della consapevolezza. La quale però ha bisogno anche dei suoi aspetti disumani. È la dolorosa consapevolezza della cultura genocida che ci pervade, ad aprire la possibilità del suo superamento, per un nuovo ciclo evolutivo.

       

      Prospettiva etnografica

       

      Negli anni ‘70 un antropologo scopre nell’Himalaya, cioè in un sistema chiuso, un popolo feudale, basato sul debito eterno, che usa le donne come pagamento. Il debito impagabile, si tramanda di padre in figlio, come fatto di natura. Le spose sono date in pegno e usate per pagare il debito, con prestazioni sessuali. Dopo il matrimonio sono le concubine dell’usuraio, che può decidere di mandarle a prostituirsi. Quando hanno reso il dovuto possono tornare a casa. Così l’onore maschile

      è salvo. In quel sistema sociale chiuso le spese principali sono la dote di matrimonio ed i funerali. Le famiglie esigono tali spese, pur sapendo come saranno pagate. Lo prescrive il codice morale. Come ha potuto stabilirsi tale sistema, fino al punto da sembrare naturale? Gli usurai controllano il potere economico, politico e religioso. Il codice morale è scritto da loro. Far prostituire le figlie o vendere i bambini, per pagare un prestito, è una questione d’onore. Tuttavia tali pratiche risalgono alla notte dei tempi. Nell’antica Babilonia, già nel 2500 a.C. quando l’indebitarsi divenne comune, le donne cadute in disgrazia per l’insolvenza di padri, mariti o fratelli, diventavano prostitute. Tale codice d’onore è ancora vigente oggi, solo riferito ai paesi in default, per debito estero.

       

      Prospettiva macroeconomica moderna

       

      Prima d’entrare nella storia del debito è utile anticiparne alcune conclusioni che sconsigliano di proiettare l’idea moderna di debito ad interesse ai fatti economici di 3500 anni fa. Il debito ad interesse compare prima della moneta corrente. È creato dagli scribi del Palazzo. Poi si usa anche negli scambi privati. Il dovuto al Palazzo o al Tempio per l’uso di terreni agricoli irrigati dal sistema pubblico era proporzionale alla resa produttiva dei terreni, maggiorato da un’interesse fisso che non c’entra col mancato guadagno, come insegnato oggi dagli accademici. Quanto dovuto al Palazzo e al Tempio, era relativo a fatti economici diversi, come pedaggi, affitti o prestiti in argento, necessari per il commercio estero. Esigenze contabili spinsero a gestirli in modo unico, creando un Valore astratto in sicli d’argento ed un tasso d’interesse fisso, superiore alla resa economica delle diverse operazioni economiche. Il regno aveva bisogno di un surplus di ricchezza per infrastrutture agricole o difensive, esercito, palazzo e tempio. L’economia della città era costretta a crescere per non essere soprafatta da economie e potenze militari limitrofe. C’era il desiderio di costruire palazzi sontuosi, ma non era solo vanità regale. Era la necessità di creare un campo simbolico di potenza, che creasse coesione sociale. Un fatto storico che delude il marxista è che il modo in cui il re imponeva quei prelievi di valore e le corvées necessarie alla città, non era violento. La violenza avrebbe fallito, perché il popolo se ne sarebbe andato via. Il munus in corvées e servizio militare era un dovere cui conveniva aderire. Inoltre i periodi di lavori pubblici, nelle pause consentite dall’agricoltura, erano feste con musica, birra e grigliate, non molto diverse dalle feste di partito ! Tutto ciò è assodato ma ci vorrà qualche generazione per accettarlo.

