Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe trovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non solo per le asperità del terreno.
Óliver Laxe dirige un film la cui sceneggiatura, scritta con Santiago Fillol, finisce con il disperdere le potenzialità iniziali.
C’è Pedro Almodovar tra i produttori del film e quindi c’era da aspettarsi un’opera quantomeno interessante. In effetti lo è almeno per due terzi. Si presenta infatti come un film fortemente fisico. Nel senso che sin dalle prime inquadrature, che mostrano i dettagli della collocazione dell’impianto sonoro del rave, immette lo spettatore in quella dimensione che esploderà con suoni che invadono la sala e faranno da costante sottofondo al dimenarsi dei corpi. Solo due di essi non partecipano. Sono quelli di Luis e di Esteban impegnati in una ricerca umanamente dolorosa; trovare una figlia e una sorella non per riportarla a casa ma solo per vederla e sapere come sta.
Sergi Lopez regala al suo personaggio quella dolente presenza che gli abbiamo visto spesso dosare nella sua lunga carriera di attore. Anche tutti gli altri interpreti sono assolutamente calati nei ruoli a partire proprio dall’aspetto fisico.
La situazione politica locale fa sì che il rave venga interrotto con la forza dai militari e che i partecipanti non autoctoni vengano obbligati a seguire un percorso preordinato, disposizione a cui però un gruppo riesce a non sottostare. Ha inizio così un on the road che ha come meta un nuovo rave grazie al quale i personaggi hanno modo di conoscersi e di farsi conoscere.




