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      • La matrigna cattiva

      La matrigna cattiva

      Il primo pensiero va a Cenerentola, ingiustamente discriminata rispetto alle sorellastre.

      E’ una favola per bambini, che come tutte le grandi favole racconta metaforicamente verità fondamentali, dove ci sono i buoni e i cattivi, come nella realtà di ogni epoca.

      Passando dalla ristretta dimensione famigliare, o comunque di un piccolo popolo, alla dimensione sociale fatta da milioni o miliardi d’individui organizzati in sistema, non si può fare a meno di distinguere la grande azienda privata dalla grande azienda pubblica, che costituiscono l’ossatura del sistema economico reale, produttivo di beni e servizi all’interno di questi grandi popoli, enormemente cresciuti demograficamente negli ultimi secoli insieme alle grandi industrie, che utilizzano strumenti di produzione sempre più moderni ed efficienti grazie ai progressi tecnologici e scientifici, e quindi organizzativi.

      Le domande per bambini che qui si pongono sono tante, una per ogni settore produttivo, tenendo conto di un fatto generale, cioè che l’azienda privata può esistere solo a scopo di lucro, pena il fallimento, mentre l’azienda pubblica può esistere e prosperare anche senza fare utili, o addirittura produrre con bilanci in rosso, compensati da soldi pubblici, attualmente generati da entrate fiscali, in base a volontà politiche.

      Vogliamo dimostrare come la grande azienda privata sia destinata a comportarsi come la matrigna cattiva di Cenerentola, che discrimina la propria utenza rispetto ai proprietari, favorendo questi pochi ultimi a danno dei numerosi clienti.

      Per contro la grande industria pubblica è destinata a comportarsi come la madre amorevole e disinteressata, che ama incondizionatamente i propri figli naturali e ne cura gli interessi, anche se le eccezioni non si possono escludere, anzi si possono costruire e diffondere malvagiamente impossessandosi della dirigenza di tali aziende, corrompendola con la carota del denaro e il bastone del ricatto, nella logica del profitto competitivo.

      Prima domanda: può una grande industria farmaceutica privata, con milioni se non miliardi di clienti, produrre farmaci a basso costo che guariscono definitivamente ogni malattia?

      Chiaro che no! Se lo facesse perderebbe la maggior parte della clientela, che una volta guarita non comprerebbe più i suoi farmaci, decretandone il fallimento.

      Seconda domanda: può una grande industria privata produttrice di beni durevoli di utilizzo diffuso costruirli bene, in modo che durino il più a lungo possibile, vendendoli a poco più del prezzo di costo?

      Chiaro che no! Se lo facesse la propria clientela avrebbe molto raramente la necessità di ricomprare lo stesso strumento di utilità personale, o lo comprerebbe dove costa meno anche se vale meno, e così l’azienda fallirebbe.

      Terza domanda: può una grande industria alimentare privata produrre cose buone e genuine a basso prezzo, rispettando la salute del consumatore e l’ambiente di produzione?

      Chiaro che no! Se lo facesse i costi di produzione aumenterebbero a dismisura, l’azienda non sarebbe più competitiva e fallirebbe.

      Quarta domanda: può un’azienda privata di servizi di largo consumo, come ad esempio la fornitura di acqua, luce, gas, carburanti, smaltimento rifiuti, telecomunicazioni, ecc. ecc., fornire tali servizi a prezzo di costo, e in taluni casi di bisogno sociale, addirittura sottocosto?

      Chiaro che no! Se lo facesse non avrebbe ragione di esistere, o addirittura fallirebbe.

      Quinta domanda: può un’azienda privata di istruzione e formazione sfornare a costi contenuti, se non gratuitamente, cittadini preparati e consapevoli, con grande moralità e senso civico?

      Chiaro che no! Se lo facesse non solo non avrebbe utili sufficienti a garantire la propria esistenza, ma contribuirebbe ad educare una società intelligente, che pretende una buona scuola pubblica accessibile a tutti, dedicata alla formazione, culturale e professionale, dall’infanzia alla maturità.

