Francia, 1958. Michel lavora in banca come consulente al credito per le imprese, e regolarmente rifiuta prestiti a idee di business che avranno un futuro – come il supermercato, le cinture di sicurezza o l’IKEA – a favore di quelle di breve respiro, ma che confermano la sua idea di mondo. Hélène, sua moglie, resta a casa a cucinare, passare l’aspirapolvere e lavare i panni a mano – finché tramite un concorso non vince una lavatrice “moderna”. Il figlio Lucien studia latino e si prepara a un avvenire da maschi alfa (nonostante appaia chiaramente come un beta), la figlia Jeanne invece ha davanti a sé l’unica prospettiva di “sposare bene”: peccato che, a 17 anni, rimanga incinta di André, il figlio dei vicini senz’arte né parte.
Ma la nuova lavatrice creerà un corto circuito che spedirà Michel ed Hélène nel 2025, in una realtà parallela che vede tutto capovolto: lei lavora in banca con successo, lui resta a governare una casa ipertecnologica, Jeanne è in procinto di sposarsi – ma non con André – e Lucien vive con il cellulare in mano e le cuffie in testa.
Era meglio domani è la commedia francese campione d’incassi diretta da Vinciane Millereau e da lei scritta insieme a Julien Lambroschini, sceneggiatore di fiducia di Gilles Lellouche e Mélanie Laurent, che come Millereau e Lambroschini sono attori passati dietro la cinepresa.
La Francia del 1958 ricorda quella di Il piccolo Nicolas e i suoi genitori, ma qui l’invasione americana avanza a colpi di hula-hoop e il focus della narrazione è il divario di genere, destinato a essere se non colmato – una battuta del film basterà a sottolineare come le pari opportunità siano ancora lontane anche nel 2025 – quantomeno revisionato.
È dunque Michel a patire il salto in avanti nel tempo perché si rende conto di aver perso quasi tutti i suoi antichi vantaggi, mentre per Hèléne inizia una nuova vita ricca di possibilità di autoaffermazione: finalmente ha una carriera, un conto in banca e una sua carta di credito, può guidare l’automobile e prendere decisioni autonome, così come fa anche la figlia Jeanne. Ed è soprattutto Michel a voler trovare un modo per tornare nel passato, a quel Codice Napoleone secondo cui “la donna obbedisce al marito”. “Alla fine ci prenderanno tutto”, dice Michel, dando voce alla paura più grande dell'”uomo bianco privilegiato” contemporaneo.




