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      • RICOSTRUIRE LA STORIA: APPELLO ALLA GENERAZIONE X

      RICOSTRUIRE LA STORIA: APPELLO ALLA GENERAZIONE X

       Le 7 generazioni:

       

      1. Founders/Matures/Tradizionalisti: (≤ 1924 – 1945): Nati prima o durante la Grande Depressione e la Seconda Guerra Mondiale.
      1. Baby Boomers: (1946 – 1964): Nati nell’esplosione demografica del dopoguerra.
      1. Generazione X: (1965 – 1980): Cresciuti tra l’analogico e il digitale, con forte indipendenza.
      1. Millennials (Generazione Y): (1981 – 1996): I primi a crescere con la tecnologia digitale.
      1. Generazione Z (Zoomers): (1997 – 2012/2013): Nativi digitali, cresciuti con Internet e gli smartphone.
      1. Generazione Alpha: (2013 – 2024): La prima generazione interamente nata nel XXI secolo.
      1. Generazione Beta: (dal 2025): La generazione che sta iniziando ora, con un futuro digitale.

       

      La Storia è a un bivio: continuare a sviluppare gli attuali modelli economici e culturali, in un contesto politico e geopolitico pericolosamente conflittuale e privo di ogni riferimento istituzionale, dove poteri sovranazionali pare che abbiano come unico obiettivo predominante il potere e il controllo totale della società oppure..…..rimettere tutto in discussione in modo radicale e rivoluzionario.

      Questa seconda ipotesi, a parere di chi scrive, è una necessità vitale per il futuro dell’intera umanità in quanto, al tempo attuale, quasi tutto quello su cui la storia e le tradizioni si sono sviluppate è basato su fondamenti privi di qualsiasi riferimento storico attendibile, affidabile, certo. Tutta la storia passata ci testimonia che la sua evoluzione è stata costruita soprattutto sulla base di processi egoici dove interessi particolaristici o brama di potere ne costituivano il motore trainante; questo ha comportato la creazione di ideali e modelli sociali e culturali basati sulla menzogna e la mistificazione, quasi mai con spirito di verità e giustizia.

      Falsità e manipolazione sembrano, oggi più che mai, l’unico metodo di informazione e formazione delle nuove generazioni unito a forme estremamente invasive di alienazione di massa che tanti danni hanno già creato alle generazioni adulte. Questo è il punto: dopo secoli di manipolazione del potere e condizionamenti indotti, siamo arrivati, in larghissima parte della popolazione mondiale, a consolidare, grazie anche ai media supportati da una tecnologia che si sta sviluppando in modo esponenziale e sempre più invasivo, un livello di profonda alienazione, che potrebbe diventare forse irreversibile.

      Le generazioni adulte sono, nella quasi totalità, talmente radicate nelle loro posizioni da chiudere le porte, spesso, a qualsiasi ipotesi di dialogo costruttivo.

      La triste conseguenza è quella di una diffusa e cronica ignoranza collettiva che penalizza irrimediabilmente la nostra società: radicalismo o indifferenza sembrano le uniche due condizioni che caratterizzano la persona adulta nei confronti della società e, più in generale, della vita.

      Tutto questo ha portato le nuove generazioni a non avere più reali punti di riferimento: poteri globalisti che opprimono il mondo con i loro deliri di onnipotenza; istituzioni politiche e sociali, nazionali e internazionali, completamente corrotte e asservite ai suddetti poteri sovrannazionali; istituzioni religiose fuori dal tempo, sempre in contrapposizione fra loro, sono espressione di un relativismo teologico fondato sul nulla e non riescono più a sviluppare negli individui né spiritualità né umanità, caratteristiche indispensabili per elevare l’essere da animale a umano.

      A nulla sono serviti millenni di buona filosofia, di buoni principi, anche religiosi: oggi siamo una società alla deriva senza quasi più radici, una società liquida che sta perdendo ogni valore etico e universale in nome di un nichilismo edonista e materialista che ci sta disumanizzando sempre di più. Siamo in molti a supporre che tale processo non sia casuale ma frutto di qualche disegno antiumano che ci sta orientando verso la perdita completa della nostra anima, intesa nel senso più generale di etica, consapevolezza del proprio sé e di ricerca del senso della vita.

