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      • L’Unione Europea ha strangolato l’Italia

      L’Unione Europea ha strangolato l’Italia

      epa10366794 Italy's Prime Minister Giorgia Meloni arrives for a European Council in Brussels, Belgium, 15 December 2022. EU leaders will meet in Brussels on the day to discuss Russia's war against Ukraine, energy and economy, security and defense issues as well as the EU's southern neighborhood and external relations. EPA/STEPHANIE LECOCQ

      Prof. Guzzi partiamo dal Trattato di Maastricht del 1992 , lo stesso anno in cui sul panfilo reale inglese Britannia, presente anche Mario Draghi, si gettavano le basi per le privatizzazioni in Italia. Che ruolo ha avuto questo trattato nel condizionare la nostra economia che fino ad allora era stata un misto sapiente di pubblico e privato? Ricordiamo l’IRI nata negli anni ’30 e poi nel secondo dopoguerra le “partecipazioni statali”.

       

      «È stato un passaggio cruciale. Noi viviamo da trent’anni in un suicidio economico, ovvero in una prolungata stagnazione di tutte le variabili economiche. Se guardiamo alla storia, non ci sono altre nazioni sviluppate che hanno vissuto tre decenni di impoverimento. L’Italia nell’UE è un caso unico, eppure discutere di queste tematiche è ancora un tabù. Mettere a tema le conseguenze economiche e geopolitiche di un’adesione frettolosa a un’Unione senza politica e senza democrazia è ancora impossibile in Italia. E questo è il segno più evidente della crisi culturale in atto».

       

      L’Euro, che lei definisce come un vero e proprio suicidio, dal momento del suo arrivo che ruolo ha svolto in Europa, chi ne ha tratto il maggior  beneficio e chi ne ha avuto  il maggior danno? In Italia quali sono state le conseguenze del passaggio dalla moneta nazionale, la cara e vecchia lira, ad una moneta che potremmo tranquillamente definire imposta?

       

      «L’Italia è stata la nazione più danneggiata. Lo testimoniano studi autorevoli e internazionali che cito ampiamente nel libro. La più avvantaggiata è stata la Germania che ha potuto mettere in atto un imperialismo commerciale, un sacro romano impero dove di sacro c’erano solo le regole contabili e la sua vocazione a conquistare mercati esteri. Le ragioni per cui l’Italia ha performato peggio sono poi evidenti per la grande letteratura economica: abbiamo fatto austerità più di tutti (1200 miliardi di avanzi primari), abbiamo privatizzato le imprese di stato che erano le più produttive (156 miliardi: il più vaso processo di privatizzazioni in tutta Europa), abbiamo precarizzato il lavoro seguendo le indicazioni di policy europee.

      Siamo stati cioè i più europeisti di tutti: i più fedeli alle regole di Bruxelles. Ma è stata propria questa adesione acritica una delle cause fondamentali del declino. A questo, si deve aggiungere che l’euro ci ha resi meno competitivi, soprattutto perché al centro dell’area c’era un paese, la Germania, che si è approfittata della sua posizione. Tutte le principali fonti di domanda aggregata sono state bloccate: questa è la causa della stagnazione».

       

      La Banca d’Italia, la BCE sono a tutti gli effetti banche private, stampano moneta, la prestano e si sentono in diritto di dare indicazioni e condizionare la Politica espropriata ormai delle sue funzioni di governo. In Italia assistiamo da decenni al balletto tra finte opposizioni e maggioranze con l’avvallo dei vari capi di Stato, che hanno di fatto spalancato la porta a questo potere bancario-finanziario: deregolamentazione del mondo del lavoro…immigrazione selvaggia…deflazione salariale….sistematica distruzione dello Stato sociale ecc.  Quali sono state le forze principale, anche extraparlamentari che hanno appoggiato questa deriva? 

       

      «Diciamo che il problema è l’indipendenza assoluta delle banche centrali dalla metà degli anni ’70. Il potere monetario non deve più rispondere al potere democratico ma alle compatibilità internazionali. La liberalizzazione dei flussi di capitale è incompatibile con la democrazia. In UE, questo fenomeno è diventato parossistico. La BCE è l’organo più importante di tutta Europa, che può far naufragare interi stati e l’intero progetto europeo. Basta una frasetta di Lagarde a mandare milioni di europei sul lastrico. Eppure, non ha alcuna legittimità democratica. Non è eletta da nessuno. E cambiare la BCE non è come per la FED negli Stati Uniti, che basta una legge. In Europa serve una modifica di un trattato internazionale che metta d’accordo 27 paesi. È cioè impossibile emendare questa UE. Dobbiamo pensare a nuove forme di collaborazione oltre questa».

       

      Non crede che sia necessario un ritorno ad uno Stato che abbia a cuore gli interessi nazionali e del nostro popolo, con un impostazione sociale che privilegi il bene comune al di sopra degli interessi delle oligarchie?

       

      «Certo. Questa è la via. Ricostruire un potere pubblico che contrasti le tensioni accentratrici del grande capitale internazionale. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di sovranità politica. Come possiamo accettare che soggetti non eletti determinino il 90% della nostra vita politica? Se è così, la dialettica partitica è solo un teatrino volto a legittimare la logica del pilota automatico: chiunque vinca le elezioni, deve comunque compiere le stesse scelte. Ma allora non è democrazia. Questo poi è la vera via per creare collaborazione tra Stati che prevedano anche forme di limitazione alla sovranità nazionale, ma per la giustizia e la pace, come dice l’art.11 della nostra Costituzione. Ovvero il contrario dell’UE».

       

      Prof. Guzzi anche alla luce della guerra in Ucraina che non sta andando certo bene per l’Unione Europea e di quella scoppiata in questi giorni nel Vicino Oriente, lei pensa che il fragile castello di sabbia della Ue possa a breve sfaldarsi a causa di una crisi economica sempre più evidente e di classi politiche oramai screditate? L’Italia quali carte potrebbe giocarsi ammesso che lo voglia per uscire dalla gabbia dell’Euro e di Bruxelles?

       

      «Sicuramente le attuali guerre sono l’ultimo atto dell’Eurosuicidio. Esso però ha cause molto più antiche, come ho cercato di dimostrare. Se non si interviene su quelle cause, ogni soluzione è superficiale. Anche il Piano Draghi, a mio avviso, non affronta la radicalità della questione. L’UE è animata da contraddizione che la porteranno alla dissoluzione, ma sui tempi è difficile fare pronostici, perché la classe dirigente farà di tutto per non ammettere tale fallimento.

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