Quando è stato pubblicato il rapporto della Commissione Europea sopra citato, l’inverno non era ancora arrivato, ma era comunque già alle porte dell’Europa. Dopo la pubblicazione del rapporto, la UE ha completato l’interruzione delle forniture di gas dalla Russia vietandole del tutto. Ha anche intensificato gli acquisti di gas liquefatto dagli Stati Uniti, che hanno raggiunto un livello stimato record per il mese di novembre. Ma sta succedendo qualcosa di strano.
Le riserve di gas dell’Europa si stanno esaurendo a un ritmo che supera notevolmente quello del rifornimento. E quando dico “notevolmente”, intendo “massicciamente”, “enormemente” e “è come versare acqua in un pozzo senza fondo”. Le importazioni però non stanno aumentando; hHo dei grafici da mostrarvi e questi grafici raccontano una storia strana e spiacevole. Potremmo chiamarla “Dov’è finito tutto il gas?”.
Quindi, il 9 ottobre, i livelli di stoccaggio gas in Europa erano all’83%, vicini all’obiettivo del 90% fissato per il 1° novembre, obiettivo che è stato casualmente ignorato perché ritenuto non più necessario, vista la quantità di GNL che le aziende statunitensi sono felici di spedirci in qualsiasi momento. Una fornitura sicura, no? Ovviamente no.
Il 1° dicembre, il livello di stoccaggio del gas in Europa è sceso al di sotto del 75% e i prelievi hanno superato di molto le immissioni. Vale la pena notare che è normale che i prelievi superino le immissioni, vista la stagione di picco della domanda e tutto il resto. È l’entità del divario che è un po’ preoccupante.
Il 27 dicembre, il livello di gas immagazzinato era ulteriormente sceso, arrivando a meno del 64% e, sebbene il tasso di immissione fosse raddoppiato rispetto all’inizio del mese, i prelievi erano ancora molte volte superiori. Ah, e il Belgio era rimasto senza gas.
Una settimana dopo, i livelli di stoccaggio erano leggermente superiori al 62%, l’immissione era rallentata ai livelli di inizio dicembre e i prelievi erano aumentati di oltre 1.000 GWh al giorno.
Secondo la Commissione, va tutto bene, è tutto a posto; c’è tutto questo GNL statunitense, disponibile su richiesta. Secondo la Commissione, è perfettamente normale concludere la stagione invernale con livelli di stoccaggio del gas inferiori al 40%, anche se chi ha una memoria più lunga di quella di una lumaca demente ricorderà che solo due anni fa un livello di stoccaggio del 60% o inferiore era motivo di preoccupazione. Ancora una volta, per correttezza, l’UE ha concluso la stagione di riscaldamento 2024-25 con livelli di stoccaggio del gas del 34% e tutto è andato bene grazie a tutto quel GNL americano. Che è costato un sacco di soldi.
Se ricordate, per ribadire il nuovo messaggio “Va tutto bene” Bruxelles aveva deciso di cambiare la combinazione di colori sul suo grafico del gas, per evitare che la gente si preoccupasse inutilmente, mentre ha anche cambiato la combinazione di colori delle sue allerte meteo per far preoccupare la gente per ogni singola goccia di pioggia, ma questo non c’entra. Il punto è che l’Europa sta bene. Grazie. Tranne, ovviamente, che non è così. Perché il GNL statunitense potrebbe non essere più disponibile su richiesta per molto tempo, almeno non ai prezzi attuali.
A proposito dei prezzi attuali, sarebbe lecito chiedersi perché l’Europa non importi ancora più GNL dagli Stati Uniti, dati i suoi tassi di prelievo di gas. Ci sono molti terminali di importazione di GNL e altri sono in costruzione. Il prezzo dovrebbe essere giusto, per il momento, circa la metà di quello che era nel gennaio 2025. E non posso essere l’unica a pensare che tassi di immissione di 1.739,5 (il testo riporta 173,95 ma, dato un altro errore successivo, tendo a pensare ad una distrazione dell’Autrice, N.d.T.) GWh al giorno accompagnati da tassi di prelievo di 6.529 GWh al giorno [non] siano normali. Cosa succede?
