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      • L’Europa è sola

      L’Europa è sola

      Con l’ultimo annuncio shock di Trump circa la possibilità che gli USA lascino la NATO, il quadro geopolitico per l’Europa è chiaro: l’Europa è sola.

      Dalla nascita dell’Euro in poi, vero minimo comune denominatore dell’Unione Europea, il gruppo iniziale ha lavorato per uniformare le proprie regole commerciali interne, stabilire le barriere verso l’esterno, includere nuovi stati dell’est per inglobare quanta più manodopera a basso costo possibile, lavorare tramite la BCE (formalmente indipendente) a mantenere bassi i salari ovunque possibile e massimizzare il proprio export verso l’estero extra-UE.
      L’accusa infamante del Presidente USA circa il fatto che gli europei avrebbero “derubato” gli americani per decenni non è solo calunniosa ma è antirealistica.
      E’ vero piuttosto il contrario: 450 milioni di europei, fossero essi italiani, estoni, bulgari tedeschi o portoghesi, hanno lavorato sodo per produrre beni che gli americani hanno acquistato pagandoli con dollari via via sempre meno redditizi. Gli europei producevano, gli americani (e i cinesi) consumavano.
      I numeri dimostrano che il commercio intraeuropeo è cresciuto meno di quello complessivo dell’UE con USA e Cina.
      Per fare ciò gli stipendi europei hanno tirato il freno in diversi paesi (Italia e Spagna in testa) per poter produrre a bassi costi. Le produzioni a minor valore aggiunto e maggiore intensità di lavoro si sono spostate alla periferia: Romania, Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia, Polonia, ecc.
      Per quasi un quarto di secolo la capacità produttiva europea, alimentata dall’energia russa a basso costo e garantita da un mercato che pareva inestinguibile come quello americano e da quello nascente, enorme, cinese, ha mantenuto il passo in un’economia mondiale ipercompetitiva.

      Poi arriva il febbraio del 2022 e tutto cambia. Fine del gas russo, garantito da contratti a lungo termine attraverso gasdotti sicuri, fine del mercato russo, che sebbene non enorme garantiva uno sbocco per le merci di lusso europee. Fine del traffico merci che dalla Cina, tramite ferrovia, arrivava nel cuore d’Europa. Inizio dei debiti per finanziare l’Ucraina, dei fondi per “riarmare” l’Europa (la NATO nel suo complesso spende già ora più della Russia in termini assoluti), dell’aumento costante e persistente dell’inflazione. Inizio delle forniture di gas da provenienze alternative, ma molto più care, come quelle americane, o più insicure come dall’Azerbaijan e dal Qatar.
      Senza considerare che l’Ucraina sta diventando un problema serio per gli approvvigionamenti energetici europei e ne sanno qualcosa Ungheria e Slovacchia (oltre all’Austria).
      La guerra in Ucraina, la cui durata ha superato ormai quella della Seconda Guerra Mondiale, è stata la miccia che ha iniziato a demolire l’edificio economico europeo  ma è l’attuale guerra all’Iran ad aver innescato l’esplosione.
      Oggi,nel 2026, la Commissione Europea deve considerare quotidianamente l’apporto delle seguenti variabili, alcune assolutamente indipendenti, al fine di valutare le proprie politiche in ogni ambito (notare che nessuna di queste era presente solo 5 anni fa):

      -Guerra in Ucraina
      -Guerra in Iran
      -Aumento dei costi energetici, imprevedibilità delle forniture
      -Tensioni commerciali (dazi) con gli USA
      -Tensioni militari con gli USA (richiesta di aumento delle spese militari al 5%,abbandono della “causa” ucraina”, abbandono della NATO, ecc)
      -Tensioni generate da Israele nel Mediterraneo
      -Colonizzazione tecnologica cinese

      L’attuale condizione che Von Der Leyen vede dalla finestra ogni mattina appena sveglia è che gli USA sono passati dall’essere un alleato “storico”, ad essere un avversario e possibilmente un nemico, sul cui mercato non è più possibile fare un solido affidamento, che il mercato cinese è sempre più lontano da raggiungere sia logisticamente che commercialmente (i cinesi stanno riducendo gli acquisti europei), che l’Europa non ha modo di difendersi militarmente da nessuno, che il sostenimento dell’Ucraina sta diventando un serio problema per le finanze europee, che la crisi energetica può diventare il motore (senza benzina) di una rivolta sociale prima che finanziaria dell’Unione.