      La nostra storia ci ha portato a questo livello di degenerazione che va assolutamente invertito, ma come? Cambiare questo processo alienante dall’interno cercando di modificare i presupposti che ne hanno determinato l’attuale stato oppure tagliare i legami con il presente e i suoi falsi paradigmi ripartendo con una nuova e più ampia visione critica che, con metodo e scevra da pregiudizi, ci possa permettere una più giusta chiave di lettura per governare la nostra vita?

      Considerando che non possiamo contare su un cambiamento generalizzato da parte di chi ha contribuito a questo disastro antropologico, l’unica speranza di riscatto veramente rivoluzionaria può arrivare dai giovani, da una presa di coscienza collettiva di tutti i giovani. Da qui, il mio appello simbolico alla Generazione Z che invito ad una partecipazione attiva alla vita della società a 360 gradi; deve essere rimesso tutto in discussione, senza preconcetti o prese di posizione radicali che non devono assolutamente inficiare le premesse fondamentali per il cambiamento: unione di intenti, cooperazione, dialogo e ricerca estrema della/e verità che governano la nostra vita.

      Il comune destino, in una società moderna e civile, impone la necessità vitale di porre al vertice dell’agire il bene dell’essere umano. Non ci devono essere più divisioni di natura ideologica, né politiche, né etniche, né religiose, ma un’azione comune che, nel rispetto delle differenze, persegua l’interesse dell’intera società per una vita degna di essere vissuta.

      Qualsiasi forma di radicalizzazione su posizioni preconcette, di divisione e contrapposizione a prescindere, va a discapito della potenziale e travolgente forza di un popolo unito, consapevole che l’interesse e i diritti del singolo corrispondono ai diritti e agli interessi di tutti, con l’unica eccezione delle classi dominanti, numericamente irrilevanti, ma con un potere devastante costruito nei millenni, dove potere finanziario, potere militare e, soprattutto oggi, potere tecnico e scientifico, gli hanno permesso di opprimere e sfruttare il mondo fino ai nostri giorni.

      La loro strategia vincente è soprattutto caratterizzata dalla “satanica” capacità di dividere il popolo, mettendo gli uni contro gli altri, costringendoli così a un conflitto orizzontale che li depotenzia e annulla qualsiasi capacità di reazione, in una contrapposizione verticale nei confronti del vero nemico: il potere.

      Di questa tecnica della divisione ne abbiamo una sorprendente testimonianza “allegorica” nel contesto religioso dove la figura che opera questa nefasta azione è rappresentata proprio dal “diavolo”, dal greco “diabolos”, “colui che divide”, “calunniatore”; la sua funzione, nelle concezioni religiose e spirituali, è quella di separatore, che contrasta l’unità e promuove la discordia. Direi che questo “simbolo” rappresenta, forse, uno dei più importanti insegnamenti della religione cristiana: tutto ciò che divide è male, tutto ciò che unisce è bene e armonia.

      Diventa chiara l’ineludibile presa di coscienza della parte più vitale e ancora meno condizionata del popolo costituita, appunto, dalle nuove generazioni; è necessaria per reagire allo strapotere di élites che nulla hanno più di umano e che nessun rispetto hanno più dell’umano.

      Il nostro presente raffigura in modo tristemente cristallino questo processo degenerativo che andiamo a riassumere nella seguente lista di anomalie che stanno minacciando la nostra vita e il futuro stesso dell’Umanità.

      Nel terzo millennio siamo ancora oppressi da problemi enormi che devono essere affrontati nell’immediato: minacce belliche attuate in nome di un imperialismo selvaggio; interessi economici di grandi attori globali come finanza e multinazionali che, di fatto, governano gli Stati, ormai privi di qualsiasi potere decisionale (fine della democrazia); sfruttamento e precarizzazione del lavoro a tutti i livelli; smembramento e depauperamento del welfare e dell’apparato pubblico come effetto imposto dalla distruttiva cultura neoliberista; subalternità dell’economia reale alla finanza; sviluppo esponenziale della scienza e della tecnologia per il controllo sociale.