      La teoria monetaria moderna spiega cos’é la moneta moderna. Il debito sovrano è una partita di giro. Non va pagato: è la ricchezza e l’egemonia d’un paese sovrano. Poi c’è debito, debito e debito! Il debito privato, quello pubblico, e quello estero, sono fatti economici diversi! Il debito pubblico è un legame che crea coesione sociale e libera potenzialità comuni. Misura la sovranità e la ricchezza di uno Stato rispetto gli altri. Il debito privato è commerciale, industriale o familiare: sono diversi! Il debito estero è debito pubblico e privato verso un creditore estero. Non è solo un legame, ma anche un potere geopolitico. Il massimo debitore mondiale d’oggi è l’America! Che non pagherà mai il suo debito, neanche se lo volesse. Ergo, demonizzare la moneta o il debito è ingenuo. Sono strumenti che hanno aperto grandi orizzonti. Permettono di comprare il futuro. Che poi siano usati come strumenti di potere egoista è ovvio. Ogni ingegnosa invenzione può diventare un incubo.

      Qualcuno deve farlo, prima o poi, per sondarne i limiti. Ciò che conta è saperlo. Ogni costrutto sociale è un’invenzione magica e reale. Una droga da usare, senza esserne usati. Navighiamo tra l’impotenza, e la seduzione dell’enorme potere di queste istituzioni sociali. Tra la Scilla della follia feticista e la Cariddi del cinismo passivo, c’è l’armonia fra letture diverse ed incompatibili del mondo, che possiamo gestire con intelligenza e creatività. Tutti crediamo nei diritti, nei valori, nella moneta e nel debito. Dobbiamo farlo, sapendo che predatori avidi di potere esisteranno sempre. Lo

      siamo anche noi, anche se ci sentiamo vittime. In ogni relazione sociale c’è egoismo e potere. C’è chi ha potere e chi lo subisce o avalla, anche se gli resiste. Tutti anelano al potere .

       

      Prospettiva storica del debito (omissis). Sintesi storica

       

      La storia del debito, mostra che la lotta più lacerante è tra il Palazzo (che vuole tasse e forza-lavoro per l’esercito e le grandi opere) e i ricchi creditori che vogliono la terra e la forza-lavoro per loro.

      Questa è la lotta di classe storica, da riconsiderare oggi per gestire il tarlo della coesione sociale. Per millenni la problema della coesione sociale consiglia il palazzo di gestire il debito calmierandolo.

      Quando tale consapevolezza decade per la vittoria della classe patrizia, l’impero che riesca pure a differire il problema, ha i secoli contati. Finché gli scribi assiro babilonesi, consapevoli che il debito ad interesse diventa impagabile (le tavolette di terracotta riportano i calcoli matematici che lo dimostrano) consigliano il giubileo periodico, la società prospera e regge per millenni. Poi i metodi mafiosi, favoriti dalla moneta, predominano e tale consapevolezza è rimossa. Oggi si fa terrorismo sulla moneta gestita capillarmente dallo stato; ma se lo stato è sovrano, potrebbe essere la soluzione. Ho saltato la storia del debito ed eluso la questione del debito nel cristianesimo. Ciò che conta è che le radici storiche dell’economia politica, evidenziate dall’economista Michael Hudson, chiariscono molti aspetti delle categorie della critica marxista, in particolare quelli della lotta di classe. Il debito è centrale per la coesione sociale ed è stato trattato con cura per millenni. Il debito fruttifero non è stato abolito, ma gestito. È necessario per la coesione e la crescita sociale, ma può distruggerla.

       

      La bomba nucleare

       