Beh, tanto per cominciare, le compagnie del gas europee non vogliono subire le conseguenze delle oscillazioni dei prezzi come è successo nel 2022-23. All’epoca, gli impianti di stoccaggio del gas europei erano pieni zeppi di GNL statunitense, venduto a un prezzo vertiginoso. Poi l’inverno è finito e le aziende che avevano acquistato quel GNL a un prezzo vertiginoso sono rimaste con le mani legate, mentre i prezzi crollavano con l’arrivo della primavera. Le perdite sono state calcolate in miliardi. Quindi, le società del gas non vogliono rischiare un altro ciclo di perdite dovuto al gas invendibile immagazzinato e la Commissione, a quanto pare, non può obbligarle ad acquistarne altro.
Ma i prezzi sono attualmente bassi, quindi il rischio non dovrebbe essere così elevato, giusto? E con i prezzi del gas naturale statunitense in aumento a causa della domanda prevista per l’intelligenza artificiale, tale rischio dovrebbe essere davvero abbastanza gestibile, no? Beh, è una domanda molto interessante, anche se lo dico io.
Vedo due risposte plausibili. Primo, i prezzi sono bassi ma non abbastanza da giustificare un acquisto frenetico di gas. Secondo, gli acquirenti di gas sono carenti in termini di lungimiranza e preferiscono rischiare un futuro aumento dei prezzi piuttosto che correre il rischio relativamente moderato di riempire i depositi di stoccaggio con il gas ora, mentre i prezzi sono relativamente bassi, e doverlo tenere da parte per un po’ invece di venderlo immediatamente.
Ecco alcune cifre. Tra settembre e novembre dello scorso anno, l’UE ha pagato 29,6 miliardi di dollari per il gas liquefatto statunitense. Nel frattempo, però, i prezzi del gas naturale negli Stati Uniti sono saliti, spinti non da ultimo dalla forte domanda di GNL da parte dell’UE. E questo aumento, a sua volta, ha causato quello che i media tradizionali amano definire una compressione dei margini di profitto. Se la produzione di GNL costa di più e il prezzo di vendita finale rimane invariato, i profitti diminuiscono (nel caso ci fossero adolescenti tra il pubblico oggi).
Ecco come siamo arrivati a questo avvertimento da una delle voci più lucide e sobrie nell’analisi energetica, per gentile concessione di Reuters:
“Molti contratti di esportazione di GNL statunitense si chiuderanno in perdita se lo spread Henry Hub-TTF scenderà al di sotto dei 4 dollari per mmbtu. E se i margini scenderanno al di sotto dei 2 dollari, che rappresentano i costi di produzione del GNL, gli operatori dovranno quasi certamente ridurre la produzione”, secondo Saul Kavonic, responsabile della ricerca energetica presso MST Marquee.
E cosa succede quando gli operatori riducono la produzione? Beh, i prezzi vanno su e giù.
Ora, ovviamente, ci vorranno più di un paio di mesi di rimbalzi, ma non è che questo sia l’ultimo inverno in Europa: quei depositi di stoccaggio dovranno essere riempiti di nuovo quest’anno. E più basso è il punto di partenza, più l’Europa dovrà acquistare, facendo aumentare il prezzo, e mi scuso per aver affermato l’ovvio per l’ennesima volta. D’altra parte, potrei sbagliarmi. Perché la deindustrializzazione sta avanzando e sta facendo diminuire la domanda di gas in Europa.
“Solo nell’Europa occidentale, lo scorso anno i casi di insolvenza aziendale hanno raggiunto un totale di 190.449, il valore più alto in oltre un decennio, secondo Creditreform, un’associazione per la tutela dei creditori. I prezzi dell’energia sono stati citati come una delle ragioni principali di questa tendenza.
La perdita di così tanti consumatori industriali significa che la domanda sottostante in Europa rimane debole anche con i prezzi di riferimento attuali del gas di circa 27 euro al megawattora. Secondo RBC Capital Markets, i consumi sono inferiori di circa il 20% rispetto ai livelli prebellici“.
Va tutto bene. I consumatori di gas stanno fallendo a causa dei costi energetici, quindi la domanda è in calo: vittoria! Ora dobbiamo solo insegnare alla gente a non aver bisogno di riscaldamento durante l’inverno e i nostri problemi con il gas saranno risolti una volta per tutte; poveri piccoli produttori di GNL statunitensi. Il problema è che la gente non smetterà di aver bisogno di riscaldamento; potrebbe smettere di aver bisogno anche di molte altre cose. Ma questo è un problema per un altro giorno.




