La stampa italiana adesso scopre l’esistenza delle liste di proscrizione, eppure in tempi lontani eravamo degli esperti conclamati nel redigerle.
Ci scandalizziamo della pubblicazione iraniana della “lista della vendetta” in cui i principali capi di stato e primi ministri indossano – grazie alla progettazione dell’intelligenza artificiale – la divisa carceraria.
L’immagine, diffusa dai media nella tarda serata di sabato 11 luglio, raffigura Donald Trump, Benjamin Netanyahu, Emmanuel Macron (che oramai non sa più come evitare la disfatta del suo partito alle prossime presidenziali), il dimissionario blairiano Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e, udite udite, la premier italiana Giorgia Meloni.
Parliamoci chiaro, se non fosse stata presente la leader di Fratelli d’Italia, oggi non avremmo mai saputo della diffusione di tale fotografia.
Visto lo scalpore generato da questa situazione, possiamo trarre delle conclusioni – a mio avviso – assolutamente positive: le liste di proscrizione si condannano a prescindere, e non a senso unico. Detto ciò, la stessa intransigenza internazionale contro l’Iran deve essere imposta anche contro l’Ucraina e Israele. Ma dato che non ci sogneremo mai di prendere una posizione contro la confraternita dei nazisti di Kiev e dei sionisti israeliani, ancora una volta il nostro sdegno non è minimamente credibile, poiché frutto di un’ipocrisia propagandistica ai massimi livelli storici.
Dalla parte di Bibi, con l’aiuto delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e del Servizio Segreto (Mossad), si sono susseguiti negli anni vari elenchi di persone da perseguire ed eliminare dalla faccia della terra. Alcune blacklist, ai nostri giorni, si aggiornano automaticamente grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale che fondano sistemi informatici di alta complessità.
Uno dei censimenti dei nemici è stato stilato proprio dopo il 7 ottobre 2023, all’interno del quale possono trovare i nomi degli esponenti di Hamas e di alcuni cittadini di Gaza. L’obiettivo dichiarato dal governo è quello di catturare ed assassinare ogni singolo individuo presente in questa lista.
Inoltre, Israele mantiene da anni un registro di tutti i leader considerati pericolosi e da far fuori. Tra questi c’erano Hassan Nasrallah, l’ex capo di Hezbollah ucciso da un raid nel 2024, e Yahya Sinwar, ex guida di Hamas nella Striscia di Gaza, ucciso sempre nel 2024.
Spostandosi sul fronte dell’Europa dell’Est, gli ucraini sono dei veri e propri guru nello scrivere le liste dei dissidenti; possiamo definirli come degli archivisti della “purezza patriottica”. D’altronde il governo Zelensky si sta reggendo grazie a due cose: il Pacificatore (Myrotvorets) e i cessi d’oro.
Scoprire che il governo ucraino sia un covo di corrotti con la svastica non è una novità. Vale invece la pena parlare del database degli oppositori. Esso è un centro informatico governativo in cui si raccolgono tutte le informazioni di coloro che sono ritenuti “filo-russi”. La raccolta dettagliata di migliaia di nomi ci fa notare la presenza di molti personaggi celebri. Uno di questi è l’ex componente Pink Floyd, Roger Waters, il quale ha sempre manifestato la sua vicinanza alle cause dei popoli del Donbass (oltre che di quello palestinese).
Troviamo anche molti italiani, tra cui: il fotoreporter Giorgio Bianchi, uno dei pochi ad occuparsi in maniera obiettiva del conflitto russo-ucraino, lo storico corrispondente RAI Marc Innaro, colpevole di aver esposto l’espansione della NATO ad Est dopo l’escalation del 2022, e perfino Albano Carrisi, schedato tre anni prima dell’operazione speciale per una presunta legittimazione della politica estera russa e per alcuni apprezzamenti nei confronti di Putin.
Una curiosità che contraddistingue il sito è la seguente: vicino alle persone morte per cause naturali e non, appare la dicitura “liquidato”. È il caso del giornalista Giulietto Chiesa, dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del fotoreporter Andrea Rocchelli, ucciso dalle milizie filo-naziste nel Donbass nel 2014.
Sulla falsa riga del Pacificatore, si è mossa la stampa nostrana. Il Corriere della Sera, qualche mese dopo il febbraio 2022, pubblicò la lista dei “putiniani d’Italia”, inserendo Vito Petrocelli, Laura Granato, Cesare Sacchetti, il succitato Giorgio Bianchi, il giornalista e analista politico Alessandro Orsini, il canale telegram della testata “L’AntiDiplomatico” e tanti altri individui, comitati e giornali contro la guerra.
In tempi ancora più recenti, precisamente il 2 luglio 2026, la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che condividere contenuti social di Russia Today, può comportare addirittura la pena della reclusione fino a 5 anni, creando così una blacklist di migliaia su migliaia di utenti connessi con il canale televisivo russo.
Ci strappiamo le vesti per i fotomontaggi iraniani, ma blindiamo con soldi e armi i cartografi e gli assassini del dissenso.