      Questo contesto rende evidente l’impossibilità di poter tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini in ogni Paese, impedendo, inoltre, qualsiasi evoluzione in senso etico della società, ormai sotto un opprimente e palese attacco mirato da parte dei poteri globalisti.

      Stiamo assistendo a una propaganda strisciante che tende a mettere in discussione i valori tradizionali, in particolare nei confronti della famiglia e delle relazioni umane, con l’evidente obiettivo di disgregare la società recidendo ogni forma di legame, sia culturale che etnico ma, anche e soprattutto, affettivo e spirituale. Cultura woke e transgender, cancel culture e transumanesimo rappresentano le “armi di distruzione di massa” attraverso le quali si tende a costruire una società sempre più liquida, atomizzata, dove qualsiasi tipo di legame e di UNIONE devono essere recisi alla radice.

      E’ chiaro il fine: tenerci sempre più divisi in quanto la nostra disunione è la loro forza. E ritorniamo all’appello alle nuove generazioni, Millennials compresi: è necessaria una più forte partecipazione attiva dei nostri giovani che si affacciano alla vita sociale, alla politica e al lavoro; il futuro è loro e non possono più delegarlo all’attuale establishment senza imporsi con un consapevole e costruttivo spirito critico.

      Il sistema globale è corrotto, marcio fino alla putrescenza, non è riformabile, può solo essere superato con nuove prospettive politiche, economiche, etiche e valoriali; solo la condivisione di principi universali può costituire il collante necessario a un’unione di intenti e di valori che diventerebbe il più rivoluzionario e importante patrimonio per l’intera Umanità.

      Perseguire questi obiettivi ambiziosi è possibile se superiamo alcune barriere concettuali che si sono stratificate antropologicamente nella nostra mente: è necessario rimettere tutto in discussione cercando di prendere, almeno temporaneamente, le distanze da preconcetti, idee o ideali radicalizzati che limitano le possibilità di dialogo e la capacità di analisi del nostro “libero arbitrio”, ad oggi, quasi mai libero.

      Possiamo tentare una panoramica degli ambiti più importanti su cui agire. Partiamo dall’economia. Il progresso ha accresciuto, in modo più che soddisfacente, la capacità di produrre beni e servizi per la comunità mondiale; nonostante questo assistiamo alla persistenza di enormi sacche di sfruttamento e di povertà in tutto il mondo.

      Ciò è dovuto solo ed esclusivamente alla feroce bulimia di ricchezza da parte delle grandi corporations che hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti, obiettivo che va necessariamente a discapito della comunità. Una normale redistribuzione della ricchezza si può attuare, ma è necessario l’intervento dello Stato come entità regolatrice e di controllo.

      Il suo ruolo, a livello macroeconomico, è fondamentale per tre motivi: il primo riguarda il suo potenziale finanziario praticamente illimitato (in regime di sovranità monetaria), il quale rappresenta un sostegno imprescindibile per l’economia nazionale; il secondo lo qualifica come ente che non deve necessariamente porsi in competizione con gli altri Stati poiché è strutturato per una ideale e completa cooperazione; il terzo lo caratterizza come unico soggetto giuridico all’interno del quale si può attuare la piena democrazia.

      Per questi motivi va contestato e contrastato l’impianto neoliberista del libero mercato, responsabile delle più grandi ingiustizie dei nostri tempi.

      Collegato all’economia e agli interessi dei vari Paesi si prospetta un panorama geopolitico che, se affrontato in modo cooperativo, e non conflittuale come il mercato deregolamentato impone, si aprono infinite possibilità di miglioramento delle relazioni fra Stati e di benessere per tutti i Popoli.

      Perché questo processo sia attuabile, è necessario affrontare e superare le mire imperialiste di alcune potenze prevalentemente occidentali e dei loro potentati economici.