      Per affrontare quella che non sembra essere una congiuntura ma una deciso riaggiustamento strutturale del panorama politico-economico del globo, l’attuale Commissione dovrebbe prendere decisioni drastiche , alcune delle quali rappresenterebbero una svolta a 180° rispetto all’azione degli ultimi 4 anni, ma è il Realismo a chiederlo e i popoli europei a pretenderlo.
      Dobbiamo chiederci se l’Europa nel suo complesso, il progetto Europa con tutte le sue imperfezioni ma anche i suoi lati positivi (sanità pubblica in tutto il continente, istruzione superiore quasi-gratuita,tenore di vita elevato,qualità delle infrastrutture, ecc), valga più della salvezza politica dell’attuale “amministrazione” Von der Leyen.
      Se serve avere nuovi “amministratori” che possano fare ciò che gli attuali non possono o non sono capaci di fare, si trovi l’urgenza di farlo perchè il mondo non aspetta:il Realismo prescrive una ricetta amara ma benefica come ad esempio tornare ad acquistare quote di gas russo ma al contempo aumentare la quota di energia autoprodotta, ridurre la dipendenza strutturale dall’export verso gli USA (e dall’import del suo gas), pensare ad una difesa europea che sia tale e non uno strumento alla perenne ricerca di un nemico, rivitalizzare l’industria europea e renderla concorrente e non sussidiaria di quella cinese,restare un’area di produzione e non solo di consumo, pacificare il proprio “near abroad” (nordafrica, balcani,baltico e parte del caucaso) anzichè essere parte di disegni destabilizzanti.

      Allo stato attuale delle cose, essendo l’Unione un sistema commerciale, esiste ed ha ragione di esistere, solo se può commerciare. Se non può farlo verso l’esterno, stanti i dazi americani e le chiusure cinesi, deve almeno farlo internamente. Ravvivare il commercio interno europeo, fatto di quasi mezzo miliardo di persone è la base per mantenere un sistema industriale vivo e reattivo. I popoli europei vogliono sia la Pace che il condizionatore e perchè no, un gelato la domenica pomeriggio.

      L’Europa è l’area storicamente più ricca di capitali, che oggi però vanno ad alimentare il sistema finanziario americano. E’ necessario mantenere quei capitali qui, investendo in tecnologia,o anche solo acquistando debito pubblico europeo invece di quello americano, per concorrere con il secondo dei nostri “competitor” mondiali, la Cina.

      L’Europa produce sempre meno, non solo tra i beni durevoli (elettrodomestici, elettronica, auto) ma anche nel campo del software, dove a parte SAP non ci sono aziende IT di peso tra le prime 20 al mondo, classifica monopolizzata da americani e cinesi. Vogliamo parlare dell’intelligenza Artificiale? Meglio di no, considerato che l’Europa è indietro anni luce e non ha player di livello mondiale.E cosa dire del numero di brevetti europei a fronte di quelli cinesi o americani? Il capitale europeo che si riversa nell’economia industriale europea non può che fare bene all’Europa, facendo attenzione che faccia anche il bene degli europei, attraverso un aumento dei salari e del tasso di occupazione.

      Gli americani hanno fondato la propria espansione sulla finanza e progressivamente, dagli anni 70 in poi, hanno fatto sempre meno affidamento alla produzione industriale, delegata al “sud del mondo” come la Cina, il Vietnam, la Malesia, solo per citare alcuni paesi. Nel tempo, la produzione industriale cinese e terzomondista in generale è diventata “accumulazione primaria” e si è riversata nel sistema finanziario internazionale creato dagli americani, accumulando attivi. Oggi vuole continuare a partecipare al sistema commerciale globale e ciò diventa rivendicazione politica, revisionista di quell’ordine.
      Già, perchè mentre l’Europa si dedicava a produrre per il mercato americano, i cinesi lo facevano nei confronti di quello europeo. Oggi marchi come Haier,Hisense, Xiaomi,Byd,Geely,Huawei sono non solo noti a tutti gli europei ma leader dei rispettivi mercati. Marchi come Nokia, Ericsson, Fiat, Ariston suonano ormai come echi di un lontano passato.