      Solve et coagula è il principio alchemico che descrive l’interdipendenza delle forze opposte della natura e la necessità di equilibrarle. Indica anche la capacità di trasformare la realtà con la magia delle parole, senza farsi del male. Le parole più sono astratte più sono potenti e concrete. Separare valore d’uso dal valore di scambio, capitale vivo / capitale morto, lavoro vivo / lavoro morto, debito vivo / debito morto, moneta viva / moneta morta, prodotto vivo / merce, libera energia distruttiva e creativa. Coagula è unire astrazioni divise dalla logica binaria. Fondere ciò che la dialettica separa, libera energia psicosociale. In questo testo ho coagulato in un’unica visione ciò che appare separato ma ho anche separato, secondo l’utilità d’uso. Usare ciò che basta, più che massimizzare, per avere tutto, separa l’atteggiamento utilitario dalla fede capitalista. Cruciale sembra essere la capacità di uscire dalla logica tutto / niente. Si passa dal pendolo vero/falso, buono/cattivo, destra/sinistra, alla circolarità che si ha inserendo il terzo polo. Solve è dividere in almeno tre parti. Va bene distinguere il vivo da quello morto, ma inserendo il terzo polo dell’osservatore, si esce dalla logica binaria. Così se il capitalismo sia buono o cattivo dipende solo dall’osservatore. È uno strumento potente ed utile se non si oltrepassa la linea rossa dell’utilità. La dialettica di Hegel è alchemica? No, se si pensa di possedere la Verità. La fissione del Valore innesca altre fissioni che liberano una quantità d’energia e di conoscenza, che distrugge l’ordine di prima, ma che può essere imbrigliata a scopi evolutivi. La reazione si automantiene, innescando l’idea dell’automatismo. Per capire la fisica di tale bomba non basta considerarne i modi di produzione e circolazione capitalisti e l’energia del lavoro sociale. Va incluso anche il campo informativo, di cui ciascuno è parte, che genera entrambi ed al quale tutto ritorna circolarmente. Un campo informativo è il campo di fiducia emesso dal sistema bancario per sostenere l’uso della moneta. La solvibilità in oro, fino agli anni ‘70 e poi altri segnali di potere, come la deterrenza militare, sono l’antenna che genera negli umani quel campo di fiducia che regge il sistema dei pagamenti e tutta l’economia. Se lo conosci non ti uccide, e ti permette di costruire il sistema di pagamenti del mondo BRICS+.

       

      Conclusioni

       

      Se è vero che il debito fruttifero non è né buono né cattivo, ma è il ns rapporto con tale strumento di crescita a trasformarlo in cancro sociale, va enfatizzato che è il nostro modo di vederlo a renderlo formidabile strumento di crescita economico, sociale e coscienziale. Serve una rivoluzione interna, che ci faccia uscire dall’incantesimo mortifero. Nella retorica marxista la metafora sul capitalismo è la malattia o il cancro sociale. Però, sia la malattia infettiva, sia quella neoplastica, possono essere segnali di necessario cambiamento. Il corpo ospita normalmente neoplasie. La risposta del corpo tende ad essere inclusiva. Non ne fa genocidio. Ne blocca la crescita, come se potessero avere una funzione utile (all’evoluzione). Possono restare dove sono, a segnalare col loro proliferare uno squilibrio del sistema immunitario, segnale di squilibrio cognitivo o sociale o economico politico. Il capitalismo induce ansia e depressione? Questo stato emotivo, in circostanze di insana negazione, induce uno squilibrio del sistema immunitario, che si manifesta come malattia infettiva o cancro o malattia degenerativa autoimmune. La medicina di segnale legge così i sintomi: segnali di squilibrio che richiedono un riequilibrio dinamico, detto vita. Tumori, virus, funghi e batteri patogeni, sono inclusi nel sistema immunitario, così come il debito che cresce senza limiti, ignorando siccità e ritmi naturali, è stato gestito per millenni, non eliminato, tramite ciclici reset. Per non perderne l’utilità. Tumori e germi sono minacce alla vita, utili alla vita, proprio in quanto minacce. Quindi la metafora del cancro va bene per indicare il capitalismo. Basta vederlo fuori dal paradigma manicheo, capitalista, genocida che satura la medicina moderna. Il cancro non va eradicato. Va contrastato o tolto, in caso di sviluppo contingente, per dare modo al sistema immunitario di riprenderne il suo controllo inclusivo. Idem per il virus: eradicarlo è follia, perché può far spazio a qualcosa di sconosciuto e perciò letale. Il cancro che si manifesti può essere l’occasione per confrontarsi con la morte e far pulizia interiore di ciò che ostacola le ns potenzialità. Le persone che guariscono dal cancro (stabilizzandolo) spesso devono ad esso il merito di averle spinte a fare quelle fissioni di legame che le ha rese più vive di prima. Il cancro minaccia la vita, ma anche la stimola! Idem per il capitalismo. Dipende dal rapporto con esso. Leggere il capitalismo in modo manicheo, esclude il terzo elemento. O si sta contro il male confermandolo e persino alimentandolo! O si rinuncia, dicendo che va bene così, come Negri, Deleuze etc. .