      Lo strumento c’è, ed è l’economia: potenziare i mercati interni, migliorare i rapporti con i Paesi detentori di materie prime e ridurre le esportazioni verso i suddetti Paesi “colonialisti” potrebbero costituire strategie importanti ed elementi di forte pressione per un più equo sistema di relazioni internazionali. Conoscere i meccanismi economici diventa un formidabile strumento per l’attuazione delle migliori politiche, sia nazionali che globali, se governate dagli Stati e non da finanza e multinazionali private.

      Un altro tema di grandissima attualità è la vera e propria mutazione antropologica e sociale dovuta all’evoluzione sempre più radicale del passaggio dall’analogico al digitale, dalla relazione diretta a quella al virtuale, dalla realtà fisica a quella olografica.

      Questo processo epocale impone un’attenta ridefinizione del ruolo, dell’identità e della dignità dell’essere umano e non può rimanere prerogativa di grandi entità private dove l’unico obiettivo è la massimizzazione del profitto. E’ la comunità, che attraverso la sua rappresentanza politica e le sue istituzioni, deve poter contribuire al fine prioritario del proprio benessere e della propria felicità.

      Tutto questo impone, come presupposto per il raggiungimento degli obiettivi sopra menzionati, una solida e onnipresente base etica sulla quale possono e devono concorrere filosofia e religione, necessarie per creare quel sentimento di umanità nell’individuo senza il quale non si può costruire nessuna società civile.

      Termini come etica e spiritualità possono sembrare parole fuori dal tempo, ma senza sviluppare alcuni loro importanti principi, non possiamo sperare in uno sviluppo equilibrato e responsabile della persona, vera cellula costitutiva della comunità umana; quando questa cellula acquisisce una natura “metastasica”, la società non può che piombare nel caos.

      E’ per questo che la religione ha, oggi, un compito ancora più importante rispetto al passato, quello di sviluppare, attraverso ad una spiritualità lucida e logica, quei sentimenti capaci di alimentare nella persona l’attenzione verso il prossimo, far comprendere che il proprio bene è indissolubilmente legato al bene dell’altro. Le nostre relazioni, quando sono buone, rappresentano il fattore più importante per una gratificante qualità di vita.

      Per svolgere questo compito epocale è indispensabile che le religioni si aprano a una nuova prospettiva teologica comune, almeno sui principi universali, in modo da trasformarsi nel vero e più forte collante dei Popoli della Terra. E’ necessario condividere valori comuni in nome di amore e giustizia e cominciare a prendere le distanze da quel pericoloso radicalismo legato ancora a tradizioni, in parte opache e senza riferimenti certi, che le hanno cronicizzate su posizioni contrapposte e fondamentaliste, rendendole uno dei fattori più divisivi dell’intera Umanità.

      Concludiamo il nostro appello con l’invito, in particolare alle nuove generazioni, di diventare attori protagonisti per la costruzione della futura società le cui regole devono essere completamente riscritte.

      Il problema non è generazionale, anzi, auspichiamo un dialogo continuo e costruttivo con i soggetti “sani” delle generazioni più mature, molti dei quali si impegnano, ormai da anni, a cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica sui processi degenerativi e involutivi prodotti da uno sviluppo incontrollato e gestito da entità predatorie prive di qualsiasi responsabilità sociale; non sono le vecchie generazioni che hanno alimentato questo disastro, ma la loro parte deviata.

      I nostri padri e i nostri anziani sono a testimonianza, perché l’hanno vissuto, di un periodo di più profonda umanità, di relazioni basate su sentimenti, empatia e culto della famiglia, valori che si stanno perdendo ma di cui dobbiamo riappropriarci poichè sono alla base della costruzione e della costituzione della persona umana.

      Ai giovani dico: pretendete!!! Pretendete di capire, pretendete chiarezza, pretendete trasparenza, pretendete giustizia e pretendete rispetto….e tutto questo cercate di conquistarvelo, perché nessun’altro lo potrà fare per voi.

       

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