      Sesta domanda: può un’azienda privata di informazione e trattenimento rinunciare alla tentazione di fare propaganda ideologica e pubblicità commerciale, utilizzando la menzogna sistematica?

      Chiaro che no! Se lo facesse non farebbe gli interessi dei propri padroni e comunque fallirebbe per mancanza di competitività.

      Settima domanda: può un’azienda privata di trasporti fornire questo servizio fondamentale a prezzi di costo, se non sottocosto, continuando ad essere competitiva con l’analoga azienda pubblica?

      Chiaro che no! Per i soliti ovvi motivi.

      Potremmo continuare, ad es. coi servizi monetari e finanziari, forse i primi in ordine di importanza, ma anche con tanti altri settori commerciali e non, come ad es. la difesa, ecc.

      Ma la morale della favola risulta già più che evidente: privatizzare di tutto sempre di più non è una buona idea per la popolazione, mentre lo è per una minoranza sempre più ricca che di fatto gestisce il potere in ogni campo, anche politico, fino a conquistare oligopoli destinati a fondersi in un monopolio globale gestito dai più ricchi, i cosiddetti “padroni universali”, che hanno sostituito le antiche nobiltà regnanti grazie proprio alla globalizzazione dei commerci e delle relative produzioni, enormemente cresciuti grazie ai progressi tecnologici e conseguenti esplosioni demografiche, inizialmente nei Paesi più avanzati e poi in quelli più arretrati, fino a saturare la sostenibilità ambientale di un pianeta come la Terra.

      Ecco quindi che non è un caso Epstein la corruzione della classe dirigente del sistema, tanto più malvagia quanto più ricca ed elitaria nella sua potenza di controllo della società a fini malevoli, cioè un sistema governato dai nemici del sistema, prodotti dal sistema stesso nella sua evoluzione inarrestabile. Questa è la favola moderna, tradizionalmente con i buoni e i cattivi, diventati però efferati mostri ineliminabili. O no? Quest’ultima domanda è lecita, poiché dalla risposta dipende nientemeno che la sopravvivenza stessa dell’umanità. Infatti se non si ricomincia a credere nelle favole a lieto fine per bambini non se ne esce. Si tratta però di riscrivere nuove favole moderne, che rompano decisamente con un passato superato dagli eventi, ma non con una coscienza universale che non muore mai del tutto, come invece vorrebbero i supercattivi alla Epstein, tutti ancora da denunciare e cacciare come il famoso re nudo visto con gli occhi dell’innocenza di un bambino, che supera tutte le ipocrisie.

      Non a caso i bambini innocenti sono i più colpiti dalla malvagità esacerbata ai massimi livelli di questo mostrificio, che comunque deriva e rappresenta vergognosamente l’esasperazione delle sperequazioni economiche apparentemente inarrestabili. E’ soprattutto in nome di tutti i bambini colpiti da questa malvagità crescente che occorre un sobbalzo coscienziale, per rovesciare un andazzo pericoloso per tutti, fondato come abbiamo visto sulla competitività di un profitto, che, non neghiamolo, anche nel nostro piccolo fa gola a tutti, e proprio per questo è difficile, ma non impossibile, da gestire saggiamente. A cominciare dal rovesciamento della tendenza alle privatizzazioni, che richiede una forte consapevolezza del valore del bene comune, che non corrisponde alla negazione del bene proprio, ma anzi ne è forza motrice, risultato di un amore collaborativo.

      Un percorso non certo facile, funestato da innumerevoli episodi di corruzione nella gestione pubblica dell’economia, la cui resurrezione rinascimentale però non esclude affatto l’imprenditoria privata, purché di dimensioni piccole e medie, comunque ragionevoli, a complemento di un’economia generale finalmente virtuosa, senza più mostri estremi, ma al più semplici cattivi, ordinaria amministrazione come semplici virus non letali, utili stimoli di un sistema immunitario naturale, come mamma l’ha fatto. E finalmente vivremo in un sistema non più in guerra con se stesso, e quindi accettabile senza ipocrisie dalla gente per bene, che è ancora la maggioranza assoluta nonostante tutto.

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