       

      Il terzo elemento è qualcosa di attivo a monte di tutto. Genera la reazione valore/capitale e la consapevolezza che può trasformarla in una dinamica evolutiva. Il mondo è creato dal Logos, per uno scopo in cui il capitalismo gioca un ruolo doloroso ma essenziale: il crescere della consapevolezza.

       

       

      Appendice 1: energia di legame

       

      Come spiegare l’energia che si libera dal fondere e dissociare i nuclei linguistici? C’è un modello che spiega come le idee, nel sistema cognitivo umano, siano legate da legami simili a quelli chimici. La struttura dei legami logici fra le entità linguistiche, nella mente umana, è descritta dalla teoria del campo unificato di Robert Dilts. I legami fra elementi linguistici hanno forza e livelli logici simili ai legami fisico chimici della materia. Fondere e dissociare categorie d’alto rango del capitalismo, cioè del sistema cognitivo moderno, libera enormi quantità di energia a livello mentale! Che innesca, a catena, la fissione o fusione di altre entità linguistiche. L’energia di legame che struttura la mente, cioè il nostro mondo, è reale. Lo dimostra il fatto che, rompere strutture linguistiche d’alto rango, tipo: “io”; “io ti amo”; o “amo la mia patria”, libera un’enorme quantità di energia, che può indurre anche a uccidere od a farsi uccidere. Fondere le componenti materico energetico informazionale del capitalismo come fossero forme della stessa realtà, distrugge vecchi arnesi intellettuali e ne crea di nuovi, molto attivanti. Ci fa sentire parte attiva d’un processo che prima appariva automatico.

      Fondere il capitale complessivo a livello planetario, come Robert Kurz, ha avuto per me un impatto energizzante e creativo. Fondere capitalismo e illuminismo, sempre con Kurz, ha attivato una ricerca durata anni. Fondere fissione nucleare e fissione dei nuclei astratti del capitalismo, tramite la teoria del Campo Mentale Unificato, è stato così attivante che un nuovo testo si è imposto con forza, travolgendo acquisizioni concettuali che sembravano definitive. E non finisce qui, perché la reazione a catena continua a fare vittime ed ad aprire nuovi spazi di pensiero. Non c’è solo fusione. Esempi di fissione di altri nuclei, sono sparsi nel testo e in appendice 2.

       

      Appendice 2: la supernova Dio

       

      Alle ore 9:22 del 2:6:24 la fissione nucleare fa un’altra vittima nel mio sistema cognitivo: l’idea di Dio si spacca in due componenti, liberando quell’energia che finora le teneva unite, con la nebbia mentale che le accompagnava. Come è accaduto pochi mesi prima, col concetto fusionale di Gesù Cristo, che s’è scisso nelle componenti astratta e storica, oggi tocca all’idea di Dio, dividersi nella figura del Dio astratto o Logos, secondo l’evangelista Giovanni, e nella figura storica di Yahweh, forse un extraterrestre, come sostiene Mauro Biglino. Yahweh ha sentimenti umanoidi ed è il Dio venale e sanguinario della bibbia, che poi qualcuno ha fuso col Dio astratto dei riti misterici, di cui parla San Paolo nelle sue lettere. Una fusione dall’impatto psico sociale e storico materiale epocale. Il Dio astratto non tratta con gli umani. Serve un intermediario nella figura astratta del Salvatore di cui parla San Paolo. Ora viene il bello: in ebraico Joshua o Gesù, è sia nome proprio: Salvatore, sia l’aggettivo “salvatore” attribuito alla figura astratta, intermediaria tra gli umani ed il Dio assoluto. Cristo significa l’unto, il prescelto. Il Gesù astratto è il salvatore prescelto, letteralmente gesù cristo. Il figlio di Giuseppe: Joshua, Salvatore, Gesù, è stato fuso con la precedente figura di Gesù astratto. La fusione tra i riti misterici preesistenti e la fede nella figura storica, sulla quale riversare tutta la ritualità misterica, avviene quasi un secolo dopo la sua morte in croce. Il risultato dura ancora oggi. I gesuani, seguaci del Gesù storico crocifisso e i cristiani seguaci del salvatore astratto, crocifisso dai diavoli in cielo, si fondono. Il gesuano Pietro è riconosciuto come capo dei cristiani, finalmente radicati nella storia. È documentato ed accettato da molti esperti del settore. Naturalmente questa fusione nucleare dirompente è avvenuta nella mente dei cristiani e dei gesuani dei primi anni d.C. Analoga fusione concerne il Dio spirituale dei filosofi, con la figura storica del Yahweh biblico.