      Il Realismo di cui dovrebbero assumere dosi massicce a Bruxelles, dovrebbe prevedere perlomeno l’elevazione di barriere all’ingresso di beni in diretta concorrenza con l’economia europea e il sostegno ad un grande piano di creazione di potenza solare ed accumulazione, imitando la Cina ed acquistando dall’attuale partner prima che diventi un avversario e non fornisca più quei beni.
      Perchè l’idea di fondo della Green Europe era giusta e se ne vedono le motivazioni oggi, nel momento in cui la dipendenza da fonti energetiche esterne si fa più critica: dotare l’Europa di energia propria, rinnovabile o a basso costo, per non dover essere più dipendente dalle dinamiche mediorientali, per rescindere permanentemente il legame con Mosca (nella solita ottica russofoba) e, almeno energeticamente, da Ottawa e Washington.

      Il punto è che ci siamo obbligati ad avere l’auto elettrica prima di avere l’elettricità per alimentarla. Si doveva fare l’opposto e ora le auto elettriche cinesi pascolano nelle nostre città sempre più numerose. Lo sviluppo di tecnologie di immagazzinamento dovrebbe essere una priorità assoluta del commissario all’energia e quindi dell’industria nel suo complesso.
      Lo slogan di una simile operazione dovrebbe essere “un tetto, un pannello”, fornendo incentivi immediati ma guardando al lungo periodo. Se si può fare con le armi si deve fare a maggiore ragione con l’energia. Quando la Baronessa afferma che “l’energia che costa di meno è quella che non si consuma” ci sta dicendo che non ha ricette sul come mantenere in piedi il nostro stile di vita rendendo più efficace ed efficiente il sistema. Di questo passo potrebbe arrivare un giorno a consigliarci di non mangiare così da non dover sprecare, dopo, cellulosa per fare la carta igienica.

      Il vecchio ordine mondiale è finito, ucciso proprio dalla nazione che lo ha creato, gli USA, prenderne atto sarebbe già un momento catartico, agire di conseguenza non può che essere il prossimo passo.
      Seguire gli americani (e gli israeliani) nella corsa a farsi odiare dal resto del mondo non farà migliorare il tenore di vita degli europei. Se proprio l’Europa non riuscisse ad essere “amica di tutti” dovrebbe almeno provare a essere “nemica di nessuno” ma alcune Nazioni hanno già capito il nuovo contesto e stanno iniziando a padroneggiarlo: la Spagna, che aumenta di anno in anno il suo interscambio commerciale con la Cina (anzichè minacciarla come fa una certa Kaja Kallas), l’Ungheria del neo primo ministro ungherese Magyar, che oltre a conoscere la geografia (ha detto “la Russia sarà sempre lì così come l’Ungheria sarà sempre qui”) conosce anche la sua dipendenza dagli idrocarburi russi e dagli investimenti cinesi o l’Italia che guarda all’Africa con sempre maggiore interesse.

      E infine, ma in realtà è il requisito primario, è necessario che l’Europa diventi un’area democratica nella realtà, ponendo mano a un sistema che oggi vede la Commissione Europea essere un governo autocratico, composto da membri nominati e non eletti, non sfiduciabile, non sfidabile, con un Parlamento impossibilitato a farlo e con scarsa capacità di legiferare e con
      i cittadini europei tornati ad essere sudditi, resi silenti da leggi che limitano la libertà di espressione, e obbligati con la forza a scelte che non possono contrastare.
      Se l’Europa realmente crede di avere dei Valori forti e positivi, li faccia valere all’interno e all’esterno, con gli amici e con i nemici, sempre e comunque e faccia appello alla sua Storia, per non ripeterne gli errori e far sì che dopo due Guerre Mondiali il nostro continente diventi finalmente il centro della Prima Pace Mondiale.

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