Nel 2005 l’amministratore delegato di Nestlé (partner del WEF) dichiarò in modo ormai famoso che l’acqua non era un diritto umano.
Dopo aver reso note le loro intenzioni, i tecnocrati si sono messi all’opera per creare una narrativa di crisi che consentisse loro di assumere il controllo di questa preziosa risorsa.
Quest’anno – non a caso in concomitanza con gli annunci dell’ONU e del WEF secondo cui stavamo entrando in una crisi alimentare e dovevamo adottare colture geneticamente modificate – quella retorica di crisi è stata portata al massimo livello.
In un rapporto del gennaio 2026, l’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) ha dichiarato lo “Bancarotta idrica globale.” Molto peggiore di una semplice crisi idrica, la “bancarotta idrica” descrive uno stato post-crisi persistente in cui i consumi umani a lungo termine delle acque superficiali e sotterranee superano gli afflussi, causando un “degrado di fatto irreversibile” del capitale idrico.
Il termine stesso «bancarotta» rivela la loro intenzione di appropriarsi di tutto, dipingendo la società come insolvente e ponendo la nostra acqua sotto amministrazione controllata affinché i tecnocrati possano assumere il controllo della risorsa.
L’UNU-INWEH, naturalmente, ne è stata entusiasta, definendo la necessità di una forma di governance globale di «gestione del fallimento» un’«opportunità che non può essere trascurata» [PDF, p. 6]. Essi non nascondono affatto il proprio desiderio di trasformare le loro misure temporanee di crisi in una supervisione tecnocratica permanente di questa condizione duratura. Nello specifico, citano la necessità di:
- [monitoraggio e] rendicontazione trasparenti dell’uso dell’acqua e limiti applicabili a tale uso,
- protezione del «capitale naturale legato all’acqua»,
- transizioni incentrate sull’equità che proteggano i gruppi vulnerabili (piccoli agricoltori, donne, comunità indigene, popolazioni a basso reddito),
- e un riequilibrio della domanda, una ristrutturazione dei diritti e un riorientamento delle infrastrutture, della tecnologia, della finanza e del commercio.
Esaminiamoli uno per uno.
Ogni singola goccia
Sebbene la «contabilità idrica trasparente» sia un requisito fondamentale stabilito dal rapporto – il monitoraggio centralizzato di ogni singola goccia, descritto esplicitamente come l’integrazione dell’osservazione satellitare e della misurazione con modelli di intelligenza artificiale – tuttavia non si dice nulla su chi sia il proprietario dei dati, né su chi definisca i livelli «sicuri» di esaurimento. Si dà semplicemente per scontato che sia necessaria un’infrastruttura di sorveglianza per un razionamento efficace delle risorse.
I «limiti applicabili» implicano nuovi livelli di burocrazia creati per limitare, autorizzare e restringere l’uso dell’acqua. Gli agricoltori indipendenti, i piccoli proprietari terrieri e le comunità rurali rischiano di essere messi alle strette, mentre l’agricoltura industriale – e i data center – ottengono esenzioni o possono acquistare compensazioni.
La «protezione del capitale naturale legato all’acqua» – che definiscono come falde acquifere, zone umide, fiumi, ghiacciai – giustifica nuove restrizioni sull’uso dei terreni privati. Delinea un nuovo approccio per destinare più terra e acqua all’iniziativa 30×30, adottata formalmente alla COP15 nel 2022, in cui il 30% della terra e dell’acqua sarà destinato al «rewilding».
«Riequilibrare la domanda, ristrutturare i diritti» è un chiaro e esplicito invito a rivedere i diritti di proprietà e a ridisegnare la mappa dell’accesso alle risorse idriche. Questo è il fulcro della presa di potere tecnocratica: l’acqua passa dall’essere una risorsa locale/sovrana a qualcosa di tokenizzato e gestito da ONG non elette e da strutture sovranazionali, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite e con l’agenda della decarbonizzazione.
Pensavi di avere diritti sull’acqua nei tuoi terreni agricoli? Non vuoi rinunciare al tuo ruscello? Beh, allora sei un razzista, che ostacola le “transizioni incentrate sull’equità” volte a proteggere i “gruppi vulnerabili”…