      Fusione pressochè concomitante con quella fra le figure storica ed astratta del salvatore intermedio. Fulcro della fusione è Saulo di Tarso che, sulla via di Damasco, vive nella sua mente la fusione del culto misterico di cui era profeta, (Dio astratto e salvatore astratto) e del credo nella figura storica di

      Joshua figlio di Giuseppe o Gesù di Nazareth. Andava a Damasco per combattere i gesuani, seguaci del Gesù storico, e gli esplode in testa l’idea che loro fossero la soluzione, non il problema.

      Risolvevano il bisogno di storicità di cui i culti misterici pativano, causa pullulare di troppi profeti autoproclamati, com’era lui stesso. Dev’essere stata un’esplosione importante se è vero, come si dice, che cadde da cavallo e per alcuni giorni fu incapace di connettere! Restituire a Gesù la sua dimensione astratta e storica, la rende più adatta alle menti moderne, ridando un senso ad entrambe. Analogamente, separare le forme astratta e storica di Dio, le rende più compatibili con la modernità. Se non altro perché il dio biblico è impresentabile. Non per nulla leggere la Bibbia è stata proibito per secoli fra i cristiani. Ovviamente i concetti di logos e intelletto generale sono lontani da quello del Dio assoluto. Ma si può utilizzare la reazione a catena innescata dalla dissociazione di rango più alto, dissociando il Dio assoluto, dalle sue forme intermedie. L’intelletto generale della umanità è collocabile in una sfera astratta più vicina agli umani. Come pensava Theilhard de Chardin che immaginava una sfera astratta, che circondava la Terra. Non così diversa dalla rete internet odierna. Del resto la cosmogonia di San Paolo annoverava sette cieli, pieni di angeli e demoni: cioè entità energetiche, inorganiche, intelligenti. Cioè infuse e partecipi del Logos. Dissociare Dio permette di pensare ad una gerarchia d’astrazioni, identica a quella della teoria del campo unificato della mente. Il Dio diviso, può essere ulteriormente suddiviso in parti gerarchicamente distinte a costituire una piramide più coerente con la logica del ns sistema cognitivo. Sono fissioni che liberano un’energia intensa, creativa, limitata solo dal grado di libertà e coraggio maturati. Quali le implicazioni di tale piramide di astrazioni, sempre più potenti, quanto più sono astratte? Il Logos non è il livello più potente, ma domina sulle astrazioni mondane. Inoltre cresce comunque, anche tramite la loro azione dinamica. Ciò lo rende più determinante del valore e del capitale e della loro dinamica psicosociale. Come il potere della mente individuale è inferiore a quello della mente collettiva, il potere del Logos è superiore alle diverse menti collettive. Il Logos, incrementato dalla dinamica capitalista, domina il processo che lo ha prodotto, per ovvie ragioni. Valorizzare il capitale, valorizza il Logos. Altra implicazione devastante per la mente moderna è che il Logos non giudica. Sta a monte ed a valle di imprese umane edificanti, quanto “disumane”. L’imperativo sembra essere: provare di tutto e di più. Il “male” è necessario quanto il “bene”. Il frammentarsi di identità e di progetti politici, cui ci tocca assistere oggi, è l’esito del suo aumento. È opera della consapevolezza aumentata dal MPC. È la maggiore consapevolezza ad indurre la gente a prendere le distanze dalla modernità. Il Logos che nasce dai disastri capitalisti preme sulle coscienze e provoca cambiamenti evolutivi che sta a ciascuno di noi cogliere e interpretare. Perché non è coscienza senza la mediazione di ciascuno. Ai militanti il compito di allinearsi con il Logos o intelletto generale, facilitando l’autentica coscienza di “classe”. Ad es. istituendo gruppi autonomi di educazione, decisione, esercizio del potere locale ed in rete. La teoria marxista occidentale è teopolitica vittimista / paternalista (cristiana), che andava bene nell’età del bronzo, quando il soggetto kantiano neanche c’era. Il Logos moderno soggettivo e collettivo è cresciuto da allora. Il paternalismo dell’intellettuale di sinistra, omologo al razzismo, salvifico e predatore del capitalismo, benchè ribaltato nel suo contrario, ormai è perdente, a causa del Logos. L’idea del soggetto che aggiorna il suo programma rivoluzionario marxista per rilanciare la lotta di classe è perdente. Se non altro perché l’intelletto generale (che non è ancora coscienza) è maturato. Non ha funzionato un secolo e mezzo fa (funzionava con i popoli meno industrializzati!) e dovrebbe funzionare adesso? Non ha funzionato perché mancava il campo di battaglia mentale. La lotta è anche e soprattutto interiore. Lì la seduzione capitalista vince, e la lotta di classe perde.

