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      • Ritorno al reale

      Ritorno al reale

      Il referendum è passato, benché il vento freddo delle conseguenze sia solo all’inizio. Vale la pena riflettere con pacatezza sulle ragioni del no, sul ferreo conservatorismo difensivo che sembra attanagliare il nostro popolo, sul feroce indottrinamento di cui sono vittime le ultime generazioni, sulla scarsa combattività del settore destro. Ancora più urgente è tuttavia un salutare ritorno al reale, ovvero al contesto entro cui gli italiani si sono espressi il 22 marzo.

      Moltissimi non hanno votato nel merito, e la tranciante semplicità della risposta – sì o no – ha permesso un giudizio sommario nei confronti del governo e in generale sullo stato delle cose. Meloni e soci non ne escono bene perché la gente è scontenta. Peggio, delusa e impaurita.

      La realtà internazionale è drammatica: mai siamo stati così vicini a un conflitto mondiale dalle conseguenze epocali. Qual è il messaggio governativo? Giorgia non sa dire se Usa e Israele hanno calpestato il cosiddetto diritto internazionale, ma un governante non può fare il pesce in barile. Per il senso comune l’operazione Usa-Israele è un’aggressione pericolosissima. I servi in livrea non osano dirlo.

      Gli stessi che non hanno fatto nulla contro l’accordo UE – Mercosur che distrugge la nostra agricoltura e zootecnia, nonostante le filiere interessate siano in larga parte vicine al governo. Timido o nullo è stato il sostegno alle categorie colpite dalla direttiva Bolkenstein sui servizi. Commerci e imprese chiudono, è urgente derogare il famigerato patto di stabilità se si vuole salvare l’economia nazionale.

      La congiuntura, il costo delle guerre e dell’energia stanno uccidendo la piccola e media impresa; per molti è più conveniente chiudere che produrre. Da Bruxelles ripetono che non è il momento. Se non ora quando, specie per un governo sovranista (rido per non piangere…). La situazione sociale è una bomba pronta ad esplodere. I rischi – anche nell’ ordine pubblico – ci sono tutti, nonostante il trionfalismo dei conti a posto e dell’occupazione che sale (basta aggiustare i metodi di rilevazione). Di politica industriale meglio tacere, mentre l’immigrazione irregolare è incontrastata.

      Proponiamo un gioco. Poniamo che un brutto incidente vi abbia portato in ospedale, che abbiate trascorso un tempo interminabile di umiliazione su una barella nella promiscuità di un corridoio e che, una volta avviati in reparto e sottoposti a intervento chirurgico, vi abbiamo rimandati a casa in gran fretta senza badare alla vostra condizione familiare e alla mancanza di autonomia negli atti quotidiani. E’ capitato di recente a chi scrive. Che cosa pensereste del governo, magari dopo aver prenotato l’appuntamento dallo specialista tra molti mesi? E dopo che l’Italietta pacifica e pantofolaia continua a offrire miliardi all’Ucraina in guerra, distraendoli dalle spese sociali.

      Oppure immaginiamo di essere uno dei milioni che si alzano presto per lavorare, un pendolare che deve usare l’auto propria o il “padroncino “di un furgone che consegna merci. Andate alla pompa di benzina e il pieno di carburante è alle stelle. Demagogia spicciola? No, esperienza quotidiana mentre l’UE e il governo non intendono riannodare i rapporti commerciali con la Russia per ottenere energia a buon prezzo. E il Medio Oriente brucia. Il gioco si fa più duro: venite a sapere che lo Stato spende ogni anno somme enormi per risarcire le vittime di errori giudiziari e contemporaneamente paga a immigrati (e non solo) il gratuito patrocinio per difendersi dalle decisioni dell’autorità pubblica. Difficilmente penserete che tutto si risolva con la separazione delle carriere dei magistrati e il doppio CSM.

      Continuiamo. Da lavoratori dipendenti, pensionati e autonomi paghiamo tasse allo Stato, alla regione, al comune, più innumerevoli altri balzelli. Se il nostro reddito deriva dalla rendita, finanziaria o immobiliare, magicamente il conto del fisco si fa più mite. Il confronto è impietoso. Non è certo tutta colpa di Meloni e Giorgetti, ma non vi secca che ogni anno il “patto di stabilità” imponga di tagliare miliardi di spesa pubblica per rientrare nei parametri di debito fissati imperativamente decenni fa?

      Aprite la tv e il ministro Crosetto dice che le cose che sa sulla guerra non lo fanno dormire. Trasmetta l’insonnia anche a noi, si spieghi e soprattutto dica un no rotondo, indiscutibile al coinvolgimento italiano, all’uso delle basi americane, condanni l’attacco israelo-americano. Il telegiornale continua: è stato approvato il decreto-bollette per aiutarci a superare l’emergenza presente.

      È un provvedimento timido, un tampone che non risolverà molto, un sorso d’acqua sulle labbra dell’assetato. Ovvio, come fare di più senza mettere in discussione la folle politica energetica e senza contestare i parametri europei, il cappio dei poteri finanziari e della Banca Centrale emettitrice di moneta?

      Volete farvi altro male? Riflettete sul riarmo che eroderà gli investimenti e orienterà il bilancio pubblico. Forse pensate con ragione che presto la spesa al supermercato sarà molto più cara, poiché gran parte delle merci vengono importate, l’energia manca, i trasporti marittimi sono a rischio o bloccati là dove romba il cannone. Il ritorno al reale mostra la distanza siderale tra le priorità della gente comune e i temi dei politici. Non basta cacciare qualche peso morto – per timore della vendetta giudiziaria – e ancor meno ripetere come un disco rotto di essere “leali alleati “degli Usa. Per molti l’espressione è sinonimo di sudditi.

      Tornare in sintonia con gli italiani – in primis con gli elettori di riferimento – non è così difficile: basta mettere in pratica almeno qualcuna delle promesse fatte. Scommettiamo, Giorgia, che se inizierai dall’ Unione Europea e dalla guerra in Ucraina, saranno dalla tua parte in moltissimi? Se avrai il coraggio di prendere le distanze dallo sconcertante Trump 2.0 e dall’orribile Netanyahu l’applauso non salirà solo dalla curva amica.

      Si tratta di un banale ritorno al reale, ai fondamentali. Se lo farai, sarà stata salutare la punizione del voto nonostante la miniriforma della magistratura fosse giusta e urgente.

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