La criminalità non potrà mai essere estirpata dal mondo.
L’indole umana, sin dai primordi, è direttamente o indirettamente collegata al crimine e al prevalere sull’altro in modo delinquenziale. Questa non è una legge scritta, ma domina anche nell’era di quello che viene definito “progresso tecnologico”.
La polarizzazione creata dal caso Roggero dimostra ciò che è diventata l’Italia nella perdita di valori politici, culturali e sociali.
Il trend delle ultime ore si è spaccato in un vero e proprio derby ideologico. Da una parte troviamo il partito dell’assoluzione a priori; dall’altra, invece, si segue il motto incondizionato del gioielliere assassino.
Di questa vicenda due cose sono incontestabili: la rapina e Roggero che ha inseguito i rapinatori ormai in fuga, commettendo un duplice omicidio e ferendo un terzo individuo.
Questi sono i fatti.
Il resto sono solo opinioni delle correnti politiche (incluso il partito di Vannacci) che vogliono trarre profitto dalla situazione, proprio come accaduto con la famiglia del bosco nella campagna elettorale per il referendum sulla giustizia.
Non è minimamente pensabile che uno Stato vada a legalizzare l’illegalità, con persone che vorrebbero trasformare tutti i commercianti in sceriffi e chi, al contrario, sembrerebbe dimenticare cosa significhi delinquere e puntare le pistole per derubare gli altri.
Perciò il caso del gioielliere non è racchiuso esclusivamente nell’ambito della cronaca giudiziaria, ma dovrebbe essere oggetto di uno studio riguardante il fallimento di una civiltà, dato che come non deve essere assolta una rapina, così non può passare inosservato un cittadino che trasforma la giustizia in un atto individuale, non contemplato neanche lontanamente negli schemi della legittima difesa.
La tragedia diventa ulteriormente becera con il solito Ministro della Giustizia Carlo Nordio il quale, come sempre dimostrato, preferisce parlare a vuoto, chiedendo la grazia per Mario Roggero, senza considerare la presenza del Presidente della Repubblica, uscito proprio oggi dal suo sarcofago per chiarire la sua posizione istituzionale.
In un’entità statale la suddetta giustizia non potrà mai funzionare se un Guardasigilli concede provvedimenti di grazia a proprio piacimento (si pensi alla Minetti), con l’intoccabile “matusalemme del Colle”, in grado di dire la sua solo quando vengono minati i propri interessi.
Tutto ciò è triste, perché mentre si discute di grazie ministeriali, anche il governo dei rimpatri non ha adottato nessun provvedimento serio in materia di sicurezza; tuttavia, i veri danneggiati sono tutti gli altri che hanno tollerato rapine su rapine, ma dimenticati dalle istituzioni poiché non hanno scatenato un far west stradale.