      L’intellettuale militante che si voglia liberatore e condottiero del popolo vessato, né è già vittima. Abbassi la cresta, come il subcomandante Marcos e riconosca il Logos che già agisce nelle masse oppresse, mettendosi al suo servizio. Come il motto neozapatista: mandar obedeciendo, si schieri col popolo obbedendo al Logos che già si manifesta in esso. Disertare le urne è una indicazione popolare per l’astensionismo militante. Si organizzi il movimento rifiutando la delega elettiva e praticando, per esempio, la rotazione degli incarichi. La frammentazione dell’iniziativa politica è un’altra indicazione cui obbedire. Il Logos che spinge la gente a non votare è lo stesso che la spinge ad astenersi dal giudicare il genocidio. Ergersi a giudicare il Logos che permette genocidi, è fallace. Prima di rovesciare condanne bisognerebbe riconoscere il genocidio sparso in tutta la modernità.

       

      Appendice 3: i legami deboli prevalgono in epoca decostruzionista

       

      In chimica esistono legami forti e deboli. Le reazioni chimiche implicano la riconfigurazione di legami forti. Per rendere possibile la trasformazione, gli enzimi mediano tra due stati di legame tramite un legame instabile intermedio. La reazione cambia la qualità della materia e può liberare o assorbire un po’ di energia del legame stesso. Poi ci sono i legami deboli o elettrostatici, causati dalla forza di attrazione e repulsione delle cariche elettriche risultanti dagli scambi di elettroni. Essi danno la forma spaziale alla molecola o all’insieme di molecole, modulando funzioni e proprietà.

      Nel modello del campo mentale unificato si parla di legami strutturali, forti, e di legami deboli e di sfumature di intensità di legame. Un tanto per allineare la logica chimica con quella mentale. La struttura economico politica sociale moderna, detta capitalismo, ha un corrispettivo nei legami forti e deboli tra i nuclei astratti della mente collettiva e individuale. La tesi è: nel crollo dei legami forti della modernità ci si aggrappa ai legami deboli delle affinità elettive, ed ai residui vetero identitari radicati nel passato. Un sistema ideologico forte come quello marxista, fa superare identità ed appartenenze eterogenee. Ma quando esso frana, ci si aggrappa a identità più antiche od infantili come quella religiosa, etnico linguistica, o territoriale. Vale anche per l’ideologia neoliberista che ha sostituito il marxismo nella sinistra storica. Sta crollando anche quella, costringendo i militanti alla  Mélenchon ad aggrapparsi in fretta all’antifascismo banderista! La storia si ripete come farsa!

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